Intervista a Gianfranco Gallo

Abbiamo incontrato Gianfranco Gallo e scambiato quattro chiacchiere con lui:

Dopo il film “I Milionari” di Alessandro Piva e “Take Five” perla regia di Guido Lombardi, tutti e due per il Cinema, si vociferà che Gianfranco Gallo ha in cantiere il suo primo film da regista ed autore oltre che da attore. Puoi dirci qualche indiscrezione?

In realtà oltre ai due film che hai citato , tengo molto a “Tre Tocchi” il nuovo film di MArco Risi che uscirà al Cinema. Per quanto riguarda il mio film è top secret. Posso solo dire che oggi, con le macchine digitali, sta accadendo che chiunque, anche il più improvvisato, giri un film, io aspetto che ci siano solide basi su cui costruire e cioè una vera  produzione e una distribuzione adeguata, altrimenti, passo.

Una grande eredità, quella di tuo padre Nunzio Gallo, uno dei maggiori interpreti della canzone italiana e napoletana degli anni Cinquanta. Qual è il tuo rapporto con la musica?

Ho cominciato come  tenore di Roberto De Simone nel 1981, avrei dovuto fare un San Remo, molti miei spettacoli sono musical, lo scorso anno ho realizzato con Marco Zurzolo uno spettacolo di Teatro/Canzone molto bello. Diciamo che avrei potuto fare solo il cantante se non fossi stato un artista a tutto tondo. A volte mi rendo conto che magari la gente che mi vede in Tv o al Cinema o in teatro in una commedia, ignori addirittura che canti, la cosa non mi turba. Mi turba pero’ quando qualcuno  si definisce cantante e non lo è, allora canterei per lo sfizio di mettere le cose in chiaro.

A novembre dello scorso anno hai portato in giro nei teatri italiani “Che cosa ci ha insegnato Al Pacino”, una tua commedia che cerca di ironizzare sulla malavita. Com’è il tuo rapporto con Napoli, una città ricca di contraddizioni e purtroppo di malavita?

“Che cosa ci ha insegnato Al Pacino” è andato in scena due anni fa, quest’anno invece a novembre sono stato in scena col mio spettacolo più rappresentato “Quartieri Spagnoli, il musical”, al 15° anno di vita e alla settima edizione. E’ stato ancora una volta un successo incredibile, ci sono spettacoli magici , “Quartieri Spagnoli” è uno di questi. Il mio spettacolo, scritto nel 1998 , fu il primo ad affrontare il tema della Camorra, prima di tutti gli altri. Lo feci ridicolizzando un mondo partendo da un neomelodico e un fratello boss, molti mi hanno copiato storie, personaggi, addirittura battute, questo è il segno di un successo, anche la realtà mi ha copiato. Per il rapporto con Napoli  diciamo che è quello tra madre e figlio, forte, indissolubile, capriccioso, pretenzioso. La malavita invece è un fatto che deve cominciare ad essere meno pubblicizzato e spettacolarizzato, te lo dice uno che ha fatto “Donnarumma” in Fortapasc, “Ciruzzo ‘o Milionario” ne “I MIlionari”  ed “Ernesto Vescia” nel Clan dei Camorristi.

Parlavamo di tuo padre, ma Gianfranco Gallo ha anche un fratello, attore, che spesso ha incontrato la redazione de La Gazzetta dello Spettacolo. Avete lavorato insieme anche nel capolavoro “Fortapasc”: com’è il vostro rapporto? Farete qualcos’altro insieme?

Mio fratello ha debuttato con me nel 1987 se non vado errato, io giravo già da sei anni per i palcoscenici di tutto il mondo con la compagnia di De Simone, lui è più giovane di sette anni. Da allora abbiamo fatto tanto insieme, poi giustamente lui si è affrancato e ha trovato la sua ribalta , ora, quando torniamo insieme, lo facciamo con una lucidità che va al di là del rapporto familiare. Sappiamo tutti e due che il pubblico ama vederci recitare insieme e noi ci divertiamo a farlo. Quest’estate ho riunito la famiglia al completo: io , mio fratello e nostro nipote Gianluca saremo insieme per un mese di spettacoli in una rassegna sulle Famiglie d’Arte del teatro napoletano al Chiostro di Sant’Eligio Maggiore al Mercato. Poi ,a fine ottobre , ancora tutti e tre insieme saremo sul palco per la mia nuova commedia “The Rainbow Football Club”, poi, dopo dicembre , ognuno riprenderà le sue cose.

Il saluto per i lettori de “La Gazzetta dello Spettacolo” è: Gianfranco Gallo, che cos’è lo spettacolo? E come può essere realizzato nel miglior modo possibile?

Lo spettacolo , in senso teatrale, è tutto cio’ che emoziona un pubblico, che lo eleva, che lo fa pensare, che lo migliora attraverso uno scambio irripetibile e unico. Ogni sera in un teatro si celebra la Vita ma anche la Morte, vedi nascere qualcosa e alla fine muore, non è  uguale  quel che andrà in scena il giorno dopo, questo è il fascino di qualcosa che assomiglia ad un rito. Lo spettacolo in genere invece deve spiazzare, per me è tutto cio’ che metaforicamente mi fa alzare la testa ed avere il naso in su.

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