Fabio Villa e il sottile piacere di lanciare nell’etere input su libri, musica e cinema

Quando incontri per la prima volta Fabio Villa non ti aspetteresti mai che orbiti nell’ambiente radiofonico, televisivo e dello spettacolo.

Giacca, cravatta e l’aspetto classico del funzionario di banca calmo e pacato che con tranquillità risolve i problemi legati alle spese del tuo conto corrente.  Parlandoci insieme però si scopre tutta un’altra persona. Innanzitutto la voce: impostata, diaframmatica, levigata da una esperienza radiofonica pluridecennale a cui si aggiunge una cultura musicale immensa che gli permette di ricordare con facilità autori sparsi per il mondo sconosciuti alla maggior parte di noi. Se a questo sommiamo una sfrenata passione per il giornalismo (è iscritto all’ordine dei giornalisti della Lombardia e dirige la rivista Voci di moda Eventi&cultura) e la TV (ha partecipato a diverse trasmissioni a livello nazionale e da quattro anni ha una sua rubrica all’interno del format televisivo Voci di moda in onda sul network Lombardia TV) si capisce perché ci si trova davanti ad un personaggio fuori dal comune.

L’ho incontrato un sabato mattina prima di entrare in diretta streaming dal sito rcs939 con la sua trasmissione “Prima pagina e dintorni” in onda da Radio Cernusco stereo, una delle emittenti storiche presente da oltre 40 anni nel nord est milanese.

Il giornalista e conduttore Fabio Villa

Fabio Villa benvenuto su La Gazzetta dello Spettacolo. Come mai l’idea di portare in onda giornalismo e cultura il sabato mattina?

Il giornalista e conduttore Fabio Villa

Quando abbiamo cominciato questo progetto nel lontano 1993 (nel secolo scorso!) non lo faceva praticamente nessuno. Mi sono detto: “Perché no?” A distanza di oltre 25 anni, e visti i risultati ottenuti, posso dire che si è rivelata una scelta vincente.

Dai spazio a tanti nuovi autori sia nella musica che nella letteratura e narrativa…

Molto spesso sono meglio di quelli famosi! I grossi gruppi editoriali si concentrano solo su determinati nomi. A volte basta sforzarsi di guardare al di là del proprio naso per trovare piccoli e preziosi tesori.

Una delle domande che poni sempre ai tuoi ospiti è quella sul “Mestiere di scrivere”…

Mi piace conoscere il modus operandi di ogni singolo autore. Ognuno affronta la scrittura in modo diverso e sentendo la loro esperienza aumenta anche la mia crescita personale visto che sono autore anch’io. Mi rende felice sapere che molti di loro, nonostante la modernità dei vari tablet o pc, scrivano ancora a mano la prima stesura dei loro lavori.

Hai un modo molto semplice, colloquiale e coinvolgente mentre svolgi le tue interviste …

 Cerco di pormi sempre nei panni di chi ascolta. Non mi piace l’idea che un discorso possa diventare noioso. Al contrario, mi piace mettere a proprio agio i miei ospiti. In questo modo tutto diventa più semplice, familiare e questo viene percepito in modo positivo dall’ascoltatore.

Parliamo di musica: spesso nella tua programmazione inserisci brani anni ’70, ‘80 e ‘90… un’onda lunga che non accenna a diminuire, vero?

Credo sia perché di musica così non ne hanno fatta più. Se nei ‘70 c’è stata l’affermazione del rock e della disco a livello planetario, negli ‘80 si ha avuto una sperimentazione come non era mai successo prima (portando alla creazione di una miriade di generi musicali diversi) che è proseguita fino alla metà degli anni Novanta per poi decadere e ripiegarsi su se stessa. Il pubblico ricorda con nostalgia quei successi perché, oltre alla bellezza delle canzoni, era un periodo decisamente migliore di questo. Dove la musica portava allegria e speranza. Dagli anni 2000 in poi, nonostante qualche buon risultato, la musica risulta il clone di se stessa. Un ripetersi di sonorità già sentite che non genera più lo stesso entusiasmo.

E, oggi, in quale direzione sta andando la musica?

Dopo le dosi massicce di musica elettronica che, secondo una mia opinione personale, hanno rovinato la magia musicale dei ‘70 e degli ‘80, verso la metà dei ‘90 è partito il movimento Grunge e c’è stata la riscoperta della musica acustica grazie ai concerti Unplugged che dura ancora oggi. Come in tutte le cose ci devono essere le giuste proporzioni. Quindi più umanità nella musica e meno elettronica. Siamo in tanti a voler sentire gli strumenti musicali suonati dalle persone e non dai computer.

È vero che quando fai radio continui ad essere un DJ per tutta la vita?

Assolutamente sì! Io ho iniziato a 13 anni… oggi ne ho 57… e non mi sono mai fermato!

Come intitoliamo quest’intervista?

Fabio Villa… ovvero il sottile piacere di lanciare nell’etere input su libri, musica e cinema. Sempre!!!

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