Andy Warhol in “Vetrine” al Pan

Al via dal 18 aprile al 20 luglio la mostra Andy Warhol – Vetrine al Pan di Napoli che comprende 180 opere e rivolge particolare attenzione al rapporto che legava l’artista a Napoli.

Nell’affollata conferenza stampa tenutasi il giorno 15 al Palazzo Arti Napoli erano presenti il curatore Achille Bonito Oliva curatore della mostra, l’assessore alla Cultura del Comune di Napoli Nino Daniele e Massimo Ferrarotti presidente dell’Associazione Spirale d’Idee che hanno organizzato l’evento. Lo  sponsor Ferrarelle ha voluto regalare al pubblico napoletano l’ingresso gratuito per i primi tre giorni della mostra.

L’evento rappresenta uno degli appuntamenti più attesi e tra i più importanti per l’agenda culturale della città partenopea. Nato dopo una gestazione di ben 10 mesi, frutto del comune intento di Massimo Ferrarotti e Nino Daniele di fare un omaggio a Napoli attraverso la visione caleidoscopica di Andy Warhol.

Il titolo della mostra Vetrine nasce dalle opere esposte realizzate su carta dal nome Golden Shoes risalenti all’inizio della sua carriera artistica negli anni cinquanta, quando lavorava come grafico pubblicitario e vetrinista di alcuni negozi nella strada principale di Manhattan ovvero Madison Avenue .

Il binomio Warhol-Napoli è frutto di un incontro avvenuto negli anni settanta, quando iniziò la sua amicizia con il gallerista Lucio Amelio che lo portò a conoscere i diversi aspetti della città,  con le sue  similitudini con New York che commenta in una frase: “Amo Napoli perché mi ricorda New York, specialmente per i tanti travestiti e per i rifiuti per strada. Come New York è una città che cade a pezzi, e nonostante tutto la gente è felice come quella di New York”. La conoscenza approfondita con i personaggi famosi del tempo come Graziella Lonardi Buontempo, Ernesto Esposito, Peppino di Bernardo, Joseph Beuys. Warhol, viene immortalata in alcuni dei ritratti esposti nella mostra.

Il terremoto che sconvolse l’Irpinia turbò tanto l’artista che lo volle rappresentare con la triplice gigantografia della prima pagina de Il Mattino dal titolo “Fate presto” assurgendo Napoli ad icona rivestita di tragedia. In seguito realizzò l’opera Vesuvius ispirata dall’omonimo vulcano esasperandone l’immagine secondo lo stile della Pop art che riassunse nelle parole: ”Il Vesuvio per me è molto più grande di un mito: è una cosa terribilmente reale”.
Presenti nella mostra alcune delle opere di maggiore rappresentatività dell’artista come le serigrafie di Marilyn e le scatole dei puzzle per assemblare l’immagine della diva, quelle dei barattoli Campbell’s soup, alcune delle copertine che realizzò per i musicisti come Aretha Franklin, Liza Minnelli, Rolling Stones ecc.
Una mostra per ritornare negli anni del rinnovamento delle linee, delle forme, del design e dei colori, dove la nascita della Pop art segna l’inizio di un movimento artistico che ancora non si è concluso. L’arte del quotidiano e del consumismo dove la pubblicità sembra essere il veicolo dominante, immagini che l’artista pop trasforma in arte colta.

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