Simon Grechi: Pietro Abbate non ha confini logici

Simon Grechi, attualmente impegnato sul set di “Un Posto al Sole”, nota e longeva soap opera di Rai 3, interpreta Pietro Abbate.

Il suo personaggio, ha saputo regalare una nota di colore alla Soap, creando una fitta rete di mistero che renderà, di conseguenza, difficoltoso il vissuto di alcuni abitanti di Palazzo Palladini. Una piacevole chiacchierata, quella che Simon ci regala, con un fare gentile, disponibile.

Simon Grechi. Foto da Ufficio Stampa
Simon Grechi. Foto da Ufficio Stampa

Benvenuto su La Gazzetta dello Spettacolo a Simon Grechi. Come stai?

Tutto bene, rispetto alla situazione attuale. Nessuno dei miei familiari è stato male, per fortuna. Il lavoro ne ha un po’ risentito, ma stiamo bene.

Il lockdown ha apportato delle modifiche al tuo vissuto?

Il primo lockdown è stato abbastanza difficile. Fortunatamente, ho una casa che mi consente di stare anche all’aperto. La sensazione di vivere un’esperienza del genere, annessa a tante altre incertezze, ti spiazza. Il secondo lockdown è stato, invece, meno difficoltoso. Non ho risentito tanto del non poter vedere le persone. Questa situazione, tra l’altro, mi ha portato ad avvicinarmi ad un ambito poco praticato, che è quello legato ai social. Di certo, in futuro, questo aspetto prenderà sempre più piede e sarò quindi costretto a farne maggiore uso, specie in ambito lavorativo.

Il tuo personaggio, in “Un Posto al Sole”, ha portato una nota di mistero alle vicende della Soap Opera di Rai3. Cosa dobbiamo aspettarci?

Ci si può aspettare di tutto da Pietro Abbate. Non ha confini logici. È caratterizzato da una superficie di educazione, di saper vivere ma, fondamentalmente, è cresciuto da solo, con un animo rancoroso, che è causa poi del suo logorio interiore. Non è di certo una persona felice, ecco. Preferisce distruggersi invece che distruggere. Il suo dipingersi astuto e machiavellico, decade, quando ha a che fare con il suo obiettivo. Al contempo, lontano dal suo desiderio di vendetta, è una persona buona che, davvero, non farebbe male ad una mosca.

Cosa si prova ad interpretare un personaggio così pieno di sfaccettature?

Mi intriga molto. La sceneggiatura lo guida, gli fa da padrone e, di conseguenza, mi porta ad assecondare tali aspetti che non lo tutelano e gratificano affatto. È ovvio che, tutto il malessere che porta dentro, prevale anche sul mio essere attore. Pietro subisce tante angherie e, di conseguenza, ciò che fa lo porta ad essere un personaggio indifendibile. Non posso, purtroppo, giustificarlo, in quelli che sono i colori estremi che va a toccare.

Hai portato qualcosa del tuo carattere in Pietro Abbate?

In fase di elaborazione, sicuramente. Ho dovuto, successivamente, costruire ad arte tutto il resto, modificando determinate reazioni. Fa parte del mio lavoro. Personalmente, però, non avrei mai subito tali situazioni.

Simon Grechi. Foto da Ufficio Stampa
Simon Grechi. Foto da Ufficio Stampa

Cosa ha rappresentato per te questo ingresso in “Un Posto al Sole“?

Non conoscevo il format. È tutto molto rodato. I tempi sono strettissimi e davvero veloci. Quando ci sei dentro, per forza di cose, devi approcciarti il prima possibile al personaggio, toccando le giuste corde, portando avanti il tutto con estrema concentrazione. Umanamente sono stato benissimo! Mi ha incuriosito l’idea di poter interagire con attori che, da anni ormai, portano avanti i loro personaggi. Un Posto al Sole, si sa, è il prodotto più longevo che esista in Italia.

Com’è stato lavorare all’ombra del vesuvio?

Adoro Napoli! Sono stato benissimo. I treni presi per raggiungerla, specie nel periodo legato alla pandemia, hanno rappresentato una vera boccata d’aria, una monotonia spezzata. Ho legato molto con Riccardo Polizzy Carbonelli, con cui ho avuto modo di girare la maggior parte delle scene. Torno sempre volentieri in questa splendida città. Considero un lusso la possibilità di potervi lavorare.

La pandemia, purtroppo, ha comportato uno stop in ambito teatrale e cinematografico. Qual’è la tua opinione a riguardo?

La situazione è drammatica, spiazzante. Chi vive di “spettacolo”, di certo non può considerarlo secondario, non essenziale. Si, di certo non è una situazione facile da gestire, ma si poteva fare di più. I numeri, d’altronde, hanno saputo dimostrarci che non sono stati minimamente influenzati da tutto ciò. Ad Un Posto al Sole, ad esempio, vi è modo di esercitare dei tamponi ogni tot giorni. Avrebbero potuto fare la stessa cosa a teatro. L’empatia nei confronti del prossimo non può dissolversi, non può perdere di significato. Bisognava ingegnarsi all’aperto, senza alcun limite di orario.

Chi è Simon nel quotidiano?

Negli ultimi tempi, come possibile, provo a reinventarmi, a capire come poter cavalcare l’onda legata a questi cambiamenti. Amo leggere ed amo lo sport, fondamentale in questo periodo. Non sono bravo a parlare di me. Tendo alla riservatezza, alla discrezione.

Progetti futuri?

Prenderò presto parte ad un film di Fabrizio Costa, che ha per protagonista Vanessa Incontrada. Impersonerò un critico di musica lirica.

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