Piano City Napoli 2015: Andreas Kern ed i fantastici tre

02 - Andreas Kern

Nella splendida sala Sisto V della Basilica di San Lorenzo Maggiore, l’11 ottobre si è svolto l’evento conclusivo della tre giorni di Piano City 2015, l’evento pianistico che inondato Napoli con le note di circa 200 eventi musicali e 60 location sparse per la città.

La serata ha visto Andreas Kern, l’ ideatore di Piano City, in coesibizione con tre jazzisti partenopei: Alessio Busanca, Lorenzo Campese, Ivano Leva, in un Main Concert Tante storie sullo stesso piano’ che ha riempito l’ex refettorio della Basilica affrescato da Luigi Rodriguez, con il pubblico accorso per ascoltare lo straordinario concerto.

I due pianoforti posti, l’uno di fronte all’altro, erano muniti di due sediolini ognuno per far accomodare due musicisti per parte. La serata è stata aperta da Andreas Kern in solitaria , con il ‘Preludio 1 in C Major BWV 846’ di Bach, cui si sono aggiunti uno alla volta i tre giovani talenti, eseguendo un entusiasmante arrangiamento del brano.

Nella prima parte del concerto i musicisti si sono esibiti singolarmente, con una propria sequenza esecutiva evidenziandone lo stile personale. Ad iniziare Ivano Leva con l’originale arrangiamento di ‘The Sound of silence’ di Simon&Garfunkel, con la melodia portante celata dagli accordi drammatici, che grazie alla sfumatura percettiva ne dilatavano la presenza. Il brano ha evidenziato il temperamento di questo artista.

Di seguito Andrea Kern ha eseguito una veloce ‘Toccata’ di Shumann, in modo egregio, brano che come lui stesso ha commentato non suonava da una quindicina d’anni, essendo molto dinamico, che in qualche modo lo rappresenta, con l’anima schizofrenica da una parte e dall’altra l’assonanza ritmica con il jazz.

01 - Andreas Kern

Lorenzo Campese ha riscosso grandi consensi per il suo medley, con partenza da Bach e ritorno, toccando i Genesis con ‘Duke’, ed attraverso il jazz con una vertiginosa ‘Take the A train‘, il blues ed il ragtime è ritornato a Bach, facendo un sapiente uso delle pause, come fraseggi introduttivi nel passaggio da un brano all’altro. Bach come punto di riferimento per questo musicista dall’animo romantico con brio, con grande swing, confermando il pensiero che considera Bach come il primo jazzista della storia.

Alessio Busanca ha attinto al suo lavoro discografico di ispirazione jazz, puntando sull’essenzialità, togliendo note, lasciando che gli accordi di accompagnamento siano in primo piano, dove fa capolino una ‘Over the Raimbow’ in versione introspettiva, ma con accordi melodici di grande estensione.

Nella seconda parte il pubblico ha partecipato, scegliendo delle parole che sono state interpretate dai musicisti con improvvisazioni al piano, creando grande ilarità tra il pubblico che ha decretato il vincitore della performance in Lorenzo Campese. L’esecuzione dell’ultimo medley ad otto mani dove Kern si è perfino sdraiato sotto il pianoforte mentre il pubblico accompagnava in coro ‘Hey Jude’ dei Beatles, ha concluso la straordinaria serata e l’edizione di Piano City 2015.

Abbiamo posto qualche domanda ad Andreas Kern al termine dell’entusiasmante concerto.

Com’è nata l’idea di Piano City e perché proprio il piano come strumento principale?
Prima di tutto l’idea nasce perché sono un pianista, perché ad esempio suonare il violino è veramente difficile, perché hai bisogno di molto tempo per poter suonare bene ed avere un buon suono, mentre con il piano se suoni per qualche anno, e vuoi suonare un brano come la musica del film ‘Lo straordinario mondo di Amelie’ per esempio, puoi suonare un piccolo pezzo e donare ugualmente piacere alla gente. Penso che il piano sia lo strumento per la musica da camera e questa sia una idea originale per la nascita di Piano City.

Visto la crescita di consensi da parte del pubblico, come pensi evolverà Piano City?
Ad esempio quest’anno il Column Concert a Piazza Plebiscito è stata una cosa molto importante, e penso che potrebbe essere importante andare avanti perché è una fantastica strada, dando la possibilità alle persone che non vanno ai concerti il motivo per andare a vederli. Penso che si possa aumentare il numero dei concerti portandoli anche negli ospedali, in un treno, per farli apprezzare ad un più vasto pubblico.

Autore: Laura Scoteroni

Partenopea di nascita, viterbese di adozione. Giornalista con la passione per la cultura, la musica di qualità, la poesia. Attraverso le parole fermo il tempo di avvenimenti, note e immagini. Scrivere per me è come respirare, se possibile senza asma.

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