L’Esperto risponde: Matteo Setti e lo Swing

La rubrica “L’Esperto risponde” è lieta di ospitare Matteo Setti.  Bravissimo attore, cantante, musicista, performer completo, a cui rivolgeremo domande inerenti ad un genere musicale molto particolare per il quale nutre grande passione: lo Swing.

Matteo Setti. Foto di Thomas Lui.
Matteo Setti. Foto di Thomas Lui.

Matteo Setti da profondo estimatore di questo sound sofisticato e raffinato, è riuscito attraverso le sue risposte a farci toccare con mano emozioni che solo un grande interprete appassionato come lui può regalare.

Benvenuto Matteo Setti,  grazie per la disponibilità. Parlando di Swing, quali sono le caratteristiche principali di questo genere musicale di cui lei è grande estimatore?

Lo Swing ha rapito la mia attenzione all’improvviso, bussando alle porte della mia curiosità musicale dicendo: ora ascolta me. E’ successo molto tardi, era il 2012, proprio quando ha inizio il mio viaggio in America. Così inizia l’esperienza con lo Swing, questo genere elegante e narrativo con i suoi testi positivi e felici, scatenati dal bisogno di uscire da un periodo difficile che nel 1920 affligge New York con il proibizionismo e la grande crisi economica che correva in quegli anni.

E’ un genere felice, sensuale, carico di storie di vita vissuta e di speranze per un futuro diverso, non tanto diverso dal nostro presente no? La musica Swing e il suo “dondolare”, significato della parola inglese, mi ha coccolato all’improvviso e mi ha portato in un mondo del canto affascinate e totalmente nuovo, credo che non smetterò mai di cantarlo.

Quali sono i principali strumenti usati che vengono adoperati per questo piacevolissimo sound?

Gli strumenti che si riconoscono subito sono: Pianoforte, Batteria, Chitarra e Basso.

Nella sezione fiati, detti anche ottoni, troviamo la Tromba, il Trombone e il Sax, lo Swing nasce inizialmente con il solo organico ritmico, gli ottoni vengono aggiunti successivamente, quando si crearono lo Big Band qualche anno dopo.

Matteo Setti, in conclusione, ringraziandola le chiedo: cosa rappresenta per lei lo Swing?

Lo Swing per me rappresenta un raffinato modo di cantare, dove non serve una spinta canora importante come nel PoP, anzi al contrario, per questo lo rende più difficile da esprimere a mio parare. Lo Swing come il Jazz hanno bisogno di un’interpretazione e di una tecnica molto più ricercata, c’è dietro un grande lavoro, io ho speso quasi due anni per avvicinarmi a buone esecuzioni, ma non arriverò mai ad eguagliare i grandi intepreti di questo genere musicale. I miei preferiti? Frank Sinatra, Paul Anka, Tony Bennett, Louis Prima, Ella Fitzgerald.

Grazie a Matteo Setti per la disponibilità… un vero e proprio ciclone inarrestabile di idee e di iniziative, il suo voler mettersi continuamente in gioco nell’affrontare con passione sfide e progetti, non fanno altro che confermare la determinazione e sicurezza della sua grande arte.

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