Dario Ballantini: amo mettere in evidenza il lato umano e debole del personaggio

Dario Ballantini noto caratterista ed imitatore, debutta in TV nel programma “Ciao Gente” di Corrado nel 1983. Moltissimi i personaggi che ha imitato nel corso della sua carriera tra cui Donald Trump, Valentino, Luca Cordero di Montezemolo, Maroni ma anche donne come Margherita Hack, la Cancellieri, Susanna Camusso e molti altri personaggi.
Ballantini è anche un notevole pittore e scultore e nel 2001 ha esposto alla Galleria Ghelfi mostra curata da Giancarlo Vigorelli. Riceve nel 2007 da Achille Bonito Oliva il premio «A.B.O. d’Argento per la pittura». Ha inoltre realizzato le scenografie per il Tour di Ivano Fossati.  Oggi è con noi per questa intervista.

Benvenuto Dario Ballantini, sei un artista completo: pittore, scultore oltre che attore e cantante. Avendo a disposizione più strade artistiche, ci racconti come è iniziata quella di attore ed imitatore.

Dario Ballantini interpreta Dante
Dario Ballantini interpreta Dante. Foto fornita dall’artista.

E’ nata fin dall’infanzia, come del resto la pittura e la musica. In famiglia oltre ad esserci pittori mancati, c’era anche un nonno attore che non ha ben realizzato il suo sogno ed uno zio tenore. Insomma ho vissuto sempre in un’atmosfera di artisti. Per le imitazioni invece quelle sono frutto dei miei compagni di scuola e del liceo. Sono loro che mi hanno spinto verso questa attitudine, mi dicevano che sapevo cogliere l’animo delle persone replicandole perfettamente. Ho da sempre avuto uno spirito di osservazione più attento degli altri. Poi, in modo quasi naturale, è diventata una vera e propria professione. Diciamo che è un dono di natura.

Dario Ballantini sei noto ai più come inviato ed imitatore per “Striscia la notizia”, il tuo rapporto con Antonio Ricci?

Un rapporto lunghissimo, nato al concorso televisivo nell’89. Negli anni ho sognato di essere un suo imitatore e poi è accaduto per davvero. Antonio Ricci è una persona con un fortissimo intuito, devi un po’ decifrarlo, ha un forte senso della giustizia ed un atteggiamento paterno, gli attori sono le sue creature e le segue con affetto. Potrei definirlo una sorta di rapporto quasi familiare, fatto di frasi e di poche cose, di un codice nostro, per verificare e mettere a segno il colpo e sentire che siamo vicini l’un l’altro, pur frequentandoci poco.

Dario svelaci come prepari un personaggio, Quanto studio c’è dietro?

Ultimamente i personaggi hanno due valenze. Quelli che mi commissiona Striscia per cui studio il video ed il volto e poi faccio un gran lavoro con la truccatrice. Se mi viene bene alla prima, se riesco a cogliere subito il personaggio, ci vuole poco a diventarlo per davvero. L’altra versione invece sono i personaggi che amo ad esempio Petrolini e Dalla e che sto portando a teatro. Ho una spirito di autocritica molto acuto ed una attenta osservazione, comprendo subito se un personaggio mi viene o no. La forbice è ampia anche perché ho un fisico ed un volto “neutro” che si presta. Un po’ come era il grande Alighiero Noschese che ebbi occasione di incontrare e che vidi esibirsi ai miei 12 anni, restandone affascinato.

Dario Ballantini – Ph fornita dall’artista

Cos’è che ami mettere in evidenza per ogni personaggio che imiti?

Amo mettere in evidenza il lato umano e debole del personaggio. Preferisco rendere il personaggio un po’ goffo, mettendone in evidenza appunto le debolezze, che poi abbiamo tutti. Nel caso di Montezemolo, ad esempio, che è un personaggio forte, subiva gli errori del suo aiutante interpretato da Alvaro Vitali, quindi alla fine era sempre nervoso. Stessa cosa per l’imitazione di Valentino che si stizziva quando qualcosa non tornava, da iper-perfezionista.

