Eleonora Ivone ci racconta della sua esperienza dietro la macchina da presa

Ostaggi è il primo lungometraggio che vede l’attrice, Eleonora Ivone, alle prese con la regia, dopo il corto, “Apri le labbra”. Da questo 15 maggio, potremo avere il piacere di visionare il film, su Sky Primafila. Una commedia amara e dai forti risvolti sociali, caratterizzata da una vena comica legata ai tempi di oggi. Presenti, nel cast, Gianmarco Tognazzi, Vanessa Incontrada, Francesco Pannofino, Elena Cotta, Alessandro Haber e Jonis Bashir. Un film che vi consigliamo vivamente e che, ne siamo certi, saprà stupirvi.

La locandina di Ostaggi di Eleonora Ivone
La locandina di Ostaggi di Eleonora Ivone

Benvenuta su La Gazzetta dello Spettacolo ad Eleonora Ivone. Come stai?

Sono felice, vivo in una sorta di bolla. Per la seconda volta torno dietro la macchina da presa, dopo aver realizzato, due anni e mezzo fa, “Apri le labbra”, un cortometraggio basato sulla pedofilia. Sono molto contenta, mi è piaciuto stare dietro la macchina da presa. La prima volta, come in tutte le cose, ha una carica di significati particolari.

“Ostaggi”, il tuo primo lungometraggio, sarà disponibile su Sky Primafila, da oggi, 15 maggio. Come nasce questo film?

L’idea parte dalla testa di Angelo Longoni. Il plot centrale esisteva già ed era una commedia teatrale scritta da Angelo, con la sua regia. Un testo a cui tenevo particolarmente, nel quale non ebbi modo di recitare. Un giorno, durante la visione dell’ennesima replica, mi sono resa conto dell’attualità e della profondità dei contenuti e, allo stesso tempo, mi rendevo conto dell’impianto estremamente cinematografico che aveva la narrazione. Ho quindi proposto ad Angelo, inizialmente scettico, di scrivere la sceneggiatura affinchè diventasse la mia opera prima. Con la nostra società, la Wake Up Produzioni, abbiamo preso parte ad un bando della regione Calabria e da lì è cominciata la nostra avventura.

Regista e, al contempo, anche attrice, nel tuo “Ostaggi”. Cos’hai provato nel dover gestire questo duplice ruolo?

Mi sono resa conto che sono due ruoli che tra di loro si intersecano ma, al contempo, sono distinti. La fortuna è stata quella di potermi preparare prima, capendo cosa volevo fare, e questo mi ha permesso di arrivare sul set con una competenza tale da poter affrontare tutto con estrema tranquillità, anche davanti la camera da presa. Anna, la negoziatrice a cui presto il volto, mi ha da sempre intrigata, affascinata. Alcuni lati del suo carattere, si avvicinano ai miei seppure, a tratti, sia anche diversa.

La pandemia in atto, ha apportato delle problematiche alla lavorazione del film?

La pandemia ha di certo creato un momento di panico, di scoramento. Fortunatamente, ho trovato un valido appoggio nella produzione, la Fenix Entertainment, guidata da Riccardo Di Pasquale e Antonio Adinolfi, responsabile dell’area cinema. Siamo stati abili ad affrontare riunioni a distanza e, in un batter d’occhio, ci siamo ritrovati poi sul set, a settembre. Abbiamo girato con tutte le precauzioni del caso, dividendoci tra tamponi, sierologici e quanto altro. La nostra fortuna, tra l’altro, è stata quella di poter realizzare la lavorazione tra Rende e Cosenza, in Calabria, dove non vi era alcun contagio, nessun pericolo. Una zona, ai tempi, completamente verde.

Il film non avrà modo di uscire nelle sale. Quali sono le tue sensazioni a riguardo?

Il film è stato, ovviamente, girato con l’intenzione di poter essere distribuito nelle sale. Da esordiente, avrei di certo preferito uscire al cinema. Mi sono messa nei panni del produttore e capisco che mandare in sala un film in questo momento, dove gli incassi non ci raccontano una forte volontà del pubblico di tornare a tutti i costi al cinema, poteva essere un rischio. Non posso quindi che comprendere questa scelta. Spero vivamente di poterlo mandare a dei festival e di avere la possibilità di farlo fruire in sala, attraverso proiezioni video.

Nel 2018 hai affrontato una tematica importante, purtroppo ancora molto attuale, la pedofilia. Ne parli nel tuo primo cortometraggio, “Apri le labbra”. Ti andrebbe di raccontarcelo?

Ho voluto fortemente che “Apri le labbra” avesse vita. Avevo in mente di raccontare una delle più grandi problematiche che caratterizzano i nostri tempi, la nostra società. Inizialmente, non mi era chiara la chiave di lettura ma, insieme ad Angelo, abbiamo poi trovato una storia forte, che mi ha permesso di affrontare un tema ancora più grave e duro, che è appunto legato alla pedofilia. Protagonista, Gaia De Laurentiis. Il corto riflette su tutte quelle famiglie o persone a cui, a causa di una violenza, è stata rubata l’infanzia. Tramite alcune interviste, racconti di vita e svariate ricerche, siamo riusciti a realizzare un lavoro che racconta l’apice di una vita spesa a pensare ad una vendetta. Il mio pensiero è vivo in una frase intrisa nel corto stesso: “Non c’è perdono e non c’è vendetta. L’unica cosa che si può fare è andare oltre”. Sono orgogliosa di questo lavoro, delle soddisfazioni che mi ha regalato, dei premi e soprattutto della forza che ne è scaturita.

Sappiamo che insegni recitazione e dizione all’Action PRO, una scuola di recitazione creata insieme ad Angelo Longoni e Mob Studios. Parlaci di questa esperienza.

La nostra scuola, l’Action PRO, ha sede a Roma, da sei anni. Questo progetto è stato realizzato con grande entusiasmo, con vera passione. Ognuno ha il suo ruolo. Insegno recitazione e dizione, Angelo insegna recitazione cinematografica e analisi del testo. Vi è la possibilità di studiare molte altre materie, come canto, improvvisazione, storia del teatro e dello spettacolo. Un progetto, il nostro, che prende forma sempre più, con il passare degli anni.

Per te la famiglia è molto importante, è un posto sicuro. Ci piacerebbe conoscere la Eleonora mamma.

Dovrebbero parlare le mie figlie (ride). Sono diventata mamma, la prima volta, a ventitré anni. In età matura ho poi avuto le altre due figlie. È un lavoro che mi ha sempre divertito, che mi ha sempre regalato tanto. Non è mai stato un peso la mia famiglia, mai una limitazione. Tutti loro, rappresentano l’estensione della mia vita, l’energia che ritrovo nel quotidiano, nel confronto che abbiamo quando ci ritroviamo a pranzo e a cena. Spesso, tra l’altro, fungono da strumento affinché possa interpretare le loro generazioni. Mi rendono orgogliosa, insieme a mio marito Angelo, con il quale condivido questo bellissimo percorso di vita.

Progetti futuri?

Ho cominciato a scrivere la mia opera seconda insieme ad Angelo. Voglio poter affrontare nuovamente il tema della violenza sulle donne, tema per cui amo battermi.

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