Barbara Venturato si racconta

Ecco Barbara Venturato, misteriosa Rossitto di Romanzo famigliare

Siamo in compagnia di Barbara Venturato, giovanissima artista di grande talento e bellezza che si è fatta notare, riscuotendo consensi immediati da parte del pubblico, in Romanzo Famigliare una fiction di Rai 1 che ha ottenuto un grande successo e che si è da poco conclusa facendo ben sperare in un seguito.

Barbara Venturato. Foto di Alessandro Businaro
Barbara Venturato. Foto di Alessandro Businaro.

Barbara Venturato, grazie e benvenuta su La Gazzetta dello Spettacolo: Nicoletta Nicola Rossitto è il ruolo da lei interpretato nella fiction “Romanzo Famigliare”, c’è un aspetto caratteriale del suo personaggio che verosimilmente ritrova anche nel suo?

Credo che i personaggi, quello di Rossitto in particolare, immaginati e disegnati da Francesca Archibugi vivano di una tridimensionalità talmente ricca e complessa che, per evitare di impoverirli e renderli invece semplicemente quotidiani, sia necessario pensare più lontano da ciò che ci assomiglia in maniera strettamente personale. Insieme abbiamo lavorato alla costruzione di una corazza dichiarata, e quasi artificiosa, di risolutezza e rigore per fare in modo che, una volta strappata via bruscamente, emergesse e si lasciasse spazio a una fragilità davvero assoluta e cristallina.

Lavorare con un cast stellare come quello di “Romanzo Famigliare” che emozioni  le ha suscitato?

Veder agire accanto a me professionisti di quel calibro era ogni volta un trionfo di stimoli, cercavo di assorbire e decifrare ogni singolo gesto per trarre quanti più insegnamenti mi fosse possibile. Ero davvero elettrizzata e incantata dalle movenze sicure e posate di Giancarlo Giannini, che ho avuto la fortuna di veder lavorare qualche volta sul set. Con Guido Caprino invece ho condiviso tutta l’esperienza all’interno dell’Accademia Navale di Livorno e sono ancora adesso sorpresa dalla sua incredibile duttilità nel reinventarsi ogni giorno, nell’adattarsi e rimodellarsi totalmente, voce andatura e atteggiamento. Un lavoro di fino che mi ha sicuramente restituito moltissimo.

Quale è stata la sua reazione nell’apprendere che il ruolo di Rossitto era stato affidato a lei?

Era un pomeriggio di inizio giugno e mi ero dovuta sporgere di parecchio dalla finestra del salotto per poter rispondere alla telefonata senza che si perdesse la linea. Ricordo che per poco non lasciavo cadere il telefono di sotto, ero completamente intontita.

Ci sono stati momenti di difficoltà sul set?

Devo ammettere che, essendo la mia prima esperienza rilevante davanti alla macchina da presa di un set cinematografico, i primi giorni per me sono stati piuttosto complicati. Siamo partiti dal riprendere quelle che sarebbero state le ultime scene per il personaggio di Rossitto e sicuramente anche questo ha contribuito ad alzare l’asticella delle difficoltà, ma in ogni caso non è semplice trovare la propria misura ed il proprio modo di tenere la situazione controllata  per riuscire ad essere il più possibile ancorati ed efficaci. La vera grande fortuna è stata appunto la presenza di Francesca, dei professionisti di cui la troupe era composta, di tutto il cast e dei colleghi meravigliosi che hanno via via alleggerito le difficoltà e contribuito a creare una grande squadra e un corpo unico.

La passione per la recitazione quando nasce?

Durante i cinque anni di scuola superiore ho sempre frequentato il laboratorio teatrale che l’Istituto aveva molto a cuore e seguiva in modo attento. Credo che avvicinandomi al teatro e ai primi esperimenti di palco e compagnia mi sia resa conto di come mi sentissi legata a questa disciplina, di come trovassi curioso e affascinante aver modo di interrogarsi su quanto di più umano ci sia, le reazioni e relazioni con gli altri e con l’esterno. Penso siano queste le ragioni che mi hanno portato poi, al termine degli studi liceali, a iscrivermi all’Accademia Nazionale d’arte drammatica “Silvio D’Amico” e a proseguire su questa strada.

Si sente maggiormente a suo agio sul palco o sul set di un film, di una fiction?

Penso di aver a disposizione davvero pochissime esperienze, i passi da muovere sono infiniti prima di potermi esprimere in questo senso. Al tempo stesso però uno dei miei personali obiettivi è quello di continuare sempre a sentirmi scomoda nel lavoro, perché credo che sia proprio questo disequilibrio a tenerci vivi e in quello stato di tensione e pericolo che amplifica i nostri sensi e la nostra reattività. Quando durante il lavoro ‘ci si siede’, per così dire, penso che si arresti la vitalità e il flusso di situazioni e pensieri che conduce sempre a un’evoluzione.

Secondo lei qual è la miglior qualità che deve possedere un attore?

Molto probabilmente, in un ambiente che in questo momento si alimenta di frastuono e confusione, la miglior qualità per un attore è sapere che tipo di attore vuole essere. La chiarezza di obiettivi è essenziale per riuscire a tradurre al meglio ciò che ognuno sente di dover dire e comunicare, in qualità di attore.

Ringraziandola del tempo che ci ha dedicato le chiedo di farci partecipi di una sua meta o dei suoi progetti futuri, di cui le auguriamo la piena riuscita.

Al momento, assieme alla Compagnia dell’Accademia, ci stiamo preparando per le ultime date della tournée di ‘Hamletmachine’, per la regia di Bob Wilson. Questo progetto in particolare mi ha incentivato a guardarmi intorno valutando anche di far crescere qualcosa all’estero, spero di poter presto aggiungere qualche dettaglio in più.

E’ stato un vero piacere, vi ringrazio di nuovo moltissimo per la vostra cortesia e l’incredibile disponibilità.

Un carissimo saluto, Barbara Venturato.

Il piacere è stato il nostro nell’accogliere tanta dolcezza, passione e determinazione, qualità che apriranno a Barbara Venturato tante strade e opportunità che la condurranno verso il meritato successo.

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