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Marco Bonini, un artista eterogeneo

Oggi siamo in compagnia del bravissimo Marco Bonini, artista apprezzato sia per i ruoli al cinema che in tv, tra gli ultimi successi ricordiamo la fiction “il Paradiso delle Signore” dove ha ricoperto un ruolo da protagonista accanto a Giuseppe Zeno, Alessandro Terzigni, Christiane Filangieri e Giusy Buscemi.

Marco Bonini. Foto Solitude (Riccione).
Marco Bonini. Foto Solitude (Riccione).

Marco Bonini è un artista molto eterogeneo, e lo si può notare ripercorrendo la sua vita professionale molto varia e differenziata in generi, grazie ai molteplici ed ampi interessi che Marco abbraccia.

Per racchiudere il tutto in un concetto facendo “nostra” una frase di un luminare, possiamo dire che l’arte di  Marco Bonini  può essere tranquillamente rappresentato da una citazione di Nietzsche: “L’uno è molto!”Marco si sente “uno” e allo stesso tempo si sente “molto” vario…

Ma andiamo a conoscerlo meglio.

Benvenuto Marco Bonini, inizio con il chiederle da dove nasce il suo amore per la recitazione? 

Nasce da una evoluzione della passione per la danza. Da ragazzo ho studiato danza classica per cinque anni e a 19 anni la mia insegnante russa mi disse una cosa molto chiara: “Sei troppo alto per quanto poco bravo!”. Alludeva al fatto che un ballerino di 187 cm o diventa un primo ballerino, un’Etoile (vedi Bolle) o non avrebbe lavorato molto in corpi di ballo che prevedono altezze medie molto inferiori. Io non ero abbastanza bravo per diventare un’Etoile. Ma Viorika (ndr nome della mia insegnante) non si fermò a questo, ma aggiunse : “la cosa buona che hai è però l’espressività scenica… faresti meglio a fare l’attore!”. Ed io non mi offesi del suo giudizio, e come faccio spesso mi concentrai sull’aspetto positivo del suo commento. Così lasciai la danza e feci l’esame alla accademia Silvio D’Amico… e mi presero…. per qualche mese… poi mi cacciarono, ma questa è un’altra storia.

Marco lei è attore di cinema, tv, teatro, oltre ad essere produttore e sceneggiatore, possiamo affermare che la caratteristica predominante della sua personalità artistica è proprio l’eterogeneità?

Assolutamente si… e Assolutamente no. Si, nel senso che mi interessano tutti gli aspetti dello “story telling”, dalla scrittura, alla messa in scena, alla recitazione e fin’anco alla realizzazione tecnica, incluso il processo di finanziamento. No nel senso che non c’è alcuna schizofrenia in questa varietà, c’è al contrario assoluta consistenza. L’unico mio obiettivo è raccontare storie. Recitare è raccontare la parte di una storia relativa al  personaggio che interpreto. Scrivere è raccontare una storia che ha all’interno tanti personaggi. Mettere in scena è raccontare una storia… anche produrre ha un rapporto strettissimo con la narrazione della storia. Un produttore sceglie le storie e lavora affinché vengano raccontate bene. Mette gli artisti in condizione di fare il loro lavoro. Il produttore è sempre il padre dell’opera, l’artista (gli artisti) sono la madre. L’opera è il figlio di questa famiglia. E come tutti i figli cresciuti bene hanno bisogno di padre e madre.  

La sua carriera è stata segnata da infinite esperienze, citarle tutte è davvero impossibile… c’è un lavoro a cui è particolarmente legato?

Il prossimo…

Un ruolo che le piacerebbe poter interpretare che ancora non ha ricoperto?

Il prossimo…

Si descriva con tre aggettivi.

Appassionatamente creativo, determinato, paziente.

Stato di salute della cinematografia italiana, secondo un suo parere.

