A tu per tu con Cirillino.

La Gazzetta dello Spettacolo oggi ha voluto ospitare un’intervista un po’ più insolita con Cirillino: uno dei clown più amati dai bambini e non solo, personaggio emblematico del parco dei divertimenti di Napoli che si racconta a noi ed ai lettori, facendo scoprire la parte più privata di se.

Cirillino
Cirillino. Foto di Giancarlo Cantone

Benvenuto Cirillino, da dove nasce la scelta del tuo nome?

Non ho scelto io il mio nome! Lo ha scelto tanti ma proprio tanti anni fa un bambino diciamo alto…così! Di certo non superava i 5 anni. Che carino..E’ successo ad Edenlandia! Dove ho trascorso un bel terzo della mia vita. Gli stavo facendo un palloncino e dopo averglielo consegnato mi chiede “Scusa ma tu come ti chiami?” “Io mi chiamo Cirillo! E’ anche il mio cognome sai?” E lui “Cirillo?…Cirillo? …No! Non va bene! Tu giochi coi bambini, tu sei piccolino…tu sei ..Cirillino!”

Dopo qualche tempo decisi di depositare il nome “Cirillino“. Ed ancora oggi è registrato. Confesso che mi piacerebbe tanto rincontrarlo. Avrà una trentina di anni e sarà alto…più di così!

Cosa ti ha spinto a diventare clown?

Il caso. Avete giusto un minuto? Ho fatto tutti i mestieri di questo mondo. O almeno gran parte di essi. Geometra (pentito). Non avevo le idee chiarissime. Oggi sceglierei di certo un altro indirizzo alle superiori. Infatti come geometra son durato piuttosto poco. E prendevo poco! Non sono affatto attaccato ai soldi. Ma diamo a Cesare quel che di Cesare! Dalla mattina fino alle due di notte a disegnare travi sulla carta mozzarella col mio tecnigrafo! No. Lavoro si. Ma…E allora cominiciai a far di tutto. Pur di esser autonomo e sempre con un soldo in tasca senza aspettare paghette varie (che poi la paghetta di papà la passavo sempre a mammà che la conservava. Ma non per me. Per i miei fratelli. Ben 4…). Qualsiasi lavoro per me andava bene. Ero giovane e forte. Pure adesso sapete? Tutto riuscivo a fare. Un esempio? La stagione estiva andavo a raccogliere le nocciole nel Nolano. Mi beccavo ben 50 mila lire al giorno niente male no? poi con giacca e cravatta me ne andavo a fare il rappresentante di materassi! Mi sentivo… Jerry Scotti davanti a tutte quelle persone che pendevano dalle mie labbra a casa della signora Concetta che gentilmente ci ospitava. E poi vendevo unità di cottura e poi, idromassaggi…e poi..e poi… lasciai. Non mi piaceva questo lavoro. La parlantina c’era. Non come quella di Jerry naturalmente. Ma non ero convinto di quel che vendevo. E non mi sembrava giusto. Anche se il prodotto meritava. Continuo?… Operaio in una fabbrica di confetti per sei mesi. Mi alzavo alle sei del mattino. Era pesante come lavoro ma non mi pesava, pesava piuttosto la “poca paga” settimanale… E poi le patate…le angurie, i lavoretti da casa ma c’era sempre un imbroglio sotto! Pagavi, pagavi ma non guadagnavi! Come funziona scusate?

Raccolta di pomodori, il cameriere, il muratore e poi anche l’imbianchino. Ho lavorato anche in una chat! E parlo del videotel..ricordate? Forse le prime messaggerie! Ma era un pò come dire..un pò così…un pò troppo così direi. Il mio compito era quello di fare compagnia a chi di compagnia ne aveva tanto bisogno! E costava anche tanto per l’utente! Ed era una chat insomma…di un certo tipo. Capito? vabbè.. Immaginate su.

E poi mi son iscritto anche all’univeristà, sapete? Giurisprudenza e ricordo bene quel mattone di Diritto Privato con parte speciale alta così.. e quelle fotocopie che non finivano mai…Il problema era, come accennato prima, che mi piaceva tener qualcosina in tasca e allora studiavo e lavoravo. Non si può fare. Lo studio è una cosa seria.

