Fren: rock strumentale e tanta atmosfera dalla Polonia

Fondati nel 2017 in Polonia dal pianista Oskar Cenkier, dal chitarrista Michal Chalota, dal bassista Andrew Shamanov e dal batterista Oleksii Fedoriv, i Fren sono una delle più interessanti realtà musicali degli ultimi tempi.

Fren
Fren

Il loro sound, infatti, è la combinazione delle loro quattro personalità e riesce a cogliere i lati più suggestivi, melanconici, descrittivi ma anche dinamici del rock progressive e del rock in generale con lunghe composizioni ricche di atmosfera vintage. Come nel loro debut CD, Where Do You Want Ghosts to Reside, pubblicato lo scorso 6 marzo in cui la formazione mostra tutta la propria bravura nel mescolare i vari generi musicali, la stessa che l’ha portata ad essere paragonata a gruppi come i Pink Floyd, King Crimson, Änglagård e Caravan. Orgogliosi di aver diviso il palcoscenico in vari concerti dal vivo con Caravan, Stoned Jesus, The Sonic Dawn e Virgil Donati’s Icefish, i Fren, che propongono musica strumentale, hanno iniziato un lungo percorso che si preannuncia ricco di soddisfazioni. Noi li abbiamo intervistati per saperne qualcosa in più…

Come descrivereste i Fren a qualcuno che non conosce affatto la band?

Alex: Musica tutta da ascoltare!

Andrew: Fren è qualcosa di soffice ma di grezzo allo stesso tempo, caldo ma freddo, nitido ma sfuocato…

Michał: Siamo soltanto 4 musicisti che fanno musica insieme. Ognuno di noi ha differenti influenze ed esperienze e la nostra musica è il sunto della spirituralità, dell’ispirazione e dell’anima di ognuno di noi

Oskar: Io direi che la nostra è musica sperimentale; un pò prog-rocky, suadente, dal sapore vintage… Pezzi lunghi, poco basati sulla tipica struttura verse-chorus structure. Con delle indicazioni di tempo alquanto inusuali. Una sorta di associazione, il flusso musicale di coscienza di ogni membro della band ma in linea di massima, io prefeirisco lasciare le descrizioni a le etichette dei vari generi ai giornalisti. In questo voi altri ve la cavate molto meglio!

Where Do You Want Ghosts to Reside è il vostro album di debutto ed è un disco strumentale. Come mai avete deciso di presentarvi con uno strumentale?

Michał: Ci sono diverse ragioni. Prima fra tutte, noi non riteniamo di aver bisogno di una voce per raccontare le nostre storie in musica. Secondo, fino ad adesso non abbiamo incontrato nessun cantante che abbia fatto il caso nostro. Te ne accorgi se una collabrazione funziona o no. E’ tutta una questione di alchimia no?

Oskar: Yeah, non abbiamo mai incontrato il vocalist che davvero potesse le nostre aspettative! (ride) A dire il vero è tutta la vita che faccio musica strumentale. Naturalmente c’erano anche progetti con bands che avevano un vocalist ma sono sempre stati in minoranza. Nel corso degli anni la situazione si è intensificata così tanto che oggi come oggi anche molta della musica che ascolto è strumentale… Tornando ai meriti è una bella sfida raccontare una storia senza le lyrics, con il tuo strumento come una forma di espressione. Impegnativo ma assolutamente possibile e decisamente gratificante.

Andrew: Alla fine non penso sia qualcosa che abbiamo davvero preventivato. Noi abbiamo solo suonato e suonato e suonato e abbiamo affrontato la sfida di lasciare che il nostro messaggio fosse consegnato dalla musica e non dalle parole. Abbiamo accettato questa cosa anche se sappiamo che non è facile e per di più lascia aperto il messaggio ad ogni intepretazione ma questo in fondo non è un premio ma forse è un bonus nel mondo della post-verità?

Alex: E poi diciamo la verità, nessuno di noi sa cantare… (ride)

Quanto tempo vi ci è voluto per registrare Where do you want Ghost to Reside?

Oskar: Un po’ troppo. Siamo rimasti vittime del nostro stesso senso del perfezionismo ma tutto sommato non credo fosse assolutamente non necessario. Oggi vedo il processo di registrazione che ci ha portato ad incidere questo cd come un prezioso insegnamento.

Andrew: Ci abbiamo impiegato più di 20 (probabilmente 24-28) pizze prese in una piccola pizzeria italiana in un’area rurale della Silesia vicino alle montagne. Lì nei dintorni c’è anche una fabbrica Fiat con un sacco di italiani che ci lavorano e che di pizza se ne intendono e sanno come prepararne una davvero gustosa nel forno a legna!

Michał: Fin troppo tempo direi. Lo studio che abbiamo scelto era fuori città. Noi non avevamo alcuna esperienza riguardo a come lavorare in remoto. E’ stata dura per noi imparare come registrare da remoto e non era possibile per noi andare li in studio in continuazione così niente è stato facile e ci abbiamo messo più tempo. Tutto nell’insieme un anno e mezzo.

Chi di voi è il principale compositore di questo cd?

Oskar: Non direi che ci sia stato un compositore unico perchè il nostro processo creativo è stato più quello di un team. La situazione in cui uno di noi arriva in studio con un pezzo già completato solo da provare è piuttosto rara. Molto spesso partiamo dal singolo tema o riff e facciamo un brainstorm musicale da lì.

