Vinnie Vin il nuovo album è 4 + IV

Nuova riuscita prova discografica per Vinnie Vin, che ha realizzato un album di grande valore e coinvolgimento, “4 + IV”, che vede la partecipazione di Tony D’Alessio, cantante del Banco del Mutuo Soccorso per il brano “Dietro quella Porta”.

Vinnie Vin. Foto da Facebook

In “4 + IV” c’è tutta la sensibilità, la poesia e il talento musicale di Vinnie Vin, nome d’arte di Vincenzo Ianniello, artista salernitano che da anni cavalca la scena del rock e dell’hard rock con dedizione e determinazione raccogliendo i consensi del pubblico e degli addetti ai lavori. In bilico tra pop metal ed heavy metal, “4 + IV” rende omaggio ai Kiss, la band alla quale Vinnie ha sempre fatto riferimento, con quattro cover provenienti da album solisti dei membri del notissimo gruppo statunitense e contiene il singolo “Dietro quella porta”, struggente power ballad che Vinnie ha voluto dedicare alla memoria dell’amata e compianta madre e che vede la partecipazione nientedimeno che di Tony D’Alessio, voce e frontman del mitico gruppo Banco del Mutuo Soccorso, da poco tornato in pista con il fortunato cd “Transiberiana”. “4 + IV”, che fa seguito al precedente “L’Altra parte di me”, dopo tre anni continua sulla scia del percorso musicale già intrapreso dall’ottimo Vincenzo Ianniello e ne ripropone in gran parte le caratteristiche, tra le quali gli entusiasmanti assolo di chitarra e gli arrangiamenti dall’estrema cura stilistica. Un lavoro di pregio da non far mancare nella propria collezione di cd hard rock/heavy metal…

Four plus Quattro è la tua nuova produzione discografica. Come nasce e quando tempo ci hai messo per realizzarlo?

È stato un calvario. Tra vicissitudini personali e problemi fisici si è protratto fino al 2019. Nel marzo del 2016 ho pubblicato il tributo per Sean Delaney. L’ho elaborato per primo perché era più semplice da fare. L’idea iniziale era quella di pubblicare il KISS tribute l’anno dopo, ma un triste evento ha stravolto tutto. Nell’agosto 2016 è volata via mia mamma per leucemia (il terzo giorno dopo la sua dipartitita, fuori dal balcone della mia casa, ho scritto “Dietro quella porta”) e tutte le registrazioni del disco sono state fermate (ero scioccato). Ho continuato a pensare sempre alla nuova canzone “Dietro quella porta”. Avrei inventato qualsiasi cosa, una lost track oppure una hidden track, qualcosa del genere pur di inserire il nuovo singolo nel disco tributo. Sarebbe stato un 4+uno (four plus uno).

Poi cosa è successo…

Nell’ aprile 2017 riprendono le registrazioni. Tutto cominciava a prender vita, ma ironia della sorte, sono rimasto bloccato con la schiena. Questo calvario è durato fino a febbraio 2018, naturalmente ho dovuto interrompere di nuovo le registrazioni del disco. Non potevo rimanere fermo, così mi sono inventato un format radiofonico dal titolo: truths and lies about kiss (le bugie e le verità dei Kiss), in collaborazione con un mio amico speaker di Roma (bravissimo e competente) Fabio Varrone. Devo ammettere che mi stupisco ancora adesso del successo avuto. Lo hanno voluto tante piccole radio in Italia (una sessantina) ed altre radio italiane all’estero (una decina). E’ stata una bella esperienza. Così è trascorso il 2017 con il Kiss radio doc. Nel 2018 ho iniziato a scrivere di nuovo. Ho composto le altre canzoni e mi è venuta l’idea di creare due dischi diversi 4+IV , due entità diverse ma dello stesso genere. A giugno 2018 ho finalmente ripreso le registrazioni, ma con qualche variazione. I brani non erano più 4 ma 8. I tempi si sono allungati, ma ne è valsa la pena. E’ nato un nuovo disco con un nuovo concept. E’ nato il giocoliere del tempo, sono nate tante idee che con il solo Kiss tribute non sarebbero mai nate.

