Setup Contemporary Art Fair

Sette Campani per dis-orientare Setup Contemporary Art Fair

Setup Contemporary Art Fair

L’Opificio Arti Performative, galleria indipendente che sorge nella ex area industriale di Frattamaggiore, presenta per l’edizione di Setup Contemporary Art Fair 2016, un progetto curatoriale dal titolo Dis-Orientarsi. Per l’occasione il Presidente Salvatore Lendi e il Direttore Artistico Enzo Palumbo hanno affidato la curatela al critico d’arte Marcello Francolini che ha avuto il compito di amalgamare tra loro gli artisti: Pina della Rossa, Nicca Iovinella, Angelo Marra, Antonella Pagnotta e gli stessi Lendi e Palumbo.

La scelta dell’artista Under 35 è ricaduta sul giovane Valentino Silvestre con le sue narrazioni urbane. Il tema scelto per questa edizione, dalle organizzatrici Simona Gavioli e Alice Zannoni è stato l’ “Orientamento”. Il progetto espositivo secondo Francolini – si attesta un attimo prima che tale azione si possa compiere – specificando poi che –  potrebbe a prima svista, il visitatore, confondersi con la titolazione, propendendo per l’accezione negativa del perdersi o dello smarrirsi Ma così scritto dis-orientamento sta ad indicare un moto verso l’orientamento, potremmo quasi chiamarlo ri-orientamento.  Accompagnati dallo stesso Francolini, attraversiamo lo Stand 44 dell’Opificio. E cosi si parte dal capriccio liberatorio di Lendi che, come un inno alla genuinità istintiva, invita il fruitore a lasciarsi fuori e a entrare bambino alla scoperta di se,  tra oggetti installati come fossero opere, e opere che s’ammassano come prodotti da etichetta.

Segue Novinella, con un’indagine tutta al personale,  what am I ? I am allora, e  il suo esserci si dilata oltre, al di la del corpo, divine mobile nel video, spaziando nel luogo della sua origine, si rapprende poi attestandosi in un dialogo peregrino con una classicità che la mantiene e che la sottende. Proseguendo, lo spettatore, si insidia tra porzioni di pareti urbane che fotograficamente, Della Rossa estrae dalla realtà per aprire gli sguardi verso gli interstizi di mondo macroscopico che svela una struttura della forma amorfa che sembra assomigliare alla struttura stessa dell’universo tra allegorie organiche e molecolari. Ma subito di fianco, una serie di mani, ci riporta a terra, l’opera di Marra testimonia un’umanità dedita alla laboriosa operosità quotidiana con tutti i segni della fatica nella rugosità della pelle ripagata però dalla plasticità polposa dei frutti.

Sulla terza parete, vi sono sei moduli come finestre disposte per tre su due registri. Qui la Pagnotta lascia seguirsi tra frammentazioni di parti di corpo che appiano attraverso una tridimensionalità artigiana, l’impronta trapassa i vari livelli scavando stratigraficamente verso un dentro “comune”. A seguire l’oggetto opera, soggiunge Palumbo con le sue ironie assemblate d’oggetti, qui lo spettatore si diverte tra traslazioni di cavalli in borsa e un feticcio-spiritello piumato che spensierato attraversa su un tronco, come in una favola, un bosco.  A chiudere il percorso è un’iperipressionistica bomboletta Vigor di Sivlestre che impone un prodotto come icona che svela la nuova ventura della street art come intenzionalità primordiale della generazione a venire.  Sembra, in conclusione, che ci siano tutte le premesse per l’Opificio Arti Performative di iniziare un cammino di confronto diretto con le realtà emergenti del territorio nazionale, attendiamo nuove peregrinazioni. Lo stand sarà visitabile ancora fino a domenica 31 gennaio, Setup Art Fair 2016, Autostazione di Bologna, Via G, B, Gandino.

Autore: Giovanni Cardone

Saggista, storico dell’arte e critico d’arte, docente di Storia dell’Arte Moderna e Contemporanea presso istituzioni universitarie e di alta formazione.

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