Alex: Non posso dire ci sia stato un compositore principale. Ognuno ha avuto il suo ruolo e ha contribuito a dipingere l’intero quadro. Ha funzionato in questo modo: ad esempio qualche volta Oskar ha sviluppato le armonie, Andrew ha fatto un po’ di rumore con il suo basso, Michał entra con il riff, io me ne sto in silenzio e qualche altra volta è esattamente l’opposto the opposite. Insomma funziona così…

Andrew: Ogni membro della band ha contribuito in egual misura. Questa è la conseguenza del nostro metodo creativo dove ogni idea è la benvenuta ma senza la certezza che verrà accettata comunque.

Michał: Abbiamo un unico compositore e si chiama Fren, siamo tutti noi.

Quale direste siano le famose prog rock bands dalle quali avete preso ispirazione?

Oskar: Io tendo ad allontanarmi dal prog rock nel senso più stretto ma certo questo non cambia il fatto che per fortuna io sono stato cresciuto ascoltando prog music, la musica di artisti come Mike Oldfield, Pink Floyd, Genesis e Camel. Loro sono sempre come me come fonte di ispirazione, loro sono la amata spina dorsale della mia identità musicale.

Alex: Io non ho una band preferita ma solo la mia musica preferita.

Andrew: Non ascolto il prog rock, sul serio, eccettuato alcune bands contemporanee come King Gizzard & The Lizard Wizard (a patto che possano essere considerati prog) e Lucy in Blue (che poi non sono così famosi dopo tutto). Su questo settore lascio senz’altro la parola al nostro Chief Progrock Officer Michał!

Michał: Dipende molto dal mio umore e dallo spirito del momento quando sono a fare le prove o a casa durante la composizione di un tema. Naturalmente nella nostra musica ci puoi ritrovare diverse influenze che vanno dai King Crimson, Pink Floyd, Uriah Heep, Camel, Caravan, Focus a molti altri ma non è mai intenzionale. Noi non ci mettiamo mai a tavolino e diciamo: questa la dobbiamo suonare come i Van Der Graaf Generator. Semplicemente ce la sentiamo in quel modo e ci viene fuori così mentre facciamo jamming. Successivamente quando riascoltiamo ciò che abbiamo inciso facciamo attenzione al fatto che quel determinato frammento è buono e può restare mentre un altro non ci piace e lo buttiamo via. Il nostro pensiero viene prima di tutto, i sentimenti e le sensazioni di un dato momento, poi di certo la stampa ci troverà anche altre ispirazioni alle quali noi non abbiamo fatto consciamente riferimento ( ride).

Voi siete polacchi come un’altra prog band piuttostp nota, i Riverside. Cosa ne pensate della loro musica?

Andrew: Onestamente non ci ho mai pensato ma mi piacerebbe dividere lo stage con i Riverside prima o poi.

Oskar: Quei ragazzi stanno facendo davvero un bel lavoro. Memories In My Head del 2011 è il mio album preferito tra tutti quelli che hanno fatto.

Alex: Riverside? No, Non li ho mai ascoltati.

Michał: Ad essere onesto non sono la mia band preferita, ma è difficile non apprezzare la più famosa e rappresentativa band del prog rock polacco. Mi piace il timbro chiaro e piacevole della voce di Mariusz Duda. Mi piacciono i guitar solos di Piotr Grudziński così come il loro sound e la produzione che sono davvero ad alto livello. Loro sono capaci di creare spazi interessanti accanto ai riffs o dei chorus orecchiabili e tutto sotto una luce progressive. Al momento molte poche bands sono in grado di suonare come loro.

I Fren come stanno affrontando questo lockdown dovuto al CoronaVirus che sta dando davvero un sacco di prolemi nel mondo della musica?

Oskar: La premiere di Where Do You Want Ghosts to Reside è stato il nostro ultimo show fino a questo momento. Per fortuna abbiamo potuto esibirci poco prima del lockdown. In questo momento il nostro principale obbiettivo è semplicemente quello di ritornare a fare le prove.

Andrew: Tre cose mi stanno tenedo con il cervello apposto durante questo lockdown: il mio lavoro a distanza come product manager, yoga and THC. Sto cercando di percepire il lockdown in un modo positivo. Ho avuto molto tempo per rilassarmi, riflettere sul pazzo mondo intorno a me, esercitarmi al piano e cucinare. In altre parole sto provando a fare tutte quelle cose pe rle quali non avevo tempo prima del lockdown. Nonostante ciò, mi mancano tanto le prove con la band e i concerti dal vivo

Michał: Naturalmente i tempi non siano i migliori per la musica perchè non ti puoi esibire. Ad esempio, il fatto di potersi connettere con l’audience in una grande atmosfera e far provare grandi emozioni ad ognuno di noi. Comunque dato che la gente è sempre in casa, ha più tempo per imparare nuova musica ed ascoltare dischi. Gli artisti invece hanno tempo per pensare ai loro prossimi lavori che vedranno la luce in futuro. Grazie a ciò la musica raggiunge un gruppo vasto di ascoltatori che noi ringraziamo per le belle parole di affetto che ci sono giunte da tutto il mondo. Al momento non abbiamo piani, stiamo aspettando gli sviluppi della situazione e speriamo di poter presto incontrare di nuovo il nostro pubblico.

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