Isabella Ambrosini: faccio la musica che amo selezionando ciò verso cui ho trasporto

Isabella Ambrosini è l’ospite dell’intervista di oggi , un’eccellente professionista ed una donna dai tanti primati, diplomatasi in Direzione di Coro, Composizione con E. C. Alandia, perfezionatasi poi in Direzione di Orchestra, con C. Palleschi, B. Aprea e B. Haitink, è laureata in Lettere con indirizzo Storia della Musica. Dal 1999 è Direttore Artistico e Musicale dell’Orchestra Roma Sinfonica e del Coro Roma Tre da lei fondati. Ha tenuto più di 500 concerti in Italia e all’estero in un’intensa attività concertistica.

Isabella Ambrosini. Foto da Ufficio Stampa
Isabella Ambrosini. Foto da Ufficio Stampa

E’ l’unica donna ad aver diretto un concerto nell’Aula di Montecitorio che è stato trasmesso in diretta televisiva su canali Rai, come spesso è accaduto anche per altri suoi concerti andati in onda su emittenti nazionali quali Rai, RaiVaticano, Radio Vaticana e Sky.

Ha eseguito diversi concerti alla presenza di S.S. Giovanni Paolo II e del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, ed altri in collaborazione con istituzioni musicali quali l’Accademia di Santa Cecilia, il Teatro dell’Opera di Roma, Fondazione Musica per Roma.

Vanta collaborazioni anche in campo internazionale con formazioni orchestrali come l’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo, l’Orchestra Sinfonica di Mosca e l’Orchestra dei Teatri dell’Opera delle Repubbliche Baltiche, di Ungheria, di Polonia, di Slovacca e Cechia. Recentemente è stata invitata a dirigere l’Orchestra Filarmonica della Calabria, la Cairo Symphony Orchestra e l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Bratislava. Prossimamente sarà sul podio dell’Orquesta Filarmonica di Queretaro in Messico.

Benvenuta carissima Isabella Ambrosini e grazie del tuo tempo per questa intervista, come è stato il tuo primo incontro con la musica?

Quello che rispondo sempre, nelle interviste, con Richard Wagner. I miei genitori erano melomani ed in particolare a mio papà piaceva Wagner. Fin da bimba ascoltavo la musica classica ed un giorno sentii “Tristano ed Isotta”, ero piccola, potevo avere 3 o 4 anni. D’impeto dissi “voglio questa cosa qui” e, ovviamente, nessuno mi prese sul serio, ma io insistetti e dissi nuovamente e con decisione “Voglio fare questo”. Tutto il resto fu poi di conseguenza.

Hai una straordinaria formazione, fatta di decenni di esperienza nel dirigere orchestre diverse, cosa può rendere un Direttore davvero eccellente?

Le capacità interpretativa e quelle di saper penetrare la musica e leggerne il messaggio che il compositore vuole comunicare. Questo fa la differenza tra un direttore ed un interprete. Sono sempre più convinta che i musicisti devono essere degli interpreti. Oggi si da una grande importanza alla perizia tecnica e ci si chiede poco il senso di quello che si sta facendo. Io credo che se non si arriva fino in fondo al messaggio, il lavoro del musicista è quasi inutile. Si fanno dei virtuosismi, ed oggi si vedono molti musicisti molto belli ed esposti, ma la musica deve venire prima di tutto, prima di chi la esegue e dirige.  Il merito a mio avviso è soprattutto di chi l’ha composta e noi, musicisti e pubblico, dobbiamo ricollegarci a questo messaggio.

Come è confrontarsi con un mondo quasi esclusivamente al maschile?

Non è facile. Posso dire che per una donna ci vuole molto buon senso e tanta capacità di supplire alla diffidenza che spesso hanno gli uomini nei confronti delle donne, nonostante un’acclarata cultura e preparazione. Per accreditarsi in un mondo maschile la donna deve faticare il doppio.