Il singolo “Dietro quella Porta” vede la collaborazione di Tony D’Alessio del Banco. Come vi siete conosciuti e come hai convinto Tony a partecipare?

Conoscevo Tony D’Alessio di nome essendo delle mie parti e per il programma radiofonico “Moshpit” che conduceva insieme allo speaker Giancarlo (fan dei Kiss e mio amico). Avevo proposto alla radio di trasmettere il mio kiss radio doc. La mia proposta fu accolta da Giancarlo con grande entusiasmo. In breve tempo è stata organizzata la trasmissione. Tutti insieme abbiamo cantato rock and roll all nite, dei Kiss, accompagnati dalle chitarre acustiche in studio. A fine trasmissione, incentrata sul kiss radio doc, ho avuto modo di conoscere Tony. Tra noi è nata subito una forte empatia. Ci siamo incontrati più volte e ne è nata una bellissima amicizia.

Cosa ci dici di Tony D’Alessio?

Posso dire di Tony che prima di tutto è una grande persona e poi un grande artista. Un artista può essere grande solo se è una bella persona (io la penso così), e Tony lo è. La sua voce mi è sempre piaciuta e avrei voluto la sua partecipazione in un mio lavoro. Mi son fatto coraggio e gli ho chiesto di cantare con me “Dietro quella porta”. Gli ho raccontato di come è nato il brano e di quello che volevo esprimere. La sua risposta è stata una mano sulla spalla e “per me è un onore Vinnie”. Tony non immagina nemmeno l’onore che ho avuto io, prima di conoscerlo e poi di collaborarci. Però non glielo dire altrimenti fa il vanitoso ahahhahahah (scherzo).

Le quattro cover del cd si rifanno a quattro brani tratti dai lavori solisti dei Kiss… Presumiamo che quella tua per la famosa band americana sia una passione che viene da lontano…

Esattamente dal giorno del rapimento di Aldo Moro, il tutto è collegato a quell’ avvenimento. Sfogliando una rivista, ho visto una foto della band e mi sono incuriosito. Ero un bambino, poi nel 1979, “I was made for lovin’ you”, ha fatto il resto. Chi non conosce questa canzone dei Kiss! Ho iniziato a comperare i loro dischi e arrivato ad “ALIVE!” ho potuto dire “saranno la mia band del cuore”. Assolutamente un capolavoro rock, una pietra miliare.

Un susseguirsi di scoperte e di emozioni il mio ascoltare. In quegli anni erano giudicati solo per il trucco e per il loro spettacolo. Gli snob rokkettari ascoltavano i Led Zeppelin, i Deep Purple, definendo i Kiss “fenomeno da baraccone”. Io ero lì a difendere i miei idoli, ho subito offese se non addirittura atti di bullismo. Ad oggi i Kiss sono scuola di rock e non 4 cialtroni e lavapiatti (come li definì Santana).

“Fuori dal Limbo” tratto dal nuovo album è un brano che mette in luce le difficoltà dei giovani artisti per emergere. Tu quali e quanti ostacoli hai incontrato lungo la tua strada artistica fino a questo momento?

Quali ostacoli ho trovato? Quali trovo? Il nostro paese in primis.

Il poco rispetto per il lavoro di persone dal nome non conosciuto da parte dei media, la superficialità della massa, la facilità con cui viene ammaestrata e guidata grazie ai media stessi verso determinati prodotti. La cosa più grave è che il gusto (come ai miei tempi) di comprare un disco, non c’è più, il file sharing e la superficialità delle persone hanno contribuito in modo sostanziale. Le nuove generazioni non sanno che si perdono, il profumo della carta e del vinile, divorare il disco come un libro leggendo tutte le informazioni. In Italia i fans di oggi non sono come noi (la mia generazione), sono automi guidati da strategie di marketing per prodotti creati a tavolino. La musica è fatta di numeri, oggi ci sono persone che sono i professori di aritmetica musicale che creano. Alla fine ne esce un prodotto goffo e freddo. Poche persone oggi si affacciano nel nostro mondo, e se lo fanno è grazie a tante piccole radio a cui va un plauso da parte mia perché nonostante i loro problemi di budget ci danno ancora spazio. Una vergogna di stato la reputo.

