Regina José Galindo al MiArt 2014 a Milano

Dal 25 marzo all’8 giugno 2014 presso il PAC Padiglione d’Arte Contemporanea, a Milano potremmo assistere alla mostra personale e ad una nuova performance di Regina José Galindo, Leone d’Oro alla 51° Biennale di Venezia come migliore giovane artista, dal titolo: “Estoy Viva”. L’occasione, è quella del MiArt 2014, ed è la prima antologica in Italia dell’artista latinoamericana prodotta dal PAC e Civita e curata da Diego Sileo ed Eugenio Viola, Estoy Viva. L’artista realizzerà su richiesta del PAC anche una nuova performance, concepita e ideata appositamente per gli spazi del Padiglione e per Milano.

MiArt Milano

Da come apprendiamo dai curatori, la mostra è articolata per sezioni tematiche, Estoy Viva presenterà diverse opere dell’ultima produzione dell’artista accompagnate ad un’ampia selezione dei suoi lavori più rappresentativi, dalle origini ad oggi, tra cui Quien puede borrar las huellas? (2003), premiato alla 51. Biennale di Venezia, Todos estamos muriendo (2000), mai esposto prima, Himenoplastia (2004), Mientras, ellos siguen libres (2007), a Caparazon (2010), Alud (2011), Piel de Gallina (2012), Descension (2013) e tanti altri ancora.

Opere che restituiscono un panorama frastagliato e complesso, un viaggio emozionale raccontato attraverso fotografie, video, sculture e disegni. Ma conosciamo meglio l’artista. Regina José Galindo (Guatemala City, 1974) è tra le artiste più rappresentative del magmatico continente latinoamericano. La sua ricerca incarna la dimensione soppressa e rimossa della sofferenza, utilizzando il proprio corpo in chiave politica e polemica, alla stregua di uno strumento per non dimenticare, per riattivare i traumi del rimosso, le rovine della storia. Partendo dal microcosmo del suo paese, il Guatemala, attraversato da una situazione di perenne instabilità e violenza, l’artista restituisce opere scomode, spesso violente, nelle quali il suo corpo minuto e all’apparenza fragile è esposto ad una serie di azioni pubbliche, che usano lo spazio metaforico dell’arte per denunciare le implicazioni etiche legate alle ingiustizie sociali e culturali, le discriminazioni di razza e di sesso e più in generale tutti gli abusi derivanti dalle relazioni di potere che affliggono la società contemporanea. Galindo esplora il proprio corpo, lo trasforma in strumento di rievocazione simbolica di eventi cui è sottoposto il corpo collettivo, il cosiddetto “corpo sociale”. Le sue azioni, realizzate in un’ottica di coinvolgimento totale, da un lato ribadiscono l’impegno dell’artista a materializzare attraverso la violenza e il dolore le criticità del presente, dall’altro esplicitano un senso di profonda impotenza, chiamando in causa simultaneamente i ruoli ancipiti di partecipante e spettatore. In bilico tra la vita e la morte, l’artista indaga la paura, l’angoscia e le loro conseguenze, affrontandone in prima persona il rischio fisico e psicologico, spingendosi fino ai limiti dell’immaginabile. Le sue azioni radicali e drammatiche, restituiscono situazioni sempre spiazzanti ed eticamente scomode, diventano strumento di denuncia teso a ridefinire, ancora una volta, i labili confini di arte e vita. Concludiamo col dire che la mostra è realizzata con il sostegno di TOD’S, sponsor dell’attività espositiva annuale del PAC, e con il supporto di Vulcano.

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