Maurizio De Giovanni: volevo fare il giornalista

Incontriamo Maurizio De Giovanni, subito dopo la conclusione della prima serie televisiva di “Mina Settembre”, la fiction in onda su Rai 1 che ha registrato un boom di ascolti L’opera audiovisiva è liberamente tratta dal romanzo omonimo dello scrittore partenopeo, che si racconta per noi.

Maurizio De Giovanni
Maurizio De Giovanni

Benvenuto su La Gazzetta dello Spettacolo a Maurizio De Giovanni: come nasce la sua carriera di scrittore?

Io ho una formazione culturale umanistica; ho frequentato il liceo classico all’Istituto Pontano di Napoli ed ho sempre amato la letteratura, avendo anche come dote naturale la scrittura; ricordo con affetto e stima il mio insegnante di italiano, Cesare Azan, che mi conferiva sempre il massimo dei voti ai compiti scritti; più che scrivere si può dire che amavo molto leggere, al punto da auto definirmi un lettore accanito. Di tanti grandi autori del passato amavo molto Giovanni Verga, ammirando di lui soprattutto la sua maniera di descrivere i moti dell’animo umano in maniera diretta.

Dopo la maturità mi iscrissi alla Facoltà di Giurisprudenza della Federico II di Napoli per perpetuare la tradizione familiare considerato che mio padre svolgeva la professione di avvocato civilista; ben presto però dovetti abbandonare gli studi perché papà morì improvvisamente a poco più di 50 anni. A quell’epoca, per passione, frequentavo anche la specialistica in bibliografia alla Facoltà di Lettere, ma ben presto dovetti abbandonare gli studi per cercarmi un lavoro essendo il primo di tre figli. Ricordo che in quel momento difficile per me ed i miei cari, scorsi l’elenco telefonico e feci domanda a tutte le banche ivi indicate; per fortuna sia per il voto conseguito alla licenza liceale sia per la media molto alta degli esami universitari già sostenuti mi occupai subito in Banca dove ci sono rimasto per 31 anni, dedicandomi all’attività di consulenza per le imprese private, raggiungendo il massimo livello come funzionario divenendo Vice Direttore di sede. La mia carriera di scrittore nacque quasi per gioco; nel 2005 alcuni amici per farmi uno scherzo lessero una locandina di un concorso per scrittori esordienti che si teneva al Caffè Gambrinus e mi iscrissero; inaspettatamente mi arrivò una lettera di convocazione per partecipare a questo concorso ed io accettai per stare al loro gioco. Vinsi il concorso scrivendo il primo racconto de “Il Commissario Ricciardi” che fu pubblicato in un giornale di allora “L’Europeo”. Questo racconto venne letto da un agente letteraria veneta di nome Rita Vivian che mi chiese di scrivere un romanzo sul personaggio Ricciardi che poi fu pubblicato nel 2006 dalla casa editrice Graus con il titolo “Le lacrime del pagliaccio”; il libro fu riedito l’anno successivo con un nuovo titolo “Il senso del dolore” dando così inizio alla serie di inchieste del Commissario Ricciardi; da qui ho lavorato con Fandango poi con Enaudi, Rizzoli, Mondadori e non mi sono più fermato. Ho cominciato a scrivere romanzi con continuità: tutti i miei libri sono andati in classifica, sono stati esportati in 40 Paesi stranieri e tradotti in 16 lingue. “I Bastardi di Pizzofalcone”, Mina Settembre” ed “Il Commissario Ricciardi” sono stati trasposti in serie televisive; inoltre ho scritto testi teatrali e tra breve uscirà anche un film che vede il debutto alla regia di Alessandro Gassman dal titolo “Il silenzio grande”, tratto da un mio testo.

La Musa ispiratrice della sua scrittura?

Napoli, la mia città ma spesso traggo anche spunto da fatti di cronaca, leggendo libri o anche dagli elementi più causali.

Maurizio De Giovanni, da ragazzo cosa sognava di diventare?

Volevo fare il giornalista, mi piaceva molto scrivere non avrei mai immaginato che avrei fatto lo scrittore per mestiere. Noi siamo frutto di circostanze fortuite ed ognuno di noi ha un percorso ben definito dal fato…

Il passaggio dalla scrittura all’audiovisivo?

