Marco Melluso, tra magia, fantasia e tanta storia

Oggi siamo in compagnia del brillante Marco Melluso, regista, autore ed anche docente universitario di diritto romano, con un passato da avvocato.

Buongiorno Marco, benvenuto. Le faccio la classica domanda “spontanea”: come nasce la passione per lo spettacolo, avendo intrapreso studi giuridici?

Ho sempre amato la tragedia greca e il teatro francese del 1700, ma anche Pirandello, Scarpetta ed Eduardo. In quarta liceo, incoscienti e spensierati, cresciuti a pane e nutella e “Saranno Famosi” (Fame, ndr) insieme ad un gruppo di compagni di scuola decidemmo di mettere in scena una versione musical di Romeo e Giulietta di Shakespeare. Ci divertimmo da morire. In seguito, ho cercato di coniugare il teatro con gli studi giuridici. Sono nati così diversi incontri sui processi spettacolari nell’antichità: dal processo di Gesù a quello ciceroniano contro Verre, a quello contro Apuleio per magia. Poi nel 2012 ho iniziato a scrivere per il teatro insieme a Diego Schiavo: ne è nato il nostro primo “Parto”, un monologo in cui abbiamo dato voce a Giocasta, la madre di Edipo, il tutto in chiave assolutamente pop, portato in scena da Lella Costa; e, da qui, la ultra decennale collaborazione con Luciano Manzalini, da “Scritto misto” a “Per tanti buoni motivi”. Infine, nel 2016, è arrivato il cinema.

Marco Melluso e Diego Schiavo sul set de Il Conte Magico. Foto di Andrea Ranzi
Marco Melluso e Diego Schiavo sul set de Il Conte Magico. Foto di Andrea Ranzi

Parliamo de La signora Matilde, documentario del 2017, che vede protagonista Syusy Blady nei panni di un’esperta di Marketing che racconta Matilde di Canossa, la cui esistenza fu piena di scomuniche e misteri…

L’occasione ci è stata offerta nel 2015 dall’anniversario della morte della Grancontessa. Matilde è una di quelle tante Signore del Medioevo forti e creative, di grande personalità, di cui si sa tutto ma non si dice mai abbastanza. Per scelta o per seriosità, non lo so, si preferisce lasciarle ad ammuffire tra le pagine di un libro o tra le rovine di un castello. Matilde era in grado di tenere testa a Imperatori e Papi e, al contempo, essere una influencer in grado di dettare mode e lanciare prodotti sul mercato. Attenta al benessere degli abitanti dei suoi territori, esperta di social media strategy, trend setter, donna manager, food blogger e tanto altro: Matilde era un personal brand prima che esistesse anche solo l’idea del personal branding. Da qui la sfida di raccontarla con un linguaggio moderno e accessibile, che attinge al mondo dei social, per restituirne la contemporaneità e la freschezza. Un esperimento che ha trovato con nostro immenso piacere il favore del pubblico, della critica ma anche degli studiosi: la Società Archeologi Medievisti Italiani ci ha assegnato il premio speciale Riccardo Francovich per la divulgazione del Medioevo. Un premio che ci ha molto onorato perché è proprio divulgazione quella che cerchiamo di fare in maniera creativa e divertente.

Diego Schiavo e Marco Melluso. Foto di Andrea Ranzi
Diego Schiavo e Marco Melluso. Foto di Andrea Ranzi

Nel 2019 è la volta de Il Conte Magico, un piccolo caso cinematografico alla cui uscita raggiunse la 14ma posizione nella classifica assoluta dei film più visti in sala.

Nel Conte Magico abbiamo cercato di restituire il sogno del Conte Cesare Mattei di trovare la cura per tutte le malattie. Il Conte è un personaggio bizzarro e poliedrico che incarna un ottocento sospeso tra alchimia e scienza, tra magia ed elettricità, tra passato e futuro. Una storia che parte da Bologna e dall’Appennino bolognese, nel cui verde smeraldo il Conte aveva fatto costruire la sua Rocchetta, esempio di mirabolante eclettismo stilistico, e che arriva in tutto il mondo. Pensate che oggi Cesare Mattei e la sua elettromeopatia sono conosciuti in India, in Canada, in Inghilterra e negli USA molto più che Italia. Sempre mescolando fiction con elementi documentaristici, abbiamo restituito la sua storia attraverso i video di un improbabile canale StoryTube, Risorgimental Channel. Anche in questo caso, come per La Signora Matilde, il pubblico ha dimostrato un grande interesse e si è reso protagonista del costante passaparola che va avanti ancora adesso alla vigilia dell’uscita del DVD e di prossime proiezioni, una volta passata l’emergenza COVID-19.

Marco Melluso. Foto di Andrea Ranzi

Lei è autore altresì di Anche solo Klop insieme a Andrea Meli e Diego Schiavo.  Possiamo definirlo una sorta di “vademecum” da seguire per riscoprire la felicità, perché talvolta c’è sempre un motivo giusto per fare la scelta sbagliata?