Parliamo di premi, ne hai ricevuti molti quello che ti ha dato maggiore soddisfazione?

Devo dire il premio Petrolini, lo scorso anno, dopo il lavoro fatto in teatro su di lui. Riceverlo, io che non sono romano, a Roma, è stato davvero emozionante.

Ma un Artista, quello “completo” con la A maiuscola cosa deve avere per te?

Deve avere il talento, una cosa che non si costruisce. Non si può prescindere da questo, lo puoi al limite aiutare. Poi devi avere la sicurezza di saper trasmettere emozioni, se no è solo tecnica, e poi secondo me devi anche avere una giusta dose di insicurezza in modo che non sia solo “mestiere”, deve invece emergere anche quella parte più intuitiva.

Opera artistica di Dario Ballantini – Ph fornita dall’artista

Scopriamo il Dario Ballantini che si esprime come pittore e scultore, cosa desideri che resti agli altri di questa tua attività?

Sono innanzitutto un monotematico, tratto l’essere umano nelle sue varie sfaccettature e anche con doppie personalità. Vorrei rimanesse una certa riconoscibilità della mia poetica, un po’ il mio marchio. Vorrei rimanesse questo e che molti ci si potessero riconoscere in quel tormento, nella ricerca di sincerità e nella introspezione dell’uomo che pongo al centro dell’argomento, superando anche i canoni della bellezza attraverso la scomposizione del volto, come precedentemente praticato da altri grandi Maestri. Questo mio tema mi offre un’innumerevole quantità di varianti. Un’insegnante mi disse: “se manterrai questo stile vedrai quante cose usciranno”. Mi sembra sia stato così ed ancora ne devono venire di cose.

E Dario Ballantini cantante invece?

Una cosa che ho affinato, forse attraverso la figura di mio zio il tenore mancato, e da mio nonno che era corista. Ho coltivato questa passione in maniera autonoma, senza frequentare accademie. Chi fa l’imitatore ha anche un certo orecchio “musicale”. E’ un modo per diffondere la bellezza, ad esempio il progetto che curo è quello su Lucio Dalla diffondendo e ricordando come lui cantava. Questo è il lavoro che faccio in Teatro e che non è solo divulgativo, ma anche un modo per perpetrare il suo stile del tutto particolare che lo ha fatto uscire dal solco dei cantautori “classici”. Amo molto anche la copertina che ho fatto a Enrico Ruggeri. La musica è un mondo che sento molto vicino.

Dario Ballantini – Ph fornita dall’artista

Come attore Dario Ballantini ha qualcosa che vorrebbe fare e che ancora non ha fatto?

Giustamente mi rendo conto che ho confuso un po’ le acque con le mie imitazioni e comprendo la difficoltà dei registi. Mi piacerebbe avere un’occasione nel cinema, con un ruolo che possa avere a che fare anche con il trasformismo, perché no.

Un complimento che ti fa piacere ricevere dal tuo pubblico?

Molti dicono, anche tra i colleghi e quasi sottovoce, tu si che sei un bell’artista. Ecco questo mi fa piacere in quanto intendono escludermi dalla folla di quelli che fanno parte del mondo dello spettacolo, ma che non hanno molto da dire. Una maniera per mettermi su di in un piccolo podio.

Cosa bolle in pentola? Progetti futuri?

Molti in realtà. Ho realizzato un video, un omaggio a Lindsay Kemp. Era un coreografo che amava i miei quadri. Lui stesso ha fatto l’attore in un mio video e quindi fra un po’ vorrei divulgarlo. Poi lo spettacolo al Manzoni di Lucio Dalla e quello di Petrolini in giro per l’Italia. Oltre ovviamente agli spettacoli e naturalmente Striscia con il “Conte Bis” ed anche le mostre d’arte che prossimamente ho a Firenze e Torino. La cosa proprio nuova è il video.

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