Hélène Nardini: sono una sognatrice, ma vivo con i piedi per terra!

Incontriamo oggi Hélène Nardini, bravissima attrice, che avrete modo di vedere nel film di Beatrice Baldacci, “La Tana”.

Hélène Nardini. Foto di Caimi e Piccinni - 1
Hélène Nardini. Foto di Caimi e Piccinni

Tanti i lavori a cui ha preso parte, negli anni: “Incantesimo”, “Un Posto al Sole“, “Fidati di me” e molte altre fiction e film di successo. Una chiacchierata molto piacevole, ricca di sensazioni, sfumature e ricordi, di cui ringraziamo la splendida Hélène.

Benvenuta su La Gazzetta dello Spettacolo a Hélène Nardini. Come stai?

Sto bene, anche se questi ultimi due anni sono stati una dura prova per tutti. Mi hanno dato modo di pormi molte domande. Umanamente, non è stato un periodo facile. Ho sentito, benché abbia un carattere introverso, quanto per me sia importante il contatto con il mondo esterno. Trovarsi in uno stato di negazione, come quello che abbiamo vissuto, non è stato semplice, anche lavorativamente. Allo stesso tempo ho riflettuto sulla nostra società, sul mondo che gira sempre in maniera troppo veloce. Rallentare, ha reso chiaro in me il fatto che fosse un’occasione per l’umanità per riflettere su cosa sia davvero prioritario, impossibile nel caos giornaliero in cui eravamo abituati a vivere. Passati questi due anni credo che sia ancora più importante ascoltarsi e riuscire a confrontarsi con le diversità di pensiero, ascoltando gli altri che, non per forza, devono avere il nostro stesso parere. Abbiamo ancora più bisogno di calore umano e di relazioni autentiche, proprio perché ci sono state negate, improvvisamente!

Cosa ti ha spinto ad avvicinarti alla recitazione?

A spingermi a prendere parte a questo mondo, più di qualsiasi altra cosa, è stata la voglia di indagare l’animo umano e le relazioni, mettersi nei panni degli altri ti dà la possibilità di non giudicare e di conoscere meglio te stesso. Ai tempi, a Roma, ero iscritta a lettere con indirizzo antropologico. Sono venticinque anni che lavoro da attrice e posso affermare che ogni storia, ogni personaggio che porto in scena, mi consente di realizzare parti di me e di poterle mettere al servizio. Si tratta di un lavoro catartico, credo che tutti dovrebbero fare questa esperienza, che non significa sceglierla come lavoro. Uno dei miei sogni è che entri a far parte dell’educazione scolastica.

Abbiamo avuto il piacere di applaudirti nel corto di Luca Immesi, “Amor Fati”, di cui sei tra i protagonisti. Parlaci di quello che è stato il tuo ruolo e del tema principale di cui tratta questa triste ma bellissima storia?

Le cronache sono piene di storie del genere, che poi sfociano nella violenza, nel dolore e nella tragedia. Credo sia difficile riuscire a pensare che qualcuno che hai amato, indipendentemente dalla fine della storia, possa arrivare a tanto. L’allarme, per tante donne, è il rendersi conto che quella persona non sta elaborando. Come si può arrivare a capire quando si sta superando il limite? Quello che mi ha colpito di questo corto, è stata proprio l’analisi di questo aspetto e la delicatezza con cui è stato trattato il tutto. È sicuramente un argomento molto tosto, delicato, ma purtroppo tristemente attuale. Anche se il fato ti risparmia, non si deve comunque arrivare a quel punto, a tali frangenti. Ho incrociato, lungo il mio cammino, donne che hanno subito violenza e, proprio per questo motivo, ho sentito l’esigenza di prestare il mio volto a questo lavoro, a difesa di tutte loro. Il corto “Amor Fati”, fa riflettere sulla violenza in genere, non solo verso le donne. La violenza di chi non accetta e rispetta le scelte di un altro essere umano.

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Hélène Nardini. Foto di Caimi e Piccinni

Anni fa, Un Posto al Sole, ti ha regalato grande visibilità nel ruolo della nobile Eleonora Palladini, nella bellissima Napoli. Che ricordi hai di quel periodo?