Il cinema è in crisi… e lo è sempre per sua costituzione… l’arte è sempre in crisi fino a che arriva un grande film che rianima tutto e tutti e magari stimola altri bei film. E’ vero che ci sono le stagioni e le “Vague”… ma non mi sembra questo un periodo di “Vague”. Siamo in una società sempre più atomizzata e autoriferita, difficilmente uscirà una nuova stagione del cinema Italiano. Ci sono tanti bravi registi, Garrone è sicuramente uno dei più dotati, io amo moltissimo Virzì… è più vicino ai miei gusti. Ci sono e ci saranno nuovi autori interessanti, ma per rifare “la commedia all’italiana” o il “neorelismo” serve una Scuola di pensiero. Serve confrontarsi, conoscersi, serve elaborare un pensiero critico condiviso e uno stile comune. Allora esce la “Nouvelle Vague”… noi siamo ognuno a casa propria, non ci parliamo tanto… e abbiamo le idee molto confuse su come funziona questa società così complessa. Così difficile da decifrare e sintetizzare in un racconto

Marco Bonini. Foto Solitude (Riccione).
Marco Bonini. Foto Solitude (Riccione).

Un film del passato a cui avrebbe voluto prendere parte?

IL SORPASSO. Con Edoardo Leo abbiamo provato ignobilmente a emularlo, anche solo evocarlo ci sarebbe bastato. Il primo film di Edoardo, scritto insieme, “18 anni Dopo”  è un atto di amore per il Sorpasso.

A breve inizieranno le riprese di una nuova fiction: “L’amore, il sole e le altre stelle”. Può darci piccole anticipazioni sul suo personaggio?

Questa è un’altre nostra sceneggiatura (mia e di Edoardo) che ho riadattato per Raiuno con  Giacomo Bisanti e Matteo Visconti.  L’amore, il sole e l’atre stelle è un viaggio all’interno della genesi del desiderio di due adolescenti figli di due  famiglie evaporate. ANDREA e SABRINA  (io e Chiara Ricci)  rappresentano l’amore “carnale”, l’istinto, la passione sregolata però dall’incapacità  di gestire la pulsione; Andrea e Sabrina, genitori di Michela (Elisa Visari) sono separati da quasi tre anni perché Sabrina si era stancata dei tradimenti seriali di Andrea. I due hanno però ancora rapporti in modo clandestino alimentando la confusione di un amore grande completamente incapace di strutturarsi in comportamento adulto. Il motto del film è : “Puntiamo in alto, cadiamo in basso… e giriamo in tondo”. La profonda contraddizione di attrazione e repulsione che regola i rapporti amorosi è un po’ come le orbite dei pianeti, attratti dalla enorme forza di attrazione del sole ma respinti dall’uguale e contraria forza centrifuga del loro moto di rivoluzione… il risultato è che noi esseri umani, come i pianeti rimaniamo incastrati nelle nostre orbite… attratti e respinti dall’amore… che, diceva Dante,  move il sole e l’altre stelle.

A diretto contatto col pubblico o davanti la macchina da presa: quale esperienza le infonde maggiore emozione?

Sono emozioni diverse e simili. Il cinema ha il primo piano che potremmo equiparare all’intimità di un bacio. Il teatro ha tutto il corpo in campo lungo… che è invece piuttosto equiparabile ad un rapporto completo. Quale dei due infonde una emozione maggiore? Io non posso fare a meno di nessuno dei due.

A proposito di ruoli… emotivamente, quanto è stato coinvolto da “Corrado Colombo” del Il Paradiso delle Signore?

Ogni personaggio mi coinvolge in modo diverso. A Corrado ho voluto molto bene e credo che il pubblico lo abbia notato. Mi ha fatto molta tenerezza la sua purezza, la sua impacciata e umile fierezza. Ho riso con lui, ho pianto con lui e ho amato con lui la signorina Mantovani. Si. Forse Corrado mi ha sedotto più di altri personaggi.

In conclusione… Marco Bonini cosa augura a sé stesso per il futuro?

Di continuare ad essere “molto” per divenire sempre più “uno”,  sempre più me stesso. Mi auguro che il pubblico, ma soprattutto i giornalisti, comincino a capire che questa mia apparente varietà non è schizofrenia, ma piùttosto complessità … che credo sia proprio la mia identità.  E questa intervista è una bella opportunità che lei mi ha offerto. E per questo le sono molto grato, gentile Silvana.

Non possiamo che fare un grandissimo “In bocca a lupo” a Marco Bonini, augurandogli le soddisfazioni che merita. Ci sono artisti davvero talentuosi e capaci, il cui ingegno dovrebbe essere messo ancora più in luce in quanto meritevole di tante gratificazioni.

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