Isabella Ambrosini. Foto da Ufficio Stampa
Isabella Ambrosini. Foto da Ufficio Stampa

Ci sono stati momenti in cui sei stata in difficoltà tanto da pensare di cambiare percorso?

Si certo mi è capitato diverse volte e avrei, forse, anche potuto cambiare percorso se non fosse stato che la risposta dentro di me è sempre stata la stessa: “questa è la cosa che davvero voglio fare”. La musica per me è il senso della mia vita. Credo inoltre che le donne non debbano rinunciare ai loro sogni. Non si può nemmeno scendere a compromessi dal punto di vista dell’immagine. Mi sento in dovere di essere molto severa su questo. Abbiamo deciso di prendere questa strada e quindi con serietà, senza nemmeno usare le astuzie femminili che sarebbero una “deminutio”, è bene proseguire. Bisogna avere questo coraggio.

Che tipo di conduzione di orchestra è più congeniale per Isabella Ambrosini alla Daniel Barenboim tipo generale o alla Claudio Abbado più moderno, o con un proprio stile personale?

Io ovviamente ho il mio stile personale. ma sinceramente se dovessi scegliere preferirei Abbado e per una direzione più moderna.

Sei laureata in lettere con indirizzo Storia della Musica, come si possono avvicinare i giovani ai concerti e alla musica classica, oggi anche raccontando attraverso le note un po’ della nostra storia?

La musica è un linguaggio, se non si portano i giovani a scoprire il messaggio della musica, del brano di un compositore, i giovani non la possono comprendere. Dovrebbero ascoltare da bimbi questo genere di musica, in casa. Sarebbe necessario che i genitori li abituassero a capire che non è solo una sollecitazione dell’orecchio ma un messaggio criptico, come tutte le espressioni artistiche. Bisognerebbe studiare la musica anche a scuola. La musica è gestione e rappresentazione delle emozioni, fare musica è una mano santa anche per tanti problemi dell’anima. Un bimbo che la ascolta la comprende anche istintivamente. Un bambino privato della musica è privato di molto.

Hai fondato e dirigi come Direttore Artistico e Musicale, l’Orchestra Roma Sinfonica ma anche ed il Coro Roma Tre, ci vuoi raccontare di questa tua esperienza?

E’ nato sul campo, in particolare mi riferisco al coro. Tenevo dei corsi interdisciplinari all’Università degli Studi Roma Tre  e parlavo di musica. I giovani che mi seguivano mi dicevano che avrebbero voluto praticare la musica e non solo parlarne. E’ cosi’ ho fondato il coro ed ora ne vado orgogliosa perché è diventato un coro professionale con alle spalle un curriculum di tutto rispetto, e anche perché il mio lavoro è stato soprattutto di educare i ragazzi alla musica ed al canto. Questa è proprio la prova provata che i giovani che arrivano all’università senza aver mai praticato la musica e avvertono un vuoto rendendosene conto quando scelgono di fare storia della musica e si accorgono di avere una mancanza. Per questo che mi sono dedicata alla promozione dei giovani diventando quasi una missione per me, anche perché in Italia, purtroppo, non si coltivano i giovani talenti.

Hai fatto concerti ed esperienze professionali nel mondo come direttore d’orchestra, come si riesce a mettere tutti insieme, persone di nazionalità e lingue diverse?

Beh, ma questo è proprio il bello del mio lavoro. Mi piace proprio avere a che fare con i musicisti che vengono da tutto il mondo con teste differenti ma che in comune hanno la passione per la musica e tutto si amalgama perfettamente quando si ha questo desiderio di “fare” musica. Dal 2015 tengo una rassegna “Nuove voci della lirica” in collaborazione con Teatri lirici e Istituti di Cultura Esteri- l’edizione del 2019, ad esempio, è stata in collaborazione con il Teatro dell’ Opera di Bratislava- selezionando giovani cantanti che giungono da tutto il mondo, e mi affascina molto vedere i ragazzi che vengono da un direttore italiano, perché ritengono che in Italia siamo il non plus ultra. Siamo visti come l’eccellenza assoluta per la lirica, vengono in Italia e partecipano alla rassegna per approfondire l’interpretazione dell’opera e la tecnica vocale.