Così da Mezzocannone decisi di trasferirmi a Fisciano. Dicevano che era più facile tanti anni fa. C’eran pochi iscritti allora. Io studiavo, poi mi fermavo, poi ristudiavo e mi rifermavo e poi…non andavo a fare gli esami. E poi lavoravo lavoravo lavoravo e non studiavo più e.. mi resi conto che quel bollettino postale di colore rosso che ogni tot mesi mi arrivava e che mi ricordava che ero iscritto alla facoltà di legge…non lo dovevo pagare più. Perchè era davvero inutile pagarlo. A malincuore…lasciai.

Tanti saluti a Trabucchi. Ma bene o male l’esperienza l’ho fatta no? Poi un giorno mi fidanzai con una bella ragazza, e forse ne son ancora innamorato, soprattutto quando mi ricordo i suoi occhi verdi.

La sorella gestiva una bella pizzeria in Costa Smeralda, ed io non potevo farmi sfuggire questa occasione! Dovevo imparare a fare il piazzaiuolo. E ci riuscii. Ben 5 anni stagione estiva in Sardegna a fare le pizze mica si dimenticano così…Ci lasciammo. Dopo 5 anni appunto. Dovetti lasciare la Pizzeria…che dipiacere! Piansi per un bel po’ di mesi! Ehy..mica per le pizze! Piansi per la mia ex fidanzata dagli occhi verdi!! E anche un po’ per le pizze, diciamoci la verità: mi ero affezionato anche a Margherita, a Capricciosa…Così la stagione successiva decisi di andarmene all’avventura a Rimini dove tutti dicevano che si trovava subito, ma proprio all’istante..lavoro! Macchè??? Dovetti “sudare 4 camicie” o anche più per trovare un posto in prova in una pizzeria gestita da un amico di Salvini.

Infatti dopo 15 giorni esatti mi licenziò. Le pizze eran buone credetemi. Eravamo ancora a inizio stagione e non potevo ritornarmene a casa sconfitto! Ehm..conobbi una ragazza. Faceva la costumista. Decise che dovevo farmi fare da lei un costume da Pierrot. Decise che dovevo fare l’artista di strada. Decise che siccome molti lo facevano potevo farlo senza problemi pure io. Decise tutto lei. Non avevo nulla da perdere, a parte i soldi che le diedi per il costume e così cominciai. Sento ancora la vergogna sulla mia pelle. Mi vengono i brividi! Avevo vergogna di chiedere l’elemosina in strada! SI! Era Elemosina dato che non sapevo far nulla! E chi lo aveva mai fatto l’artista..(artista de che?) di strada? Insomma a me piaceva essere autonomo ricordate? Ed allora pensai che dovevo farcela pure stavolta. Mi chiusi nel mio monolocale a studiare cosa poteva far divertire la gente che mi incontrava in strada e ….insomma sarebbe davvero troppo lungo spiegarvi le avventure, le disavventure di quei bellissimi e indimenticabili giorni. In strada c’era anche il bravo Marco Cristi vincitore del premio Troisi e di tanti altri premi meritatissimi. Lui suonava le canzoni di Federico Salvatore…io facevo il clown.

Ci siamo divertiti come non mai. E in strada si guadagnavano un sacco di soldi.

Un giorno incontrai Paride Orfei. Il circo del papà Nando Orfei, era a San Giugliano Mare. Praticamente a 500 metri dalla passeggiata di Rimini. Io andavo in giro con una bici già vestito da Pierrot. Lui incuriosito mi fermò. Mi chiese chi fossi e volle farmi fare un provino col suo grande papà Nando. Mi presero. Diventai ufficialmente per la prima volta nella mia vita un clown. Lavorai nel circo per alcuni mesi e poi ci salutammo. I fratelli Bisbini famosi clown trapanesi sapevan fare i palloncini. Due o tre per la precisione. E allora mi chiesi: chissà quante cose ancora si posson realizzare con questi palloncini magici. Tanti anni fa non esisteva ancora youtube e neanche avevan inventato il web e non c’eran neanche i negozi dei cinesi dove poter acquistare i Q 260 per la manipolazione di palloncini.

L’unica cosa da fare era di recarsi direttamente alla fabbrica. Bussare e chiedere “Salve…vorrei acquistare dei palloncini e imparare anche a farli. Potreste aiutarmi?” ma per fare questa domanda dovevo recarmi sul posto. Presi

l’aereo e con circa 9 ore di viaggio arrivai a destinazione: New York.

