Cena della Legalità a Firenze

Ritorna a Firenze la Cena della Legalità. L’evento si colloca in un più ampio programma di iniziative, promosse dal Presidente del Consiglio di Amministrazione dell’Educandato “SS. Annunziata” il Dr. Giorgio Fiorenza, che vede lo storico istituto fiorentino impegnato da anni nel sensibilizzare gli studenti su tematiche legate alla lotta alle mafie, al senso civico, alla cittadinanza attiva e consapevole.

Alla serata hanno partecipato anche i ragazzi dell’Istituto Statale per l’Ospitalità Alberghiera Federico Enriques di Castelfiorentino, dirigente scolastico la Prof.ssa Patrizia Paperetti, che hanno affiancato Filippo in cucina nella preparazione della cena e che effettueranno servizio di sala e di accoglienza degli ospiti. Il giorno seguente Filippo Cogliandro ha tenuto una lezione agli studenti dell’Istituto per parlare di una cucina che ha, come pretesto, il racconto dei valori della legalità e delle tradizioni, dunque la storia di un popolo.

Filippo Cogliandro parlaci del Progetto de Le Cene della Legalità

Filippo Cogliandro all'Educandato per la Cena della Legalità. Foto di Stefano Mileto
Filippo Cogliandro all’Educandato per la Cena della Legalità. Foto di Stefano Mileto

Il progetto de Le Cene della Legalità, è nato a Firenze nel 2012, a seguito di una intervista, per raccontare la mia esperienza, per raccontare un periodo buio della mia vita che mi fa fatto capire che “il silenzio uccide” e che ho voluto far conoscere attraverso la cucina, la mia terra, il mio dolore, le mie paure, e poi il sostegno e l’amicizia con Don Luigi Ciotti, la mia grande brigata, il mio lavoro ed infine la solidarietà ricevuta, uno status che mi ha dato il coraggio di una scelta entusiasmante: “la denuncia come investimento per il proprio futuro”, anche perché, attraverso organi di stampa, si evince che i tentacoli della mafia si sono infiltrati nel settore della ristorazione ormai da anni con dei fatturati di miliardi.

Da Lazzaro ho spostato il mio Ristorante nel centro storico di Reggio Calabria, ma continuo a fare conoscere il mio progetto, che ho registrato, de “Le cene della Legalità”, progetto che è diventate un riferimento reale in tutta Italia, in Europa e anche in giro per il mondo, dove vado, a titolo gratuito.

Tu sei calabrese: che rapporto hai con la tua Regione e soprattutto con la sua cultura e mentalità?

Il mondo del food, in questo momento, “va di moda” ” è gestito da chef ormai diventati attori o….comparse……sgomitando verso la TV pur di assumere per poche ore l’ambito status di uno scoop giornalistico. Senza dimenticarne un importantissimo risvolto: il rapporto fra le due funzioni complementari di chi cucina, il «desiderio di capire» e la «passione di trasmettere».

Invece il vero amante della tavola vuole “ gustare un territorio” lo vuole conoscere attraverso i prodotti, i sapori, i profumi ed i suoi colori. Per questo, noi cuochi calabresi, dobbiamo imparare a comunicare ed essere ambasciatori del nostro territorio.

In questo momento la Calabria ha bisogno di professionalità che dirottino la comunicazione su argomenti diversi: non si può solo parlare di mafia e ndrangheta, è arrivato il momento di parlare di arte, cultura, storia e cucina e combattere la mentalità gretta e retrograda attraverso tali argomentazioni.

Il San Giorgio d’oro quale “Ambasciatore dei Sapori, dei Colori e della Creatività della Calabria”.

Il 23 aprile 2018 ho ricevuto il premio San Giorgio d’oro dalla città di Reggio Calabria come “Ambasciatore dei sapori, dei colori e della creatività della nostra terra”, che sono i tratti distintivi del mio estro culinario.

Una ricetta per la Calabria

Cambiare pagina, aprirsi al mondo che corre a velocità pazzesca……ti faccio un esempio, io ho una brigata composta da sei elementi, uno è del Gambia, un altro del Senegal, sbarcati sulla costa calabrese qualche anno fa. Erano minori e ne ho chiesto l’affidamento. Sono cresciuti e prima li ho inseriti in azienda come apprendisti, ora sulla loro busta paga c’è scritto aiuto cuoco. Capisci quello che voglio dire? La Calabria adesso ha bisogno di un nuovo respiro, argomenti nuovi che non siano solo la ndrangheta. Bisogna   parlare di arte, cultura, storia e cucina. Così si cambia pagina. E questa è la migliore delle ricette.

Quanto influiscono le tue origini?

Io mi definisco un uomo “libero” con la passione della cucina.

Il mio mare, la mia terra, i ricordi, la mia vita tutti insieme sono la mia cucina, un insieme armonioso di emozioni e ricordi, volontà e creatività, passione e sacrificio, un lavoro che scegli, un lavoro che ti sceglie…

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