La  musica certamente è un tipo di comunicazione che va ben al di là della lingua, ma cosa ci si scambia nel corso delle prove e preparazione di un concerto?

E’ uno scambio di emozioni e di idee molto forte. Se si riesce ad entrare tutti in sintonia è davvero meraviglioso. E proprio un lavoro di squadra per donare qualcosa al pubblico. Un atto bellissimo, ma bisogna entrare uno in sintonia con l’altro. E’ un lavoro difficile ma è come una scintilla che quando scocca dona un senso di benessere. La musica è vibrazione e quando tutto è armonico la sensazione è unica. A volte invidio chi sta facendo la musica perché li sento più presi di me, io per forza di cose devo rimanere un pochino più distaccata, per condurli. Mi viene in mente il grande Direttore Giuseppe Sinopoli, non a caso uno degli interpreti più profondi della musica di Wagner, una musica veramente densa di senso.

Quali sono stati i momenti più gratificanti della carriera?

Sicuramente il concerto alla Camera dei Deputati. Ancora oggi sono stata l’unica donna che ha condotto un concerto in questo luogo e poi venivo subito dopo un concerto che ha diretto Riccardo Muti. Un’occasione particolare anche perché era un concerto per la commemorazione dei caduti per la pace. Eravamo tutti molto commossi in una atmosfera di forte empatia. C’era una commozione parlabile da parte di tutti.

Un altro momento gratificante è stato quando sono andata a dirigere al Cairo, in un paese Mussulmano. La prima donna che andava a dirigere li, con tutte le problematiche del momento. Mi sono trovata benissimo, con i musicisti di cui molti arabi, ma tutti assetati di sapere come una occidentale, un’italiana, avrebbe interpretato la musica. E’ stato un concerto stupendo. Abbiamo suonando la 7^ Sinfonia di Beethoven e siamo stati davvero insieme in un unicum, io e l’orchestra.

Il prossimo impegno artistico?

Sarà in un Paese bellissimo, in Messico. Un contatto fra un direttore e un compositore che mi porterà in questo magnifico luogo per un concerto tutto di musica italiana, lirica e sinfonica, in occasione delle celebrazioni per il cinquecentenario di Leonardo Da Vinci. Sarà per me un onore rappresentare l’Italia in questa occasione!

Quali sono da sempre le “cose importanti” per te, che tieni presente?

Per me è importante essere onesti, qualunque lavoro si faccia, è importante che l’atteggiamento verso gli altri possa essere sempre un messaggio di onestà e nel mio caso , quindi che lo siano le interpretazioni della musica che dirigo. Scelgo i progetti perché mi piacciono e faccio la musica che amo, non per apparire, ma selezionando molto quello verso cui si ho trasporto. Così il lavoro che si fa ha realmente un senso profondo. Ci dobbiamo sempre chiedere che messaggio stiamo dando agli altri. In questo senso, allora, si che la musica arriva a tutti dando il messaggio giusto, appunto con onestà. E’ difficile che al pubblico ciò sfugga poiché la musica è un messaggio. Abbiamo dei casi di Direttori non particolarmente concentrati sugli aspetti tecnici della direzione che però comunicano molto perché in loro è vivo il senso vero della musica e dunque il pubblico li premia. Mi viene in mente il grande Direttore Giuseppe Sinopoli, non a caso uno degli interpreti più profondi della musica di Wagner, una musica veramente densa di senso.

“Prima di dormire” rivolgi un pensiero a qualcuno o qualcosa?

A dire il vero vorrei averlo sempre un pensiero, ma spesso mi addormento esausta. Il mio pensiero comunque è rivolto alla musica. Ieri ad esempio mi sono addormentata pensando all’Overture del Tannhäuser, magnifica opera del mio amato Wagner!

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