Michele Morrone: Il segreto del mio lavoro? Divertirmi con serietà

A tu per tu con Michele Morrone

Una chiacchierata telefonica con il bello e bravo Michele Morrone e al primo “salve” ci riconosciamo immediatamente. Due pugliesi doc, pugliesi nel sangue. Accade quasi sempre, quando incontri un tuo compaesano, di sentirti subito a casa anche se non lo conosci.

Michele Morrone. Foto fornita dall'artista.
Michele Morrone. Foto fornita dall’artista.

E sono bastate due sole parole per instaurare un rapporto di fiducia; io nei suoi confronti e lui nei miei. Una frase invece per capire cosa volevo io e cosa voleva lui: un pezzo che parlasse d’arte, lontano dai gossip del momento, dagli scandali e dalla vita privata. Arte pura, sebbene al giorno d’oggi sia difficile definire il confine tra arte e sperimentazioni audaci che producono solo audience.

Michele Morrone. C’è chi lo conosce per la sua interpretazione in “Come un delfino”, chi lo ricorda in “Squadra Antimafia”, chi ancora in “Provaci ancora prof”; ma è impossibile dimenticare la sua ultima interpretazione nel fantasy firmato Rai 1 “Sirene”: Michele era Ares, un tritone che scappa dalla sua vita marina, soffocato dalle imposizioni delle sirene, per approdare sulla terraferma dove diventa Gegè De Simone, acclamato atleta e fotomodello.

Qual è stato il primo pensiero appena letta la sceneggiatura di Sirene?

Michele Morrone è Ares in Sirene.
Michele Morrone è Ares in Sirene.

Appena mi hanno proposto il ruolo ho deciso di interpretarlo ad occhi chiusi. In Italia siamo abituati a serialità che vanno dal problema sociale, alla mafia e quindi un fantasy qui quando ti ricapita? Ovviamente ho fatto le mie valutazioni. Ma dopo aver letto la sceneggiatura mi sono accorto che si trattava veramente di roba serie: cast d’eccezione con una storia che funziona. Anche perché mi andava di interpretare un ruolo non serio dove la prendevo in modo più ironico. Di me Ares ha la bontà d’animo. Sono fondamentalmente buono come lui». Michele ci racconta che il successo di Sirene è dovuto dal desiderio dell’italiano di ritrovare qualcosa di nuovo: la tematica fantasy è stata decisiva. «Di solito quello delle sirene è tema noir, se vogliamo: sono interpretate come qualcosa di misterioso ed inquietante. Stavolta invece ha vinto perché la sirena si è avvicinata molto all’uomo. La sirena che odiava gli essere umani alla fine si è rivista nell’essere umano.

Michele Morrone. Foto fornita dall'artista.Una scommessa riuscita quindi quella dell’ideatore Cotroneo, il quale ha permesso ad intere generazioni di appassionarsi a questo essere mitologico e straordinario. Michele Morrone però non ci sta ad essere ricordato solamente come un bel ragazzo.

L’aspetto fisico mi ha aiutato moltissimo nella carriera; ma una persona bella dopo 15 minuti deve avere anche qualcosa da dire, da raccontare; altrimenti rimane solamente bella e la bellezza dopo un po’ stanca. Cosa ci puoi fare a livello qualitativo soltanto con la bellezza?.

E la maggior parte delle sue azioni quotidiane non hanno bisogno della bellezza. Per chi non lo sapesse infatti, oltre che studiare in continuazione, Michele canta, compone canzoni e scrive poesie.

In molti mi hanno chiesto: come ti sei trovato a recitare nudo? Ho semplicemente interpretato un personaggio. Non penso qualcuno abbia mai visto un pesce con la camicia. Spesso si può cadere nel clichè, ma spero che il mio Ares abbia fatto più ridere che sognare centinaia di ragazzine. Non sono un bacchettone, so di avere un bel fisico ma spero sia trasparito anche altro. Il mio è stato un impegno incredibile perché tutti pensano che un uomo forte fisicamente non possa far ridere. Ho eliminato tutti gli schemi mentali e sono diventato un bambino con il corpo di un uomo.

Sirene è per Michele non solo qualcosa che c’è stato, ma che resterà sempre in un posto particolare del suo cuore. L’esperienza formativa più completa. Primo ruolo da co-protagonista, primi veri insegnamenti ricevuti da un cast di tutto rispetto.

La cosa che più mi è entrata dentro è che prima del ciak loro si divertono. Ed è proprio questa la formula vincente, divertirsi con serietà. Ho capito che bisogna guardarsi allo specchio e dirsi: sto facendo la cosa più bella, andiamoci a divertire. Poi fondamentalmente Ares è uno che si diverte, non se ne frega nulla.

Ma se vi aspettate di trovare Michele Morrone in qualche prima pagina o copertina di gossip, vi sbagliate di grosso. Ciò che più colpisce del giovane attore è appunto la sua riservatezza. Una famiglia che custodisce gelosamente e la tiene al riparo da riflettori e occhi di paparazzi e curiosi.

Ma come gestire l’onda di popolarità che può portare un film?

Dipende da uno cosa vuole nella vita. Io sono un attore e mi limito a far questo. Non mi interessa far vedere quello che faccio durante il giorno perché sono una persona a cui non interessa sapere cosa fanno gli altri. Non vedo perché agli altri debba interessare la mia vita privata. Poi di lì si entra nella parte del gossip che interessa solo alle ragazzine. Ci sta alla fine che i paparazzi ti seguano, ma non tutti i giorni in ogni momento.

Sebbene i suoi figli siano ancora molto piccoli, Michele ha già le idee chiare sui consigli da dar loro in futuro.

Se mi dicessero che vogliono intraprendere la carriera dell’attore, sicuramente mi farebbe molto piacere perché significherebbe che ho trasmesso una passione da padre. Però li seguirei personalmente perché ci sono tanti ragazzi che si sono rovinati. Chiederei loro se hanno un piano di riserva e se ce l’hanno devono seguire quel piano. Io quando ho iniziato a fare l’attore non avevo un piano B perché era l’unica cosa che volevo fare. Questo perché la recitazione è una passione che esplode dentro e non vede altri piani. Devi fare quello punto, stop. Se la passione è reale e viene dal cuore li aiuterei a fare le cose per bene. Se si vuole fare l’attore per diventare famoso o figo, allora non vuoi veramente fare quello. Se vuoi fare l’attore perché vuoi diventare famoso inizierai ad accettare di tutto, pur di fare qualcosa.

Un attore vero si crea tramite i no più che tramite i sì. Un attore cerca di capire qual è il progetto adatto a lui, la storia, la qualità, l’arte. Ho iniziato a recitare alle elementari e, che ci crediate o no, a quell’età ho deciso di fare l’attore. Nella mia vita non penso di aver mai voluto fare altro. A 27 anni, con una famiglia e due bambini non penso che riuscirei a fare altro. Oppure lo farei, ma non sarei felice. Ho passato degli anni a Roma a mangiare pane e uova perché avevo 1 euro in tasca, ho fatto mille lavori; ma poi pian piano le cose arrivano, uno diventa più uomo, più saggio e chissà, può anche avere la botta di fortuna. Se hai quella e sei capace, allora riesci di sicuro.

Un confronto bellissimo il nostro, che ha dato spunto a diversi modi di vedere la vita e l’arte. Nel frattempo non perdetevi Michele nel ruolo di Marcello My nel film di Fabio Mollo, “Renata Fonte“.

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