Luca Ward: parliamo di talento

Luca Ward doppiatore ed attore di successo, oggi è nostro ospite come autore di un libro autobiografico dal titolo “Il talento non appartiene a nessuno”.

Luca Ward

Benvenuto su La Gazzetta dello Spettacolo a Luca Ward. Il titolo del suo libro è ispirato al prode Ulisse?

Certamente c’è un po’ di Odissea in questa frase considerato che la mia vita è stata fino ad oggi molto complessa, fatta di alti e di bassi, un po’ come quella del mitico protagonista del poema di Omero; non a caso la mia amatissima barca si chiama “Nessuno”! E poi c’è da dire che io stesso non sapevo di avere un talento artistico; l’ho scoperto piano piano, man mano che lavoravo nel doppiaggio, ed anche quando ho avuto la consapevolezza di essere diventato un apprezzato professionista del settore, non mi sono mai sentito, né comportato da Divo.

Il talento è un elemento che appartiene al nostro DNA?

Certo, tutti noi abbiamo un talento; cè chi lo scopre prima e chi lo scopre dopo; l’importante è che una volta venuto alla luce, bisogna saperlo coltivare con fatica e dedizione, confidando anche in un pizzico di fortuna!

Come si conquista il successo?

Basta non cercarlo; se si intraprende un percorso professionale al solo scopo di raggiungere gloria ed applausi, il successo non arriverà mai!! Bisogna lavorare sodo con costanza e determinazione, essere un professionista affidabile ed avere una buona dose di umiltà!

Nel suo libro scrive: “siamo tutti piccole isole in attesa che il mare si calmi”…

E’ una espressione che si riferisce alle tempeste della vita! Noi siamo simbolicamente rappresentati da piccole isole, ma mentre in mare, il tempo stesso ti fa capire che è in arrivo una bufera, nella vita pratica nessuno ti avvisa, devi essere tu pronto ad affrontare le calamità improvvise con coraggio, determinazione e spirito di sopravvivenza, come fa un marinaio alla guida del timone della sua barca alla deriva che si adopera alla disperata ricerca di raggiungere un porto sicuro.

Il suo è uno scritto autobiografico?

Sì, vuol essere una sorta di vademecum per incoraggiare tutti coloro che si trovano in difficoltà, esortandoli a non mollare mai, ad andare avanti. In effetti, raccontare la mia vita è come raccontare un film, delineo il mio viaggio percorso nei miei primi 60 anni di vita.

Tra le righe del libro si evidenzia anche un suo forte istinto paterno?

Sì, sono legatissimo a tutti e tre i miei figli. Con la prima, Guendalina, ho avuto per molti anni gravi difficoltà nel relazionarmi, lei mi rifiutava non accettando la mia separazione con sua madre; io ho rispettato la sua decisione, ma l’ho sempre cercata senza mai desistere fino a quando sono riuscito ad avere con lei un rapporto padre / figlia di puro affetto e di grande fiducia. Ho un rapporto straordinario anche gli altri miei due figli, Lupo e Luna avuti da mia moglie Giada Desideri; Luna è affetta da una malattia rara dalla nascita e sono molto riconoscente a Giada, che fin dall’inizio, con infinito amore e grande intelligenza, si è dedicata anima e corpo a lei, abbandonando il lavoro e qualunque altro impegno.

Luca Ward, quando ha cominciato la sua carriera nello spettacolo?

Ad appena tre anni; accompagnavo mio papà sul set che era un attore e mi facevano fare delle particine in alcuni sceneggiati di allora; da ragazzo, toccando con mano la precarietà del mestiere di attore, considerando le grandi sofferenze morali ed economiche subite dai miei genitori, ho preferito inserirmi in un segmento dell’audiovisivo più solido, meno sindacabile, quello del doppiaggio , ed ho cominciato a fare il doppiatore , dando negli anni la mia voce anche a tanti divi di Hollywood come Russell Crowe nel “Gladiatore”, a Pierce Brosnan in James Bond, ad Hugh Grant nel Diario di Bridget Jones , a Samuel L. Jackson in Pulp Fiction.

Lei scrive che non si doppia solo con la voce…

Esatto, si doppia con il cuore, con la testa, con la vita! Voglio dire che per fare il doppiatore non c’è solo bisogno di avere una bella voce, bisogna saper interpretare, conoscere l’etimologia di una parola, bisogna sapere come inserire una battuta in prosa, rendendola immortale. Solo così si potrà arrivare al cuore dello spettatore.

Nella sua brillante carriera sono da annoverare anche molti ruoli di successo come attore e nell’audiovisivo che sul palcoscenico?

Sì, ho recitato sia in serie TV come la fiction “Capri”, “Elisa di Rivombrosa” ed “Il posto al Sole” e da circa nove anni lavoro come attore di teatro nella Compagnia del “Sistina”. Fino a quando non ci hanno chiuso per la Pandemia, portavamo i nostri spettacoli come “My Fair Lady”, “Full Monty”, “Mamma mia” in tournee nei teatri più importanti d’Italia.

Da oltre un anno causa Pandemia sono chiusi cinema e teatri; la sua opinione a riguardo?

A mio avviso si tratta di una scelta scellerata che provocherà delle gravissime conseguenze sociali; in altri Paesi del mondo quali la Russia e la Spagna, i teatri non hanno mai chiuso! In Italia, a noi dello spettacolo, non ci hanno dato fino ad oggi alcuna possibilità di riaprire in sicurezza; moltissime sale cinema hanno sostituito anche gli impianti di condizionamento e pensi che al “Sistina” eravamo in grado di fare ogni sera i tamponi al pubblico, all’ingresso di ogni spettacolo, a spese del teatro stesso.

Luca Ward nel libro parla di una voce dell’emozione ..

E’ la voce che porta l’alito della vita in ogni mia interpretazione artistica; in ogni mio lavoro c’è sempre qualcosa di mio. Io non credo nello sdoppiamento della personalità che capita agli attori che non sanno più chi sono quando recitano un personaggio. Io riesco a raggiungere la mente ed il cuore del pubblico con tutto me stesso, non come macchina asettica interpretativa.

La sua emozione sul palcoscenico?

Non avere mai considerato che esiste una quarta parete. Ricordo che Vittorio Gassman, durante un seminario di studio al quale partecipai, mi parlava di questa quarta parete in scena che era rappresentata dal pubblico, consigliandomi di non considerarla durante tutta la mia performance per evitare distrazioni. Io replicai, dicendo che era proprio quel continuo, caloroso, contatto con il pubblico che mi dava la carica a recitare, dando il meglio di me stesso.

Il suo libro è dedicato a tutti quelli che credono di non farcela quindi…

Mai come in questo momento di incertezza globale, bisogna essere più che mai positivi, attaccati alla vita, pronti ad attendere con fiducia il mondo che verrà!

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