Il personaggio di Eleonora, nei tre anni e mezzo trascorsi a Napoli, mi ha regalato tanto. Si è trattato di un periodo intenso, su un set importante, che ha rappresentato una grande palestra. Ancora oggi, di tanto in tanto, sento la necessità di tornare a Napoli, di rivedere i miei colleghi, di vivere la città, che ho amato molto. Riccardo Polizzy Carbonelli, che ricordo con affetto, è stato un bravissimo compagno di scena. La mia Eleonora, sin dal suo arrivo, ha vissuto tante difficoltà, perché legata ad una trama complessa. Sono stata felice di prestarle la mia voce, il mio volto. Ho imparato tanto in quel periodo.

“La Tana”, di Beatrice Baldacci, presentato al recente Festival di Venezia, ti ha regalato un nuovo ruolo. Ti andrebbe di parlarcene?

Interpreto Laura, la mamma di Lia, tra i protagonisti del film. Saremo il 21 ottobre ad Alice nella città nell’ambito del Festival di Roma, dopo essere stati, per l’appunto, a Venezia. Due storie d’amore, quelle di cui parla il film, legate ad un mistero. Ad oggi, non posso svelarvi molto del mio ruolo, ma posso dirvi che ha rappresentato per me una grandissima sfida. Sono completamente uscita dai canoni dei personaggi che ho interpretato fino ad oggi. È stata per me una grande crescita personale, fondata su molta ricerca e tanto coraggio. Il lavoro con la regista, gli altri attori e la troupe è stata un’esperienza umana e lavorativa profonda.

Chi è Hélène oggi e quanto è riuscita a realizzare dei sogni che aveva da ragazza?

Non sono riuscita a portare avanti tutto ciò che mi ero prefissata, penso sia normale. La capacità di trasformarsi, di evolversi, ti porta a cambiare idea. Al contempo, ti dirò, nel cambiare idea sono comunque rimasta sempre fedele a me stessa. Per quanto riguarda i sogni, ad alcuni ci sto ancora lavorando, benché sia riuscita a realizzarne tanti. Credo che non si debba mai smettere di sognare. Tutte le volte in cui ne ho raggiunto uno, ho poi cercato di realizzarne un altro. Penso sia fondamentale averne, altrimenti la vita non avrebbe alcun senso. È uno dei motivi per cui faccio questo lavoro, dando quindi la possibilità anche agli altri, di sognare.

C’è tanta televisione nel tuo vissuto e, al contempo, anche molto teatro. Non ti chiedo di esprimere una preferenza, ma soltanto di esporre quali sensazioni sono legate ad esse..

Amo moltissimo il set e lavorare con la macchina da presa. Mi viene difficile esprimere una preferenza, sono due contesti differenti. Il codice e il linguaggio con cui si interpreta un personaggio è diverso, ma il lavoro che l’attore fa per trovarlo è lo stesso. Sicuramente nel teatro c’è più ricerca. Ad oggi, con le produzioni, i tempi si sono accelerati. La mia vita, negli ultimi anni, è andata verso il set e, di questo, ne sono felice. Mi piacerebbe, un domani, tornare sul palco. A livello di sensazioni, posso dirti che in teatro, il momento prima di entrare in scena, è qualcosa di imprevedibile, come un vero e proprio lancio nel vuoto. Non hai modo di dire stop, quando sei dinanzi al pubblico. Allo stesso tempo, ho sempre pensato alla troupe come fosse il pubblico. Mi sento di dire che, dietro ogni lavoro, è fondamentale la presenza di tutti coloro che sono dietro le quinte. È un lavoro di squadra. Sono molto contenta che tutto questo stia ripartendo. Non si può pensare ad una crescita della società senza arte!

Chi è Hélène nella vita di tutti i giorni?

Mi fa sorridere questa domanda! Credo di essere una persona semplice. Mi piace condividere il tempo con il mio compagno, con il mio gatto, gli amici e coltivo le mie passioni, legate al mio lavoro. Scopriamo ogni giorno chi siamo, vivendo momenti sempre differenti. Sono una grande sognatrice, ma vivo con i piedi per terra.

Cosa prevede il tuo futuro artistico?

Al momento sono in ballo per un progetto al quale mi piacerebbe molto partecipare, quindi incrociamo le dita.

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