4 pizze per 4 palazzi, quando storia e pizza si avvicinano

Un progetto ambizioso e qualitativo quello di 4 pizze per 4 palazzi, che unisce il mondo della pizza a quello dei monumenti, fonte primaria del turismo di una cittadina.

Succede a Frattamaggiore, dove al PalaPizza, il Palazzo della Pizza, alla presenza di giornalisti ed istituzioni, Enrico Di Pietro, ha presentato insieme al Dottor Franco Montanaro, il progetto che ha unito food e storia.

Enrico, figlio di chef con la passione per il mondo della pizza, accanto al Dottore che è Presidente dell’Istituto degli Studi Atellani, hanno portato alla luce uno studio approfondito che ha spinto i due a realizzare quattro pizze speciali, dedicate a quattro monumenti di Frattamaggiore.

Il titolare e promotore Enrico Di Pietro
Il titolare e promotore Enrico Di Pietro

Un vero e proprio percorso gastronomico, da affiancare ad un percorso (magari) turistico per la città, come confermato da Marco Antonio Del Prete, Sindaco di Frattamaggiore, che ospite della serata, si è complimentato con il maestro pizzaiolo Enrico Di Pietro per l’idea di 4 pizze per 4 palazzi.

Le pizze presentate a 4 pizze per 4 palazzi

La Pizza del Vicario

INGREDIENTI: nzogna e pepe

PERCHE’ QUESTA PIZZA: È una pizza che rappresenta i primi sapori che si sono accoppiati come condimento, ma che anche oggi, nonostante le spinte salutiste che hanno indotto a limitare l’uso della sugna in cucina, riscuote il suo successo. Si tratta di ingredienti poveri che proprio nel ‘400 erano largamente diffusi.

Pizza del Vicario
Pizza del Vicario

A QUALE PALAZZO E’ DEDICATA: Palazzo del Vicario: è l’unico fabbricato, non ecclesiastico, nella città di Frattamaggiore a essere stato dichiarato “di interesse particolarmente importante e sottoposto a disposizioni ministeriali di tutela integrale”. L’edificio nel 1493 per circa 10 mesi fu sede del Vicario del Re a causa di un’epidemia pestilenziale che colpì Napoli e che costrinse a delocalizzare le funzioni principali tra cui il tribunale della Vicaria. Il palazzo, che era allocato in posizione strategica rispetto alla città e alle strade di collegamento con la capitale, dallo studio dell’organizzazione del tribunale della Vicaria nel periodo del viceregno spagnolo, doveva essere capace di accogliere il Vicario col seguito, i cancellieri, le guardie e disporre di stanze da adibire a carceri che dovevano ospitare, almeno in via provvisoria, gli imputati prima che venissero giudicati per poi essere impiccati nella piazza antistante o riportati nelle carceri della capitale. Doveva quindi trovarsi in prossimità di un abitato che potesse ospitare per un periodo imprecisato tutte queste persone ed essere in grado anche di sfamarle. Fu così scelto il palazzo appena fuori dal costruito della città ma sulla strada principale proveniente da Napoli e da cui si potesse raggiungere agevolmente anche Aversa, città in cui si stabilì la corte reale fuggita col suo seguito da Napoli appestata nel marzo del 1492.

Pizza del Vescovo

INGREDIENTI: Salsa di datterini gialli e provolone del monaco Dop

PERCHE’ QUESTA PIZZA: Gli ingredienti sono stati scelti poiché i primi pomodori arrivati dalle Americhe erano proprio quelli gialli dei quali si temeva la commestibilità: addirittura si pensava fossero velenosi per cui venivano utilizzati come piante ornamentali. Il datterino è abbinato a fiordilatte di Agerola e al provolone del Monaco DOP che ne risalta il sapore.