Com’è ? Bellissima e grandissima. Ma a me non è piaciuta tantissimo. Strano se vi dico che mi son sentito un tantinino solo? Eppure sappiam bene quante persone corrono di qua e di là. Una marea umana…  I taxisti mi eran simpatici. Soprattutto perchè non si arrabbiavan mai quando gli facevo fare delle manovre incredibili da una carreggiata all’altra. E nessuno era di New York. Le torri gemelle, altissime. Allora c’erano. E mi struggo di dolore ogni volta che penso a tutti i commessi con cui ho fatto amicizia. Spero se la sian potuta cavare. Lo spero… Comunque restai a New York per ben 40 giorni, allo Sheraton Hotel. Sento ancora nelle mie orecchie la musica jazz..quel sassofono….adoro. Dove vai vai a New York senti musica jazz…insomma alla Fifht Avenue in un palazzo al secondo piano in un negozio di magia famosissimo vidi finalmente quei palloncini che tanto avevo rincorso. Ne ero già innamorato quando li vidi per la prima volta al circo ma… Me ne innamorai nuovamente all’istante e perdutamente. Ho ancora tante videocassette che acquistai in quel negozio che mi sfugge il nome ma che aveva all’ingresso quella bellissima gigantografia del grande Silvan. Che emozioni…. Tornai in Italia e cominciai a lavorare come manipolatore, unico manipolatore palloncini in quegli anni. Non se ne vedevano in giro ! Ed ero anche piuttosto bravo! Mi allenavo senza sosta. Facevo la media di 500/600 palloncini al giorno. Non pensavo ad altro. E tutti quei palloncini li regalavo nel condominio, nelle scuole ai vicini di casa ai ristoranti…Li lasciavo al salumiere…eran davvero troppi! E mi chiedevano come si facevano. E li realizzavo sotto ai loro occhi…E con le prime mance capii che senza volere stavo già facendo un altro lavoro… e mi piaceva un sacco! Ero il primo a Napoli e dintorni! Wow! Stava nascendo qualcosa…e non sapevo ancora bene cosa. E dopo aver fatto Pierrot per una stagione intera nel parco giochi Aqualand a Vasto Marina mi ritrovai…per un caso fortuito ..a Edenlandia nella mia bellissima città a fare il personaggio di questo parco meraviglioso. Stava nascendo …Cirillino.

Cosa non dovrebbe mai perdere di vista un bravo clown?

Il sorriso dei bambini.  Ma anche degli adulti che si illudono di non esser più bambini…Guai ad abituarsi, guai a credere scontati i sorrisi delle persone per te. Un errore grave. Ogni volta deve essere emozionante e diverso. Mai perdere di vista un prezioso e sano sorriso. Sarebbe un vero peccato…

Cirillino raccontaci un aneddoto a cui sei particolarmente legato.

Si. Ce l’ho. Ma meglio non farlo leggere ai bambini. Da quando mi son separato, non vivendo oramai più in famiglia ho dovuto riorganizzarmi il 24 dicembre. Finora lo avevo trascorso in famiglia. La mia famiglia. Composta da Mamma, Papà due figli bellissimi. Con la separazione siam venuti ad un accordo: i figli la Vigilia con la mamma e il giorno di Natale con papà. Con me. Per tanti anni ho fatto “Babbo Natale” ai miei figli. E sotto sotto sapevan che ero io. Ma mi han sempre lasciato fare…Troppo bello, ma mi resi conto che tutto era finito. Non si poteva fare più. Con grande dispiacere. Ma se non si poteva fare più coi miei figli si poteva tentare coi figli degli altri! SI! Trascorrere tutta la vigilia di Natale a portar giocattoli ai bambini..saltando da una famiglia all’altra! Così la Vigilia passava presto presto no? Idea geniale!

