Twenty Four Hours e l’ultimo album

È uscito nei giorni scorsi il sesto progetto musicale dei Twenty Four Hours, un doppio album che mette in risalto l’ottimo livello tecnico e creativo della band.

Twenty Four Hours. Foto da Facebook
Twenty Four Hours. Foto da Facebook

Un condensato di vari generi musicali che comunque non perdono il loro nuvole centrale ed originale del prog rock – psychedelic rock. Un viaggio tutto da vivere che ci porta indietro nel tempo ricordando i grandi artisti del passato me che non passano mai di moda e che i TFH, riescono a rigenerare magistralmente.

Il progetto “Close – Lamb – White – Walls”, ha avuto anche una preziosa collaborazione, quello con i Tuxedomoon nelle figure di I polistrumentisti Blaine Reininger e Steven Brown collaborano attivamente in due brani dell’album, il già citato Intertwined e All The World Needs Is Love, rispettivamente con voce e violino (Blaine) e Sax (Steven).

È pura sperimentazione sonora che si sposa perfettamente con le parti vocali, rappresentati anche della presenza della straordinaria vocalist Elena Aletheia, già presente su Left-To-Live, ma alla quale in quest’occasione è stato affidato un ruolo ben più consistente come “Lead Vocalist” sui brani All The World Needs Is Love, She’s Our Sister (la morte ènostra sorella) e The Tale Of The Holy Frog.

Ed ora un po’ di storia della band, considerati la più longeva band di Psychedelia Progressiva italiana nata negli anni ottanta. Attivi fin dal 1982 con il nome Onyx Marker iniziarono, poco più che diciottenni, a comporre brani che miscelavano generi all’epoca apparentemente inconciliabili come il Punk e la Psichedelia, il Progressive e la New Wave. La formazione si stabilizzò sin dal 1987 ed è rimasta la medesima sino ai nostri giorni, fatta eccezione per lo storico bassista Nico Colucci, che per motivi indipendenti dalla sua volontà è attualmente sostituito da Paolo Sorcinelli.

Qualche anno più tardi uno sconosciuto ed esile ragazzo della contea dell’Hertfordshire di nome Steven Wilson fondò quasi per scherzo i Porcupine Tree che, parallelamente e indipendentemente, portarono avanti un progetto musicale simile. Da allora i Twenty Four Hours sono sempre stati assimilati dalla critica underground alla più famosa band inglese, anche se il sound del gruppo italiano risulta ancora più eclettico, sfaccettato e mutevole, tanto da essere talvolta di difficile collocazione e classificazione. In realtà quest’ultima caratteristica risulterà proprio essere il punto di forza della band pugliese, a livello di pubblico e critica. Ricordiamo, infine che “Hours, Close – Lamb – White – Walls” è nato con un’anima live durante libere composizioni e improvvisazioni alla Casa della Musica (FabLab) di Fano durante la Pasqua del 2017, per concludersi a Preganziol (TV) nella ormai “famigliare” Magister Recording Area di Andrea Valfrè, produttore assieme a Paolo Lippe di questo ultimo lavoro. Andrea Valfrè ha curato su banco analogico (Soundcraft 3200) l’interminabile mixing dei due dischi, mentre Marco Lincetto ha eseguito, sempre in dominio analogico (Millenia Media e Maselec), la fase di mastering.

Il doppio album è uscito per 2 case discografiche: Musea per il mercato mondiale e Velut Luna per quello Audiophile/HI-FI esclusivamente italiano. Questo sesto doppio album è veramente da non perdere perché in sé racchiude la storia della musica ed è, ne siamo certi, fonte d’ispirazione per tutti quei giovani musicisti che sono alla ricerca di una identità creativa.

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