Quando hai deciso di diventare un cantante professionista?

Nel 2012. Musicalmente sono nato negli anni 90, sono un autodidatta. Vi racconto la mia storia: da ragazzino, quando finiva l’anno scolastico, venivo adottato da due zii che non avevano figli e trascorrevo l’estate a casa loro. Avevano un negozio di strumenti musicali a Salerno, dove io mi divertivo a dargli una mano, gratis. Da qui nasce il mio amore, o meglio la mia curiosità per la musica (ancora oggi sento il profumo di carta e legno che c’era in quel negozio), grazie a zio, nonostante gli sgambetti di mio padre che la odiava. Ho fatto il cameriere ed ho comprato la mia prima chitarra ed amp, rigorosamente nascosti sotto il mio letto. Quando mio padre usciva, io studiavo. I passi erano lenti, non potevo permettermi un maestro. Così ho deciso di creare piuttosto che eseguire, era meno problematico per me. Ho tante canzoni scritte in quegli anni. Alcune carine, altre così, altre vomitevoli, ahahahhah!. Un giorno ho fatto ascoltare una mia canzone ad un artista nazionale e l’ha plagiata. Quindi così male non era ahahaha!

Così cosa hai fatto?

Non avevo ambizioni allora, oggi è diverso. Se in un primo momento ne sono stato lusingato (le mie composizioni erano destinate ad un cassetto), successivamente mi sono molto arrabbiato per questa gesto infame ed ho capito che potevo provarci ad andare avanti. Ho fatto esperienze di band, piazze, sagre di paese e locali, ovunque avessi modo di farmi conoscere, la gavetta insomma. Poi black out fino al 2012. Ho spento il cuore ed ho iniziato a pensare di solo cervello. E quando un artista pensa di solo cervello, pian piano è destinato a morire. Ho iniziato a lavorare in una multinazionale, che poi ho lasciato per intraprendere un lavoro autonomo. Il tutto dal 1997 al 2011. Ricordo ancora oggi il giorno della svolta. Ero in negozio, erano le 18,00, ho abbassato la serranda e sono corso a casa. Ho guardato la chitarra, si è riacceso il cuore. Ho spiegato a mia moglie che avrei chiuso il negozio ed avrei iniziato a fare le cose che mi andavano di fare nella vita. Il tempo di una settimana. Ho venduto, anzi, svenduto tutto ed ho iniziato ad esaudire il mio sogno: scrivere il mio primo disco. Nel 2014 nasce “L’altra parte di me”. Sogno esaudito.

Hai composto “Lady Musica” in collaborazione con Robert Wright nipote del compianto Sean Delaney “responsabile” insieme ai Kiss di molti dei loro pezzi più forti. Come è stato lavorare con lui?

Quando nel 2016 ho deciso di proporre il primo tributo italiano a Sean Delaney, la nipote Dede May Nichols (erede dei diritti di Sean) ne è stata entusiasta, mi ha dato la sua benedizione (come si fare in USA). Persone fantastiche. Mi hanno accolto nella loro famiglia come uno di loro. Il marito, Robert Wright, dopo questo gesto mi ha inviato una bozza di una canzone (very dirty), testuali parole: vedi se ti piace, è tua. Questo episodio mi ha molto emozionato. La bozza di quella canzone grezza ha riaperto in me cassetti della memoria chiusi da tempo. Ho dovuto rielaborarla dall’inizio. Basta ascoltarla, il mio primo amore adolescenziale per una donna adulta. La trovo una canzone di una dolcezza infinita, un mio piccolo gioiello, nato dalla bozza di Robert. Non poteva mancare la citazione nei credits del disco.

C’è un brano dei Kiss del quale magari vorresti fare una cover?

Basta cover dei Kiss, li ringrazio per avermi accompagnato una vita intera. Ora basta! La mia promessa è stata mantenuta. Grazie Sean per esser stato prima una grande persona e poi un grande artista. Ace, Paul, Gene e Peter hanno avuto il mio grazie con 4+IV (four plus quattro). Missione compiuta. Ti posso dire che la canzone dei Kiss a cui tengo di più (senza cover ahahahaha) è: “Love gun”… ma ce ne sono tante, sono imbarazzato a scegliere.

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