Ci sono stati molti produttori che hanno letto i miei romanzi, li hanno trovati interessanti e li hanno comprati; inoltre credo che chi si occupa di produzioni di serie tv e fiction televisive è particolarmente attratto dalla serialità dei miei lavori, cioè dal fatto che io scrivo più volumi con gli stessi personaggi.

Le sue storie sono ambientate a Napoli; perché?

Napoli è una città molto narrativa che attira soprattutto coloro che non ci abitano, ha un’identità unica ed originale riconoscibile anche a livello internazionale e l’ambientazione nel suo territorio di ogni mia storia, di certo costituisce un valore aggiunto. Se guardiamo poi ai tre lavori “I Bastardi di Pizzofalcone”, “Mina Settembre” ed a “Il Commissario Ricciardi”, notiamo che, pur evidenziando delle differenze, in quanto il primo contempla la vita di un Commissariato nel centro della città, il secondo è una commedia moderna leggera, mentre il terzo è un giallo ambientato negli anni “30, hanno come unico comune denominatore quale la nostra amata Napoli.

Qual è il suo ruolo nella scelta dei cast delle opere audiovisive tratte dai suoi libri?

Le serie TV rappresentano un effetto non una causa della mia scrittura. Io scrivo romanzi, pertanto sono sempre molto rispettoso delle autonomie creative che intervengono sul set quale il regista, il direttore del casting, il direttore della fotografia; non sempre sono soddisfatto delle scelte che vengono fatte in linea anche con il pensiero dei miei lettori, perché ognuno leggendo, immagina un personaggio a suo modo. Alcune volte gli attori selezionati sono migliori di come li ho immaginati, altri completamente fuori luogo.

Qual è il suo apporto concreto nelle tre opere audiovisive tratte dai suoi libri?

Per la serie televisiva “Mina Settembre” non sono intervenuto in alcun modo, mentre per “I Bastardi di Pizzofalcone”, ho curato io la sceneggiatura, ovvero la trasposizione audiovisiva dei miei scritti.

Qual è la differenza tra un romanzo ed una sceneggiatura?

E’ molto profonda poiché si tratta di scritture molto diverse; nelle sceneggiatura devono essere tagliate le parti del romanzo in cui si descrivono i sentimenti e si devono tradurre le sensazioni dipinte sulla carta in dialoghi in quanto lo spettatore non avverte i pensieri ma vede le azioni.

Che emozione prova quando vede rappresentati in tv i suoi romanzi?

Avverto una strana sensazione poiché io mi rivolgo ai lettori non agli spettatori; è come se ad un calciatore che ama giocare in campo, si porgesse la domanda di cosa prova ad essere ripreso in tv mentre sta facendo una partita.

Maurizio De Giovanni, a parte il calcio, qual è il suo hobby preferito?

Mi piace molto camminare per i vicoli di Napoli, parlare con la gente; la mia città è una miniera che racchiude tante storie da raccontare e vivere qui, per me che faccio lo scrittore, è un grande privilegio. Senza dubbio l’atmosfera che mi circonda gioca un ruolo predominante sulla mia penna. Ogni territorio racconta le sue storie e gli scrittori le recepiscono e le fanno proprie condendole con la loro fantasia.

Il suo prossimo lavoro?

Sto scrivendo il quarto volume di “Sara”, che è una serie di romanzi edita da Rizzoli la cui protagonista è una donna di 60 anni che ha lavorato per trent’anni in un’unità di servizi segreti occupandosi di intercettazioni ambientali ed è quindi molto informata di trent’anni di misteri italiani. La serie è stata acquistata dalla Palomar una società di produzione audiovisiva di Carlo degli Esposti e c’è un progetto televisivo a riguardo.

Si reputa un uomo fortunato?

Sì come tutti quelli che fanno un lavoro inseguendo la propria grande passione.

Il suo futuro?

La pensione e mi piacerebbe impiegare il mio tempo libero viaggiando, alla scoperta di nuovi territori e di nuove culture.

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