E non vedevo l’ora che passasse in fretta…perchè se in certe condizioni ti fermi solo un attimo a pensare com’era…C’è solo da starci male…

L’aneddoto: circa tre anni fa andai a far visita a Giuseppe, un bambino piutosto ricco, che adesso di sicuro avrà l’età in cui non crede più a Babbo Natale (ma forse non ci credeva neanche prima ahimè). L’accordo con la mamma è che io dovevo stare fuori e raccogliere tutti i giocattoli lasciati fuori alla porta. E che giocattoli! Computer ultima generazione, giochi incredibili, cellulari (non uno…due o forse tre)..tablet…giochi elettronici, cuffie con microfono, telescopi, microscopi..nintendo, playstation, xbox…insomma di tutto e di più. Busso alla porta. Si apre e noto subito prima di ogni altra cosa quell’albero bellissimo gigantesco che toccava il soffitto…e mi chiedevo quanto tempo c’avevan messo per addobbarlo. Era pieno di luci, di palle, insomma di tutto. Mi apre proprio lui, Giuseppe, bel ragazzino. Sveglio. Di quelli che ti accorgi subito che finora ha avuto tutto, vuole tutto e pretende ancora di più.
Appena mi vede, e vi garantisco ero un bel Babbo Natale grassone, barba lunghissima, stivali, ero impeccabile… Non mi saluta neppure e guarda subito aiutandosi con le mani nel mio sacco rosso a dire “facimme ambress Babbo Natà”… E non solo. Esce fuori dalla porta… e prende lui stesso tutti i giocattoli lasciati lì a terra… proprio perchè erano tantissimi e non c’entravano nel sacco. Non potevano entrarci. Non entravano neanche sotto a quel  gigantesco e bellissimo albero di Natale alto fino a toccare il soffitto…La mamma e il papà a dir la verità han tanto insistito a cercar di frenarlo ma niente… Si vedeva che andava a finire sempre così. E lui come un forsennato prendeva e apriva tutto quello che gli capitava. A volte restava contento e molte volte no. Dopo un po’ vado via. Dispiaciuto. Ma sapevo che non era colpa sua… Avevo un’ ultima tappa. Il mio foglietto di appuntamenti mi diceva che dovevo andare a trovare Vincenzo. Telefono al Papà per avere delle indicazioni e dopo un pò arrivo sul posto. Una casetta in campagna. Tanti cani che abbaiavano. Un pò di nebbia. Poche luci. Una casetta normale. Prendo i giocattoli nel cantinato. Non troppi ma c’erano. Salgo al seminterrato, busso e… subito tanto ma tanto calore! Tanti sorrisi! E’ arrivato Babbo Natale!!! E’ arrivato Babbo Natale! La Nonna che fa subito una foto con me! E io che faccio finta di fare il Babbo rintronato e mi siedo in braccio al nonno….tutti che ridono. La zia che mi abbraccia..e Vincenzo insieme agli altri cuginetti che mi accarezzano! Accarezzano il costume..ahahah che belli che sono. Mi offrono da bere, mi danno un biscottino e Vincenzo recita la poesia di Natale. Tutti commossi. E anche io…ma con tutta quella barba forse nessuno se ne è accorto…

Una volta smessi i panni di clown… nel privato chi è Cirillino?

Cirillino è una persona. Semplicissima. .Molto educata. Abbastanza taciturna. Pochissimi amici. Che sente sulle spalle tutti gli anni che suggerisce la sua carta di Identità..(non azzardatevi a chiedermi quanti anni ho! Diventereste subito miei nemici!)
E a cui piace sprofondare nella musica il più possibile. Radio, cd, mp3, pc… Amo jazz, fusion…

Ringraziandoti del tuo tempo, nel salutarti ti chiedo di renderci partecipi di una tua confidenza … raccontaci di un desiderio personale che Cirillino amerebbe poter realizzare.

Un cartone animato. SI. Vorrei vivere in un cartone animato. Li adoro. Ancora oggi ne vedo…ma nessuno lo sa. Da adesso però lo sapranno in tanti grazie a voi. Si.Perchè in un cartone animato puoi fare quel che vuoi. Ed è tutto bello. E non soffri. Non c’è dolore in cartone animato. Inviterei tante famiglie nel mio cartone animato. Mi piace la famiglia. UNITA. Gli sorriderei sempre senza mai stancarmi. Amo sorridere alla gente. A mamma, a papà, ai bambini, ai nonni. Ho un debole per le persone di una certa età (non mi piace chiamarli anziani…potrebbero esser più giovani di noi) Nel mio cartone animato non esiste tristezza. Stiam tutti bene. C’è tanto Amore, Dolcezza, Rispetto, educazione..

Nell’aldilà, sappiatelo, c’è un bel cartone animato che ci aspetta… Ciriciao ragazzi!

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