Pizza del Vescovo
Pizza del Vescovo

A QUALE PALAZZO E’ DEDICATA: Palazzo del Vescovo: di proprietà della famiglia Lupoli, è un palazzo settecentesco costruito da questa grande famiglia di commercianti di vino che vantano però tradizioni ecclesiastiche, ben tre vescovi Vincenzo, lo zio, valente teologo e giurista, fu Vescovo di Telese e Cerreto Sannita e creatore anche del Codice di San Leucio. A lui è stata intitolata una strada della città di Caserta. Poi due fratelli: Raffaele e Michele Arcangelo. Il primo, che fu discepolo di Sant’Alfonso Maria dei Liguori e poi Vescovo di Larino, fu tumulato in Cattedrale, ma nel 1854, per la sistemazione del pavimento, la sua sepoltura venne aperta e le sue ossa andarono a ruba, quali preziose reliquie, anche se subito restituite in seguito alla minaccia di scomunica per i detentori delle stesse. Il secondo fu letterato e latinista, figlio di Lorenzo e di Anna De Rosa, fu Vescovo di Montepeloso, poi di Conza e Campagna e infine Arcivescovo di Salerno. È sepolto nel Duomo di Salerno, in una sontuosa tomba. A lui è stata intitolata una strada del Comune di Frattamaggiore.

Pizza del Cannavaro

INGREDIENTI: farina di canapa, salsiccia di maialino nero casertano e provola di Agerola

PERCHE’ QUESTA PIZZA: Richiama il prodotto tipico lavorato nello stabile a cui si aggiunge un impasto di salsiccia di maialino nero di pura razza casertana e la provola di Agerola.

Pizza del Cannavaro
Pizza del Cannavaro

A QUALE PALAZZO E’ DEDICATA: Palazzo del Cannavaro: di proprietà della famiglia Ferro, antica famiglia frattese che si sarebbe trasferita in Frattamaggiore provenendo da un ramo di Napoli e Terra di Lavoro (molto famoso per avere goduto d’infiniti favori e stima prima da parte dei Normanni, e poi dai Reali Svevi, Angioini ed Aragonesi). La presenza dei Ferro è segnalata già nel 1522 e nel 1577 rispettivamente con Troiano e Giovan Domenico Ferro; inoltre nel 1575 (sempre dai documenti del tempo) si ha Gratiano Ferro, egli pure frattese, che fu Camerario e Camerlengo dell’Università di Frattamaggiore. Della famiglia il più conosciuto è Francesco Ferro che dette un grande impulso alla propria attività tessile di produttore di canapa e che lo portò a essere conosciuto in Italia e in Europa prima e dopo l’Unificazione, nonostante le proprie idee liberali gli avessero creato non pochi problemi durante il Regno.

Pizza del Borghese

INGREDIENTI: una sfoglia di pizza con impasto, doppia cottura con aggiunta di bocconcini di bufala, pomodoro ciliegino basilico e parmigiano

PERCHE’ QUESTA PIZZA: la più vicina ai nostri tempi, ma solo per ragioni storiche

Pizza del Borghese
Pizza del Borghese

A QUALE PALAZZO E’ DEDICATA: detta anche Villa Cirillo è di proprietà della famiglia Cirillo, commercianti di legnami, ed è la massima espressione architettonica del novecento a Frattamaggiore. Costruita nel 1937 in stile neorinascimentale (ma dopotutto con alcuni significativi inserti “liberty” come le fasce fitomorfe sulla facciata) caratterizzata per il resto da due torrette che affiancano il corpo di fabbrica centrale. Un’ultima nota per ricordare che relativamente alla distribuzione planimetrica, il “liberty” non apporta nessun cambiamento sostanziale rispetto alla casa padronale dei secoli precedenti, di cui riprese peraltro, quasi alla lettera, l’impostazione: classico ingresso non ampio, poi salone di ricevimento, in genere invece molto largo e lungo da quest’arioso spazio si passava, quindi, al salotto privato e oltre ancora, alla camera degli sposi cui si affiancava il “bondoir” o letto secondario e lo studiolo del padrone di casa.

Conclusioni

PalaPizza e 4 pizze per 4 palazzi
PalaPizza e 4 pizze per 4 palazzi

Un cortile elegante, una pizza gustosa, 4 pizze per 4 palazzi sembra essere l’iniziativa ideale per raccontare la qualità di un pizzaiolo che ha sposato la causa di un territorio, che ha bisogno di dimostrare al pubblico le proprie eccellenze. Le interviste con le dichiarazioni dei protagonisti, di Enrico Di Pietro, del Dottor Franco Montanaro e delle Istituzioni frattesi, in onda su MiA-TV da lunedì 21 Maggio 2018.

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