Diario di quarantena de I Gemelli Ruggeri

Abbiamo raccolto il diario della quarantena de I Gemelli Ruggeri, simpatico duo comico italiano formatosi nel 1979 a Bologna da Eraldo TurraLuciano Manzalini.

Eraldo Turra in Il conte magico. Foto di Andrea Ranzi
Eraldo Turra in Il conte magico. Foto di Andrea Ranzi

LUCIANO – Dicono che il lock down sia finito, ma io non mi fido mica poi tanto di quello che dicono, per cui dedicherò ancora un po’ di tempo alla mia solitudine che, in fin deI conti, ne ha tanto bisogno. Di una infinità di libri mi è rimasta la curiosità di come vadano a finire, senza peraltro avere il minimo sospetto di come comincino. In questo periodo quindi avevo intenzione di leggere, un’attività a cui concedo molto meno tempo di quanto non vorrei, perché di solito il mio tempo preferisco impiegarlo a scrivere. E per simulare che, in fondo, quel tempo non avesse nulla di diverso dal solito, alla fine ho preferito continuare a scrivere. Infatti sto scrivendo, anche adesso, continuo a scrivere e di certo non rileggerò quello che ho scritto. Intanto, mi domandavo cosa si stesse inventando Eraldo, il gemello grosso (guai a dire grasso). Lui è molto meno “casalingo” di me. Non me lo immagino proprio carcerato a tempo comunque determinato.

Frame di Eraldo Turra in Il Conte Magico
Frame di Eraldo Turra in Il Conte Magico

ERALDO – Pandemia… Quarantena… Preoccupazione strisciante. Non posso vedere nessuno, non posso muovermi da casa. Ho troppo tempo, divento matto. Aiuto, AIUTO!! Poi ci ho ragionato, ci ho pensato… ci sono stati dei vantaggi. Confinato in casa, non dovevo preoccuparmi di molte cose: fatta la spesa, telefonato agli amici, sentito i resoconti della Protezione Civile… Ero padrone del mio tempo. Nessun impegno, nessun lavoro, nessuno per strada, solo qualche cane che portava a spasso un umano. Unico filo con la realtà esterna la TV, ma quella potevo spegnerla, in fin dei conti non dovermi preoccupare di nulla mi tranquillizzava. Finalmente potevo leggere. Ho letto un primo libro che mi ha appassionato particolarmente.​Una sola cosa mi rodeva. Ogni giorno salutavo “il gemello”: mi collegavo col computer, lui mi ascoltava un po’, mi domandava cosa stessi facendo e alla mia risposta ”leggo!” accennava un saluto, si allontanava e cominciava a scrivere furiosamente su un tablet. Cosa ci sarà di così importante da dover scrivere in continuazione?

LUCIANO – Scrivere, per me, è fonte di grande sollievo, direi sopravvivenza. Ogni parola scritta è uno schiaffo alla pagina bianca, un insulto all’angoscia. Mi piacerebbe anche saper disegnare ma, non essendo capace, mi illudo di disegnare parole. Ho scoperto anche il piacere delle emozioni nascoste nei gesti più bizzarri. Non potete immaginare cosa si possa provare nel fissare per alcuni minuti gli occhi del proprio gatto: affiorano tutti gli sguardi delle persone care che abbiamo perduto, o che crediamo di aver perduto. Un’altra scoperta positiva, per me che sono un pessimo cuoco, è stata la creazione di piatti improvvisati, mischioni azzardati di insipido e salato, agro e dolce, pasta e frutta, carne e pesce, pizza e ananas. Eraldo intanto sosteneva che stava leggendo come non aveva mai fatto in vita sua.

Luciano Manzalini in Il conte magico. Foto di Andrea Ranzi - 1
Luciano Manzalini in Il conte magico. Foto di Andrea Ranzi – 1

ERALDO – Dopo il primo ne ho iniziato un secondo. Per fortuna, ne avevo molti di scorta. Li accumulavo da tempo perché: questo ha un bel titolo, quello ha una bella copertina, quell’altro è di un autore importante. Pensavo: prima o poi li leggerò! Era giunto il momento. Un giorno una grande novità: con il mio gemello abbiamo parlato anche di cucina, di piatti estrosi e creativi inventati da lui. Non pensavo fosse uno chef.​ Poi, alla fine del collegamento, Luciano ha fissato il suo gatto per un’ora senza proferire parola e infine ha ripreso a scrivere… mah!! Il suo comportamento mi mi preoccupava molto, e ho avuto seriamente paura che stesse pensando al povero gatto per uno dei suoi prossimi piatti! Altro libro, il quarto. Ero nervoso, forse stavo esagerando, avevo il culo a forma di poltrona, anzi era la poltrona ad essersi culizzata. Ah… Per fortuna Luciano ha smesso di fissare il gatto. Ma prima di rimettersi a scrivere ha avuto la faccia tosta di parlare a me di sport, di correre, di essere scattanti…

LUCIANO – Poi, tra una scrittura e l’altra, mi sono messo anche a guardare su youtube le gare di atletica, soprattutto le gare di corsa veloce, 100, 200 e 400. Sarà per l’astinenza dalle olimpiadi giapponesi che già pregustavo? Mi piace vedere la gente che corre in competizione, e godere della tensione nel cervello e nel cuore degli atleti che si preparano per mesi per un evento che si conclude in qualche decina di secondi. A proposito di movimento: Eraldo avrà ripreso peso?

Luciano Manzalini in Il conte magico. Foto di Andrea Ranzi - 1
Luciano Manzalini in Il conte magico. Foto di Andrea Ranzi – 1

ERALDO – Cosa accidenti stava scrivendo Luciano? Non poteva leggere anche lui? La svolta arriva quando finalmente capisco: la cucina, i manicaretti improbabili, guardare il gatto per ore e ore…. Luciano non sa cucinare, è sopravvissuto perché a cucinare è stato il gatto! E in suo omaggio ha raccolto tutte le ricette in un libro: “Master Chat”. Diventerà un best seller, frantumerà le hit di vendita. E io cosa ho fatto? Almeno Luciano ha fatto qualcosa di produttivo, ha creato! Basta: dovevo​ creare anche io! Per stare al passo, mi sono messo furiosamente a scrivere. Quante ore ho sprecato ore a leggere, a vedere la tv, a guardare dalla finestra, a leggere ancora, ad ascoltare le sirene lontane, e di nuovo a leggere e leggere! E mentre scrivevo neanche io sapevo cosa, mi sono fermato e mi sono detto: ma in fondo, in questo periodo di clausura forzata, non ho fatto quello che mi piace di più? Quindi ho posato la penna e ho aperto l’ennesimo libro. In fin dei conti questa pandemia mi è servita a qualche cosa, mi sono ricordato che nulla è più confortante di fare le cose che ti assomigliano di più.

LUCIANO – Alla fine ho finito quello che stavo scrivendo. O l’ho abbandonato. O lui ha abbandonato me. Non lo so. Comunque è finita e già mi manca. E già un’altra idea mi tira per la manica: e se scrivessi un libro sulla corsa? Sui modi di correre, sulle motivazioni salutistiche o anche psicologiche, se non filosofiche! E quando avrò finito questo, magari scriverò un libro sul mio gemello, sul fatto che non ha fatto altro che leggere, mentre io non ho fatto altro che scrivere. Ma alla fine è proprio questo che fanno i gemelli: non sanno stare l’uno senza l’altro.​

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