La felicità di certo non si scopre dietro un cespuglio, per citare un passaggio del romanzo, che racconta di un viaggio per mezza Europa dentro uno sgangherato camper viola, ma anche dentro noi stessi, alla scoperta della nostra unicità. Il personaggio chiave di tutta la storia è Klop, un omone grande e grosso che non sa parlare, ma sa benissimo come comunicare i suoi bisogni e le sue emozioni, al contrario degli altri personaggi, spesso troppo disorientati e incapaci di creare legami. Klop è un concentrato di tenerezza che genera attaccamento e amore incondizionato e, nel suo modo alieno e improbabile, ci indica che la felicità esiste, ma siamo noi con le nostre gambe che dobbiamo raggiungerla, un passo dietro l’altro, sempre per citare il romanzo. Anche attraverso tanti errori di percorso.

Come ha vissuto la sua quarantena in questo serio periodo di emergenza legata al Covid-19?

In maniera preoccupata e vigile per quello che stava succedendo, lontano dalla famiglia, ma sempre in maniera positiva e con molta creatività. Per esempio, insieme a Diego e in collegamento video con Andrea (pur solo a un paio di chilometri da noi… sigh!) ci siamo dedicati alla revisione della traduzione spagnola di Anche solo Klop, curata da Paolo Polloni, e alla stesura del nuovo romanzo, che porta avanti la saga di Klop. Anche in questo caso, un viaggio molto avventuroso e pieno di emozioni, che in qualche modo, e inevitabilmente, porterà il segno del periodo che abbiamo vissuto.

Stimolato da molti contatti, tra Facebook e Instagram, mi sono divertito a fare delle dirette per intrattenere e aiutare a tenere alto il morale. Non rinunciando mai alla mia vena ironica, ho raccontato storie e aneddoti curiosi dall’antichità all’epoca moderna, come per esempio la truffa della collana che fece perdere la testa a Maria Antonietta; il processo di Giusta, una vera e propria telenovela della Pompei del 75 d.C.; il baratto nella culla: Maria Stella Chiappini e Luigi Filippo, Re dei Francesi; il ratto della Gioconda. Di tutte le dirette sto pubblicando i video sul canale Malacopiait di YouTube.

Ovviamente anche io ho fatto la marmellata (di fragole), la pasta all’uovo e diverse varianti di Tiramisù.

Qual è il suo punto di vista in merito alla crisi che sta vivendo il mondo dello spettacolo, e secondo Lei quali potrebbero essere dei suggerimenti per far fronte a questo terribile periodo?

Il COVID-19 ha imposto uno stop inatteso. Io spero che non si torni semplicemente al prima ma che questa parentesi serva per interrogarsi sullo stato delle cose e individuare nuove soluzioni. Dobbiamo pensare all’impensabile e a come sia possibile realizzarlo. Perché questo l’arte dovrebbe fare: suggerire nuove strade per il futuro. Se da un lato durante la quartantena abbiamo avuto tutti modo di godere di più dell’intrattenimento che certe forme artistiche ci hanno offetto (libri, serie tv, dirette social…), dall’altro abbiamo sentito la mancanza di aggregazione e coesione sociale che è tipica delle arti performative (musica dal vivo, danza, teatro, opera…)., Io sono certo che, appena sarà possibile, torneranno. Chissà come torneranno e cosa nascerà da tutto questo fermento. Quello che mi auguro vivamente è che il mondo dello spettacolo e quello della cultura in generale non finiscano, come troppo spesso accade, fanalino di coda degli interventi e degli investimenti presenti e futuri sia pubblici che privati. Perché ancora non esiste nel nostro Paese la cultura della Cultura, che oltretutto rappresenta una fetta consistente della nostra economia (formazione, arte, turismo). Creare una società che punta e investe sulla cultura vuol dire creare una società che guarda e prepara un futuro solido.

Marco Melluso e Ivano Marescotti. Foto di Andrea Ranzi
Marco Melluso e Ivano Marescotti. Foto di Andrea Ranzi

Comunque, al di là di ogni retorica, the show must go on.

Per concludere, ringraziandola del tempo dedicato, Le chiedo di farci partecipe dei suoi futuri progetti con la speranza di tornare quanto prima alla normalità.

Come ho già accennato, il DVD de Il Conte Magico uscirà a breve, mentre il secondo capitolo della saga di Klop vedrà la luce probabilmente in autunno. Invece la versione spagnola di Anche solo Klop ci auguriamo sia pronta a entusiasmare e conquistare la penisola iberica e tutto il Sud America entro l’estate.

Infine, che ne direste di un bel programma TV, stile La Signora Matilde, incentrato sulle prime donne del Rinascimento? Devo proprio farvi dei nomi o me li suggerite voi?

Ringraziando Marco Melluso del tempo dedicato non posso che fargli un grande “In Bocca al lupo” in attesa di una strepitosa ripartenza.

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