Incontriamo la Contessina

Le si illuminano gli occhi quando le chiedo se preferisce conversare in inglese ma risponde con garbo: “in italiano va benissimo”, risponde La Contessina. Sicuramente ha capito che altrimenti avrei avuto un bel po’ di difficoltà. 

Una sensazione piacevole, è questo quello che ho provato quando ci siamo stretti la mano al caffè: lei, puntualità inglese, un cappottino rosso dall’apparenza molto costoso, stivali alti in camoscio nero, capelli ordinatamente raccolti; un profumo delicatissimo,  truccata dei suoi occhi e di un rossetto che non cerca scuse.

La contessina. Foto fornite dall'intervistata
La contessina. Foto fornite dall’intervistata

Parlare con lei è facile, divertente,  accenna un’espressione buffa quando si fa portare una frolla rigorosamente senza lattosio, ride spesso, è una persona  che respira la vita con la consapevolezza che gli errori si possono commettere ” l’importante è uscirne a testa alta….sempre”.

Ho molte domande  da porle ma il il tempo vola, e lei ha il tempo contato.

Giovanna “La Contessina”, recentemente ti sono state dedicate due mostre fotografiche, vuoi raccontarci qualcosa in proposito?

Sì, due mostre a me dedicate nell’arco di un anno. Un grande dono. Se guardo tutti gli scatti esposti mi vedo in tutte le mie infinite sfumature. Devo ringraziare tutte coloro le quali hanno collaborato e lavorato a questi progetti espositivi poiché sono riuscite a ” mettere in scena” tante “essere me” che amo molto ed io, dopo ogni scatto, mi ritrovo una modella cambiata, diversa.

Mi ci vorrà del tempo per capire come ( ride ).

A breve sarai impegnata nel Penthouse III…

E’  un progetto fotografico che è già arrivato alla sua terza edizione.

Appuntamento nello stesso bellissimo attico sul litorale veneziano. Il bello del Penthouse è la sperimentazione, poi segue per me la condanna inesorabile al confronto con le precedenti edizioni. 

Ma quest’anno mi sono ripromessa di evitare qualsiasi referenza con il passato. Ho voglia di osare, di “dare di più”, ho voglia di una fotografia poco convenzionale.

Vedo il prossimo Penthouse come un “there ‘s no limits”.

Qual è il tuo concetto di fotografia?

La fotografia, la vera fotografia, è un’arte che che possiede una tecnica superba, un timbro inconfondibile,  non ammette falsità, ed il suo talento interpretativo, se ben guidato e svelato, risulta ineccepibile, qualsiasi sia il genere fotografico in questione. 

Sono cresciuta in questo ambiente.  Avevo 16 anni quando ho iniziato a posare per le campagne pubblicitarie del noto marchio l’Oreal. Quando ho cominciato è stato tutto naturale perché seguivo le mie inclinazioni. Ero e sono curiosa, mi piaceva e mi piace comunicare attraverso la macchina fotografica. E quando incontro grandi artisti o maestri di fotografia sono sempre molto emozionata. 

Ad oggi, dopo molti anni di esperienza di set, penso non sia obbligatorio posare per ogni proposta di set fotografico ricevuta. Un set non ha mai salvato il mondo ( ride ) e quindi reputo sia giusto attendere ed accettare un set solo se è convincente.  In passato cercavo di emulare le modelle più conosciute: lo sbaglio più grave. Il risultato era oggettivamente bello ma sempre uguale a sé stesso.  Da tempo ascolto la mia voce ( bisogna sempre ascoltare la propria voce ). Come già detto l’importante è che sia un lavoro che si senta come proprio. Ciò che conta è restare fedeli alla voce che hai dentro. Mi piace poi rendermi conto di come sia cambiata la sensibilità nel giudicare una foto, nel modo di definire la bellezza di catturane l’anima.

Sarai impegnata anche quest’anno per la campagna contro la violenza sulle donne con la tua immagine? 

La fotografa veneziana Cecilia Pennisi ha proposto il progetto a me molto a cuore al Comune di Treviso ( la mia amata città )  e sembrerebbe che la proposta sia stata accolta. Ci stiamo lavorando. Ringrazio anticipatamente l’Assessore alle Politiche Sociali, Famiglia e Disabilità del Comune di Treviso.

Quale progetto vorresti realizzare prossimamente? 

L’emotional portrait. Prossimamente sarò a Brescia per realizzarlo.

In realtà sul web e per i tuoi fans sei la Contessina, forse per il tuo aspetto e la tua eleganza?

È il mio nickname datomi dai fotografi da tempo ( sorride timidamente. ..lei sa benissimo che il motivo è proprio il suo aspetto e la sua innata eleganza. In realtà in pochi sanno che Contessina è figlia di famiglie di stirpe nobili: una coincidenza in termini di classe ).

Giovanna, quando non realizzi servizi fotografici come definiresti il tuo privato?

Studio la linguistica, l’ingegneria meccanica e mi aggiorno costantemente per svolgere al meglio il mio lavoro di docente. Poi..amo scegliemi i vestiti, la lingerie, cucino, faccio sport, lunghe serate sul divano a vedere film d’autore.

Non amo il palcoscenico mondano che Venezia oggi offre . Sono in perenne pendolarismo fra i maggiori eventi nazionali ed internazionali quando si tratta di pittura,mostre fotografiche storia del costume e della moda, concerti ed incontri letterari. Organizzo il mio lavoro ( docente in lingua inglese nella formazione industriale ) con precisione svizzera per cui riesco a muovermi liberamente senza vincoli di permessi o vacanze autorizzate durante tutto l’anno. Non mi annoio mail, studio lingue, leggo molto..e poi il tempo dedicato alla mia famiglia e alle persone a me care, il tutto fuori dal web…

Il più bel complimento?

“Hai una bellezza intensa discreta che non si mette in mostra, ma resta impressa come una fotografia senza tempo”. Non chiedermi chi mi disse queste parole , non lo dirò mai! ( ride )

Il primo pensiero la mattina?

Breathin’

Oggi ti senti?

Felina

Libera di dire?

Io soffro…e non sai che conquista…

Quel suo accento quasi atono ma sotto sotto britannico lascia affascinati, quasi rapiti. Parla bene, benissimo l’italiano, accurata nella scelta dei vocaboli si scusa se talvolta non trova la parola adatta. Quasi quasi fa tenerezza..

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