Simone Frulio: un progetto che lega moda a musica e arte

Dopo Io Canto e di X Factor, incontriamo nuovamente Simone Frulio, che sta per lanciare un interessante progetto che mescolerà la moda con la musica e l’arte in generale, tutto all’insegna della contaminazione e della creatività.

Simone Frulio. Foto fornita dall'intervistato
Simone Frulio. Foto fornita dall’intervistato

Si tratta della linea di abbigliamento rivolta a giovani talenti che hanno voglia di esprimersi e di farsi notare, lanciata sui social network. Reduce dai consensi del frizzante singolo in lingua spagnola Ahora, versione in lingua spagnola del brano Adesso contenuto nell’album dello scorso novembre Battito di mano, Simone Frulio, è entusiasta del suo nuovo progetto.

Simone Frulio, spiegaci bene questo tuo nuovo progetto…

Il concept è nato praticamente durante il lockdown perchè proprio in quel periodo mi è venuta l’illuminazione. Dopo gli studi universitari e il master, sentivo che le mie giornate erano un po’ noiose e molto vuote, spesso non si sapeva cosa fare. Così ho pensato all’azienda di mio padre che tratta oggetti promozionali, gadgets e simili e che vende soltanto ad altre aziende, quindi non è aperta al pubblico. Mi è venuta l’idea di fare qualcosa che potesse aprire le porte dell’azienda alla gente, un po’ a tutti. Nel catalogo di mio padre ho visto che c’è una vasta parte dedicata all’abbigliamento ed ho pensato che sarebbe stato bello provare a creare uno spazio per i giovani che hanno studiato Arte, Moda, all’Accademia di Arte di Brera o al Polimoda di Firenze e così via, di usare le loro idee, i loro disegni, i loro grafici applicandoli a dei capi d’abbigliamento di cui già fondamentalmente la nostra azienda dispone nel proprio catalogo. Ho lanciato questo appello riguardo questa mia idea su instagram ed è partito tutto da lì. Abbiamo raccolto un po’ di domande di ragazzi interessati alla cosa che volevano partecipare. Sono arrivate parecchie richieste, quindi abbiamo iniziato a fare una sorta di selezione e alla fine abbiamo scelto 7 ragazzi e ad ognuno è stato affidato un capo d’abbigliamento su cui ha potuto realizzare il suo disegno.

La musica c’entrerà qualcosa nell’ambito di questo nuovo progetto?

Personalmente la musica non l’ho mai lasciata. Non a caso la scorsa estate è uscito il mio singolo Ahora, in lingua spagnola, che ho voluto incidere per provare ad uscire da questi tempi grigi che stiamo vivendo grazie ad un pezzo leggero ma intelligente.

Nel progetto Momo mi piacerebbe unire la musica ma anche tutta l’arte in generale, quindi il ballo, il canto, sto pensando di realizzare dei videos dove i protagonisti indosseranno degli abiti Momo, il tutto per promuovere i talenti, l’arte in generale coinvolgendo i ragazzi. Quindi mi piacerebbe che la musica fosse al centro del progetto così come la danza, mi piacerebbe far convergere queste discipline che poi sono tutte mie passioni. Ho anche in mente di girare una serie di videoclip da far uscire sui social.

Si tratta di un progetto interattivo piuttosto ambizioso, dove trovi tutte le energie e il tempo da dedicargli?

Mi sono buttato a capofitto in questo progetto e ci voglio restare, mi piace molto quello che sto facendo. Calcola poi che sono coinvolti tutti ragazzi della mia età, quindi dai 20 ai 25 anni, tutto quello che verrà realizzato con il marchio sarà fatto da giovani che non hanno esperienza ma che vogliono imparare a condividere le proprie passioni. In questo il mio progetto si contraddistingue: tutti cercano persone con esperienza, i professionisti, però se i ragazzi non hanno modo di cominciare a lavorare come se la fanno l’esperienza? Noi ci divertiamo realizzando delle cose interessanti con questo spirito.

A proposito di abbigliamento. Tieni molto al tuo look e qual è il tuo stilista o il tuo brand di riferimento?

Si’, io ho sempre tenuto molto al mio look. Proprio qualche giorno fa mia madre mi ha detto che era sicura che prima o poi sarei finito per realizzare qualcosa che aveva a che fare con la moda. Già da bambino, mi ha raccontato, quando dovevo andare a scuola volevo che il mio abbigliamento fosse tutto abbinato, le calze con lo stesso colore della maglia, ad esempio, altrimenti mi rifiutavo di uscire di casa. Evidentemente sono sempre stato attratto dal vestirsi bene, come piaceva a me, con i capi appropriati. Poi c’è il lavoro di mia sorella, impegnata nella moda dalla parte contabile e amministrativa per Giorgio Armani, che mi ha molto stimolato. Ho avuto modo di scoprire il mondo Armani, mi sono avvicinato alla sua storia, alla sua moda, soprattutto da quando lei lavora lì. Armani per me è un grande punto di riferimento dal punto di vista creativo e stilistico. Poi c’è l’ammirazione per Gianni Versace con il quale condivido delle coincidenze piuttosto “misteriose”. Pensa che io sono nato nello stesso giorno, nello stesso anno e alla stessa ora in cui lui è morto.

Una coincidenza davvero particolare…

Si’. Da piccolo non conoscevo Gianni Versace ma mia madre mi raccontava questa storia che il 15 luglio del 1997, quando io stavo nascendo, alla stessa ora con il fuso orario, lui veniva assassinato.

Insomma, possiamo dire che la moda fa parte del tuo destino…

Si’, direi proprio di si’.

Tornando alla musica, si parla già del Festival di Sanremo del prossimo anno. A te piacerebbe affacciarti a questa ribalta musicale così popolare?

Credo che Sanremo sia un po’ il sogno di tutti noi artisti giovani che dobbiamo instradarci, è di sicuro un palco importante. Io ho provato diverse volte a partecipare ma senza successo e dopo un po’, anche se è brutto a dirlo, uno perde la speranza. Ti dico la verità, quest’anno non proverò perchè in questo momento ho interessi precisi diversi. Forse anche perchè nelle esperienze che ho avuto con Sanremo non mi è mai andata bene. E’ veramente difficile, non ne faccio una colpa ne a loro ne a me ne a nessuno perchè so bene come funziona. Invece più avanti mi piacerebbe riprovare con un talent come X Factor che ho già fatto qualche anno fa con i Freeboys. Magari stavolta andare da solo sarebbe un’idea perfetta. Un talent è più lungo di Sanremo, dura di più e si impara di più. E’ un’esperienza che rifarei volentieri ma con una mente e degli occhi diversi.

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