Omaggio a Budd Thompson, pioniere della danza Rai
Un documentario inedito celebra il primo ballerino della tv italiana, Budd Thompson, nel giorno del suo 99esimo compleanno a Roma.
Martedì 29 aprile, in occasione della Giornata internazionale della danza, Roma si prepara a celebrare un’icona del panorama televisivo italiano: Budd Thompson, il primo ballerino scritturato dalla RAI. L’Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi (ICBSA) ospiterà, a partire dalle ore 12.30, la presentazione del documentario a lui dedicato, un’opera che ripercorre la straordinaria carriera di un artista che ha segnato la nascita del varietà in Italia. Questo evento speciale coincide con il novantanovesimo compleanno di Thompson, rendendo l’omaggio ancora più significativo e toccante.
Il documentario, intitolato semplicemente “Budd Thompson, primo ballerino della RAI”, è frutto della passione e della ricerca di Maria Grazia Sarandrea, autrice e regista del progetto, con la produzione dello stesso ICBSA. L’idea del film nasce dall’incontro tra la Sarandrea e Budd Thompson avvenuto a Malmö, in Svezia, nel novembre del 2024. In quell’occasione, Thompson ha condiviso con la regista i ricordi vividi e suggestivi della sua eclettica carriera, spaziando dai fasti dei musical di Broadway agli anni d’oro degli spettacoli di rivista italiani.
Budd Thompson: una vita dedicata alla danza e allo spettacolo
La storia di Budd Thompson è un vero e proprio viaggio attraverso il mondo dello spettacolo del Novecento. Nato a Buffalo, New York, il 29 aprile 1926, Thompson intraprende lo studio della danza classica all’età di vent’anni, dimostrando un talento innato che lo porta rapidamente a calcare i palcoscenici di Broadway. Proprio nella mecca del musical americano avviene un incontro cruciale per la sua vita artistica: quello con il celebre coreografo Paul Steffen. Questa collaborazione segnerà profondamente il suo percorso professionale, aprendogli le porte dei più prestigiosi teatri sia in America che in Europa.
Negli anni ’50, l’Italia diventa la sua nuova casa. Qui, Budd Thompson continua a lavorare al fianco di Paul Steffen negli spettacoli di rivista, un genere allora popolarissimo, collaborando con figure del calibro di Wanda Osiris e Carlo Dapporto. La sua creatività e la sua visione innovativa non si limitano alla danza: a lui si deve infatti l’ispirazione per la prima commedia musicale italiana firmata dalla celebre coppia Garinei e Giovannini, quel “Giove in doppiopetto” che debuttò nel 1956 e che rappresentò una vera e propria svolta nel panorama dell’intrattenimento nazionale.
Ma è con l’avvento della televisione italiana che il nome di Budd Thompson si lega indissolubilmente alla storia dello spettacolo del nostro Paese. Viene scritturato come primo ballerino della RAI fin dal 1953, diventando un volto familiare per i telespettatori italiani. La sua eleganza, la sua tecnica impeccabile e la sua presenza scenica magnetica lo rendono protagonista dei primi programmi di successo della televisione di Stato, tra cui spiccano titoli come “Casa Cugat” (1953), “Un, due, tre” (1954) al fianco di Raimondo Vianello e Ugo Tognazzi, “Music Hall” (1955-1956) e l’indimenticabile “Canzonissima” (1960).
La sua carriera lo porta successivamente a Parigi e poi a Copenaghen, dove decide di condividere la sua passione e la sua esperienza aprendo una scuola di danza. Con la sua compagnia, i “Budd Thompson Dancers“, porta i suoi spettacoli anche in Giappone, testimoniando una versatilità artistica e un’apertura culturale che lo hanno sempre contraddistinto. Attualmente, Budd Thompson risiede a Malmö, in Svezia, mantenendo vivo il ricordo di una carriera straordinaria.
Il documentario: un viaggio nella memoria della televisione e della danza
Il documentario “Budd Thompson, primo ballerino della RAI” si preannuncia come un prezioso documento storico e artistico. Attraverso le parole dello stesso Budd Thompson, raccolte durante la sua intervista in Svezia, il pubblico potrà rivivere l’atmosfera effervescente dei primi anni della televisione italiana e l’energia contagiosa degli spettacoli di rivista. Il racconto di Thompson è arricchito da contenuti multimediali di grande valore, tra cui spiccano immagini inedite provenienti dal suo archivio fotografico personale e da quello di Paul Steffen, il coreografo americano che ha giocato un ruolo fondamentale nella sua formazione e nella sua carriera.
Un ulteriore elemento di pregio del documentario è rappresentato dal lavoro di Marco Schiavoni, che non solo ha curato il montaggio del film, ma ne ha anche realizzato la colonna sonora originale. Schiavoni, compositore di grande esperienza che vanta collaborazioni con importanti enti lirici come il Teatro alla Scala e l’Arena di Verona, ha saputo creare un tessuto sonoro evocativo che accompagna le immagini e le testimonianze, amplificandone l’emozione e il significato.
La visione del documentario sarà preceduta da una breve introduzione a cura dell’autrice, Maria Grazia Sarandrea, che illustrerà il processo creativo e la genesi del progetto. Al suo fianco ci sarà anche Pancho Garrison, che ha collaborato attivamente alla produzione del film. Garrison, anch’egli con un passato da danzatore nella compagnia di Paul Steffen e con una solida carriera come coreografo e artista visivo, apporterà il suo prezioso contributo alla presentazione.
La scelta di presentare questo documentario proprio nella Giornata internazionale della danza e nel giorno del novantanovesimo compleanno di Budd Thompson non è casuale. Vuole essere un omaggio sentito e un ringraziamento sincero a un artista che ha contribuito in maniera significativa alla storia dello spettacolo italiano, lasciando un segno indelebile nel mondo della danza e della televisione. L’appuntamento di martedì 29 aprile all’Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi di Roma rappresenta un’occasione imperdibile per riscoprire la memoria culturale del nostro Paese attraverso il racconto di uno dei suoi protagonisti più affascinanti.
Le figure di Maria Grazia Sarandrea e Pancho Garrison, che hanno reso possibile questo importante progetto, testimoniano un legame profondo con l’eredità di Paul Steffen e con la passione per la danza in tutte le sue forme. La Sarandrea, con la sua ricerca sull’antropologia della danza e la creazione di innovative forme di espressione corporea come il Nataraja Yoga e la Tribal, e Garrison, con la sua attività di insegnamento del metodo Steffen e la sua creatività come scultore, rappresentano un ponte ideale tra il passato glorioso della danza italiana e le sue evoluzioni contemporanee. Il documentario su Budd Thompson si inserisce in questo contesto di valorizzazione della memoria e di trasmissione della passione per l’arte del movimento.
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