A tu per tu con Riccardo Polizzy Carbonelli.

Oggi abbiamo incontrato Riccardo Polizzy Carbonelli bravissimo attore italiano, molto amato soprattutto per il ruolo di Roberto Ferri nella soap opera “Un posto al sole”.

Riccardo Polizzy Carbonelli. Foto di Giuseppe D'Anna
Riccardo Polizzy Carbonelli. Foto di Giuseppe D’Anna

Riccardo Polizzy Carbonelli, benvenuto su La Gazzetta dello Spettacolo ma quanto il suo carattere si avvicina al suo personaggio nella soap?

Pochissimo: un po’ nella caparbietà e un po’ in qualche scena dove riesco a mettere più ironia e gioco.

La recitazione è “ un sogno da bambino” che si è realizzato?

E’ un sogno che si è realizzato! Da bambino amavo “costruire”, perciò volevo fare l’ingegnere, poi il pianista, poi il calciatore, il cantante, il disegnatore di fumetti e cartoni animati! Ah,dimenticavo: l’astronauta.

Dovendo scegliere cinema, teatro o tv?

Sono cresciuto in una famiglia che mi ha educato ad ogni forma di spettacolo. Certo, ero affascinato dai divi del mondo del cinema ma soprattutto dalla loro bravura (ero pazzo di Danny Kaye e di Cary Grant) perciò quando scelsi di provare a fare l’attore optai per una scuola di teatro “classico” ma sempre per arrivare a recitare nel cinema. Piano piano è scoppiato un grande amore per il teatro che tutt’ora non si spegne e non si spegnerà mai, pur essendo grato e stra-felice di fare da anni televisione e di aver preso parte a film di successo.

Naturalmente sono modi diversi di comunicare ed arrivare al pubblico: in teatro si suda di più e c’è una responsabilità diretta nei confronti degli spettatori.

Un progetto artistico a cui è rimasto particolarmente legato?

Sono troppi, tanti… Sicuramente l’incontro artistico con Gino Bramieri nello Spettacolo “ Una Zingara m’ha detto ” di Terzoli e Vaime. Un grande uomo artista, capocomico e padre invisibile per tutti noi ragazzi, soprattutto con me che l’avevo perduto da pochi mesi. Sono molto legato anche allo spettacolo durante il quale mi fidanzai con la mia futura moglie: “Questa sera si recita a soggetto” di Luigi Pirandello, in un teatro romano che amo tanto, fondato e gestito, allora, dalla straordinaria Ileana Ghione.

Ricorda l’emozione della sua prima volta in scena nella soap “Un posto al sole”?

Perfettamente! Non mi sentivo esattamente emozionato dall’ansia ma piuttosto per la gioia di essere lì. Mi sentivo a mio agio e tranquillo, padrone del mio strumento e per la prima volta nella mia vita d’attore ero rilassato a tal punto che riuscivo anche a scherzare. Ricordo che dissi a mia moglie con quale stato d’animo avevo lavorato e che se il risultato fosse stato uguale alla mia serenità le scene sarebbero state belle. Quando mi vidi in Tv dopo due mesi la prima cosa che pensai fu: “Chi è quel cane che mi somiglia?” (ride).

Se non fosse diventato attore attualmente come si immaginava?

Credo che mi sarei perso tanti incontri meravigliosi, forse ne avrei fatti degli altri importanti ma di sicuro non avrei conosciuto la mia adorata moglie. In ogni caso credo che sarei stato comunque un grande lavoratore, probabilmente sempre nella libera professione.​

Un ruolo che le piacerebbe poter interpretare?

Premettendo che sono anni bui per la cultura, tanto più per il teatro, quella che un tempo era la prassi e cioè nella maturità di un attore, la possibilità di misurarsi con personaggi nei quali si erano cimentati i nostri maestri o i grandi attori, oggi non è più possibile attuarla a meno che non si sia ricchi di famiglia o si rientri in una mega produzione. Le scelte per richiamare pubblico a teatro si riversano più sulle commedie, spesso sugli autori e sui titoli sicuri. Io ho sempre amato i cavalieri, gli uomini giusti, innamorati; ho avuto anche modo di far ridere a teatro in tante commedie scritte da grandi autori. Adoro Pirandello, Cechov, Goldoni, Moliere e Shakespeare…ecco, mi piacerebbe interpretare nuovamente Petruccio nella “Bisbetica domata”, con mia moglie Marina nel ruolo di Caterina. Sarebbe davvero fantastico!

Quanto conta l’umiltà in un personaggio pubblico?

L’umiltà paga sempre, a mio modesto parere. Fa parte dell’educazione dell’essere umano, prescindendo dal ruolo che occupa. Maggiore è la notorietà, maggiore il dover essere d’esempio. Inoltre in tutte le professioni se si vuol crescere bisogna ascoltare i consigli e gli esempi di chi ha più esperienza. Essere arroganti e presuntuosi è come mettere un tappo nell’apprendimento.

In conclusione a chi si sente di dover dire “grazie”?

Sono stato molto fortunato! Ho avuto tante persone che hanno creduto in me… Sono grato a tutte le persone che sono state gentili e pazienti con me e a tutte quelle che mi hanno incoraggiato, sostenuto ed anche bacchettato… a quelle che mi hanno insegnato a non mollare mai e tra queste, in primis, c’è mia madre…inoltre io ero molto legato da un affetto profondo e da una stima che viene, appunto, dal riconoscere una grande donna, una grande artista, una grande maestra, una grande interprete … sto parlando di Valeria Valeri venuta a mancare in queste ore.

Io sono grato a tutte le persone come Valeria Valeri che ho avuto l’onore, il privilegio e l’affetto di conoscere personalmente, ma anche a tutti i grandi maestri che inconsapevolmente, solo per il fatto di esistere, hanno rappresentato dei grandissimi esempi e Valeria Valeri fu un meraviglioso caso, un caso straordinario… diventando così una delle “responsabili” della mia scelta professionale.

Sulla pagina fb le ho dedicato un momento emblematico, quando Gianburrasca canta: “Sei la mia mamma” Valeria Valeri è stata la “mamma” di tutti noi fanciulli di quell’epoca…

Grazie, adesso, anche a te con questa tua intervista…Grazie Silvana.

Un bacio. Riccardo.

In bocca al lupo a Riccardo Polizzy Carbonelli, in realtà sono io che lo ringrazio perchè ho conosciuto un uomo d’altri tempi per cortesia, disponibilità ed educazione.

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