Alessio Vassallo, sono un racconta storie

A tu per tu con Alessio Vassallo

Avevamo incontrato l’attore Alessio Vassallo, due anni fa. Oggi, a distanza di un po’, rincontriamo il giovane attore di successo in occasione dell’uscita del film Taranta on The Road.

Alessio Vassallo. Foto di Davide Bonaiti.
Alessio Vassallo. Foto di Davide Bonaiti.

La commedia di Salvatore Allocca, racconta il tema dell’immigrazione accompagnato da valori come l’amicizia, la solidarietá, le speranze. Un film delicato, leggero e divertente che ha come protagonisti Nabiha Akkari, Helmi Dridi, Alessio Vassallo, Giandomenico Cupaiuolo, Emmanule Aita, Bianca Nappi.

Taranta on the Road ha ottenuto anche il patrocinio di Amnesty International. Amnesty ha così descritto il film: “in questa storia, narrata senza rinunciare a un tocco di leggerezza e senza celare contraddizioni e paure, la dimensione privata diventa un punto di partenza per una riflessione sul cambiamento, i rapporti umani, la solidarietà, il diritto di cercare una propria strada o di fuggire da una vita che nega il futuro che si desidera“.

La Gazzetta dello Spettacolo incontra Alessio Vassallo, un attore racconta-storie moderno, consapevole e reale che porta in scena, a teatro e in TV, quotidianamente le sue consapevolezze e la sua verità .

Bentornato su La Gazzetta dello Spettacolo, Alessio. Sei al cinema dal 24 Agosto con Taranta on the Road. Presentami questo film…

Sono molto contento di presentare questo film. Taranta on the Road parla di due fughe. Prima di tutto, la fuga di ragazzi che sono costretti a scappare dalla loro terra per cercare una quotidianità, una cosa che per noi sembra così scontata.

E poi la fuga di una band di giovani che va in fuga dalla quotidianità per cercare qualcosa di più stimolante. Queste due fughe differenti si incontrano e con esse si incontrano due culture diverse. La band e i ragazzi immigrati sono assolutamente dei ragazzi normali che portano con sè sogni, speranze.

Cosa speri arrivi al pubblico di questo film?

Vorrei che si capisse che gli immigrati giovani che arrivano nei nostri paesi danno un grande valore alla parola “quotidianità”. Molto spesso noi non diamo peso alla nostra quotidianità. Mentre loro sono persone che arrivano qui per smettere di sopravvivere e provare finalmente a vivere.

E il tuo personaggio?

Il mio personaggio é uno dei membri della band. Questo personaggio é un ragazzo molto introverso, ha una sua identitá che non ha mai avuto il coraggio di svelare. Ha sempre fatto fatica a dichiarare la propria identità sessuale. Durante il film, grazie all’incontro con i due immigrati, avrá il coraggio di liberarsi di ció che nasconde. Il suo é un percorso molto interessante che viene fatto.

Come ti sei preparato ad affrontare un tema importante come quello dell’immigrazione?

Sai, in inverno ho avuto la possibilità di portare a teatro li spettacolo Il Viaggio di Enea dove si affronta il tema dell’immigrazione. Il testo è stato molto forte e presentarlo ogni sera a teatro é stato interessante ma anche durissimo. Non oso immaginare cosa significhi scappare, fuggire via, lasciare tutto. Noi siamo fatti di quotidianità, viviamo di quotidianità e andare a cercarla e conquistarla sembra qualcosa di scontato ma non é così, non é una cosa semplice. Il tema dell’immigrazione é un tema pazzesco, così come é pazzesco il lavoro che viene fatto ogni giorno da chi ospita e salva gli immigrati dal mare.

Bisogna, secondo le proprie possibilità e i propri interessi, informarsi su temi del genere per non cadere nel banale. Il caso mi ha portato a rapportarmi all’immigrazione tramite due progetti come Il viaggio di Enea e Taranta on The Road e io sono felice di averli affrontati.

A breve, tornerai sul set de Il giovane Montalbano. Questo progetto cosa ti ha donato?

Sono stato fortunato perché ho avuto la possibilità di interpretare un personaggio tratto da un romanzo di Andrea Camilleri. Il giovane Montalbano é una di quelle serie TV che ti capitano una volta nella vita. Mi sono trovato benissimo in questo progetto. C’è una magia in Montalbano che mi fa pensare che una serie così ad un attore puó capitare davvero una sola volta nella vita. É una di quelle serie tv che diventano immortali.

Il Giovane Montalbano è un progetto che non vuole essere un’imitazione de Il Commissario Montalbano ma un vero e proprio progetto letterario. Abbiamo letto il romanzo e abbiamo voluto dare la nostra personale interpretazione senza imitare altro.

Due anni fa, ti chiesi quale ruolo ti sarebbe piaciuto ottenere. E tu mi rispondesti che più che un ruolo, avresti voluto una storia importante. Cosa é cambiato ora?

Continuo a pensare questa cosa. Sono un racconta-storie. Voglio raccontare delle storie,che hanno cambiato il nostro modo di pensare. Questo é ciò che mi interessa di più. Guardo sempre prima la storia e poi il personaggio.

Cosa rappresenta per te il teatro?

Per un attore, il teatro è il massimo del godimento. Reciti, comunichi qualcosa al telespettatore e vivi quello che stai facendo e tutto finisce lì. Quando sei in TV, ti rivedi e vedi anche che c’è un lavoro a 360 gradi e la regia ti aiuta tanto.

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