Andrea Venditti. Foto di Enrica Br
Andrea Venditti. Foto di Enrica Br

Andrea Venditti, protagonista del corto “Caffè Corretto”

Incontriamo Andrea Venditti, protagonista del corto, “Caffè Corretto”, di cui vi abbiamo parlato nei giorni scorsi. Un attore talentuoso, allievo di Massimiliano Bruno, con cui ha esordito, al cinema, alcuni anni fa, in “Non ci resta che il crimine”. Attraverso questa intervista, ne siamo certi, avrete modo di approfondire la conoscenza di Andrea e del suo percorso artistico.

Andrea Venditti. Foto di Enrica Br
Andrea Venditti. Foto di Enrica Br

Ti ringraziamo della disponibilità, Andrea Venditti. Come stai?

Nonostante il periodo, le cose non vanno male. Anche a livello lavorativo, tutto procede al meglio.

Raccontaci dei tuoi inizi e, nello specifico, di quando eri insieme al gruppo comico degli “Actual”.

Sei anni fa, sul set di un film, ho avuto modo di incontrare Leonardo e Lorenzo, con cui è nata subito una forte amicizia ed una bella collaborazione. Due anni fa, purtroppo, si sono divisi ed ho preso il loro posto. Di quel periodo, così bello e fortunato, porto con me dei bellissimi ricordi. Abbiamo avuto modo di sperimentare molto, di apprendere sempre più.

Come ti sei avvicinato al mondo della recitazione?

Tardi, direi. A trent’anni, e per puro caso, ho deciso di provare tutto quello che non avevo provato prima. Ho avuto una sorta di richiamo verso la recitazione. Ho frequentato una vecchia scuola, che oggi non esiste più e, dopo poco, ho subito cominciato a lavorare. Quattro anni fa ho appreso dell’apertura di un laboratorio da parte di Massimiliano Bruno. È stimolante e bello, lavorare con lui. È come aver trovato una seconda famiglia.

Il tuo esordio cinematografico con, “Non ci resta che il crimine”, lo devi proprio a Massimiliano Bruno.

Si, il mio vero esordio cinematografico è stato con lui, tre anni fa. Ho accettato al volo la sua proposta. È stata un’esperienza bellissima. Massimiliano ti lascia fare, ti lascia andare a ruota libera e questo ti consente di poter creare qualcosa. Da questo lasciarmi fare, appunto, è nata poi una famosa battuta che, ha funzionato, ed è rimasta nel film. Per la prima volta, in quell’occasione, ho realmente lavorato con degli attori importanti.

Come sei arrivato al corto, “caffè corretto”?

Ci sono arrivato tramite Marco Castaldi, con cui avevo già lavorato tempo addietro. È nato tutto dinanzi ad un caffè. Ho trovato il corto molto interessante, con una storia ben strutturata e con un personaggio ben scritto. A colpirmi, più di tutto, è stato anche l’entusiasmo legato a questo progetto. L’entusiasmo, più di tutto, è ciò che ti consente di buttarti a capofitto in un lavoro.

Non è da meno, l’alchimia che si crea sul set..

Era l’obiettivo comune di tutti. La voglia di fare, di arrivare ad un fine comune.

Cosa ne pensi dell’attuale situazione in cui versa il mondo dello spettacolo?

A mio avviso è stato dovuto, niente di diverso da ciò che hanno subito tutti coloro che non ne fanno parte. Il mondo dello spettacolo, inteso come cinema e televisione, non penso abbia subito una grande botta. Penso, piuttosto, che abbia ricevuto una spunta molto più forte. Le piattaforme hanno fatto il loro dovere, le occasioni sono aumentate. Forse, a rimetterci, è stato il teatro. Ora, più di tutti, merita di ripartire con una nuova pelle e con una spinta maggiore.

Quale ruolo avresti piacere di poter affrontare in futuro?

Non ho una preferenza. I ruoli sono tutti belli, dal cattivo al buono. Solitamente mi richiedono di interpretare dei poliziotti. Evidentemente, ho la faccia da poliziotto (ride).

Ti piacerebbe occuparti di regia?

Adoro il trucco e il parrucco e mi affascinano i costumi di scena. No, non prenderei parte alla regia, al momento, benché sia anch’essa molto affascinante.

Progetti futuri?

Ho finito di girare, a fine gennaio, un film ed ho anche preso parte ad una serie. Nulla di certo, al momento. Si continua a fare provini. Vedremo cosa ci riserverà il futuro.

Autore: Alessia Giallonardo

Nasco a Benevento, nel 1986. testarda a più non posso, perché Toro. Amo la fotografia sin da quando ero piccola e devo questa passione a mio padre. Stesso discorso per la scrittura, per ogni singola sfumatura di un racconto, di un vissuto, di uno storico incontro.

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