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Gabriella Pession, racconto il dolore senza inganni

A tu per tu con Gabriella Pession

Gabriella Pession ha raccontato il dolore di una donna nella fiction di successo La Porta Rossa. Lo ha fatto fino a ieri sera su Rai 2. Lo ha fatto dando alla sua Anna la verità della sofferenza. Gabriella Pession

Quella sofferenza che in TV spesso non viene mostrata come si deve. L’attrice ha osato, ha prestato al suo personaggio il viso poco truccato, il corpo devastato dal dramma, i sentimenti sospesi e ha rappresentato così una donna che affronta brutalmente la perdita di una persona amata senza filtri e senza inganni. Ed è stato un successo televisivo, ma anche umano.

La Gazzetta dello Spettacolo ha incontrato un’attrice determinata: Gabriella Pession.

Benvenuta su La Gazzetta dello Spettacolo, Gabriella Pession. La porta rossa è giunta al termine. Tirando le somme, c’è un regalo che la tua Anna ti ha fatto? 

Grazie ad Anna mi sono re-innamorata del mio mestiere. Questo ruolo mi ha riportata agli inizi della mia carriera, all’entusiasmo quasi fanciullesco di lavorare. Anna mi ha regalato l’entusiasmo che avevo quando ho iniziato a recitare, mi ha regalato la voglia di svegliarmi per andare sul set all’alba e quando tornavo a casa la sera, di aspettare che suonasse la sveglia per tornare presto a fare il mio lavoro e questa era una cosa che avevo un po’ perso negli anni a causa dei ritmi serrati e meccanici del mio lavoro.

E c’è un regalo che tu hai fatto al tuo personaggio?

Non ho costruito nulla di artificioso intorno a questo personaggio, credo che sia questo il regalo che ho fatto al mio personaggio. Ho voluto incontrare Anna in una maniera molto silenziosa e intima, non preoccupandomi dell’esteriorità. Ho voluto darle una dimensione di silenzio e raccoglimento, le ho regalato un canale dal quale far scorrere ogni emozione senza alcun tipo di rigidità. Ho proprio voluto dare ad Anna la verità, rendendola nuda in ogni sua espressione emotiva.

Gabriella Pession in La porta rossa

Ti sei ispirata a qualcuno per interpretare Anna?

No, io parto sempre dai personaggi in una maniera molto istintiva e viscerale. Indubbiamente, il fatto di portare in TV il dramma di un lutto e di una perdita era un tema, per me, molto vicino avendo perso da poco mio padre. Era un tema sconvolgente in quel momento della mia vita, come lo è tutt’ora, e poter andare attraverso questa vicenda insieme al mio personaggio man mano, è stato un percorso molto vero, intimo e forte.

Quali sono gli elementi di successo de La porta rossa?

Credo che la scrittura sia stata fondamentale per il successo de La porta rossa. La squadra di sceneggiatori ha scritto qualcosa di eccezionale per la televisione con dei temi importanti, universali e innovativi e degli spunti di riflessione quasi filosofica. Parte tutto dal successo della scrittura per poi arrivare alla regia estremamente vitale, straziante, piena di energia. E poi credo che sia stata importante la sensibilità degli attori. Siamo riusciti a mettere insieme una squadra di persone che lavorano in maniera affine, capendo ciò che stavamo facendo, facendolo al massimo e senza pudore.

Lino Guanciale ha affermato che il successo del suo personaggio lo deve soprattutto a te, che hai preso la sua mano e l’hai aiutato durante le riprese. Tu cosa pensi invece di lui e in che modo Lino ti ha aiutato nel rapportarti al tuo personaggio?

Non credo che gli attori siano eccezionali da soli, credo che gli attori diventino eccezionali quando lavorano insieme, ascoltandosi e completandosi. Io e Lino abbiamo lavorato tenendoci molto per mano, abbiamo costruito insieme questa vicenda, non pensando soltanto ad Anna e Cagliostro. Abbiamo pensato l’una all’altro costruendo le scene in una maniera molto generosa. Questo darsi l’una all’altro artisticamente è l’unico modo in cui veramente nasce qualcosa che ha realmente un senso e che porta delle emozioni autentiche ai telespettatori. Abbiamo voluto dare vita a questi due personaggi in maniera ingenua, vera e reale, lavorando insieme e non individualmente.

Credo che il dolore di Anna sia diventato il dolore del telespettatore. Era questo che volevi far emergere dalla tua interpretazione?

Questo era proprio quello che volevo. Attraverso Anna, volevo che il telespettatore potesse non sentirsi solo a soffrire. Spesso, si tratta il tema della morte e del dolore in maniera sempre finta, come se fosse un tabù che non deve essere affrontato. In questa serie siamo entrati nel dolore, affrontando la domanda: Come reagisce una persona quando perde il proprio compagno e resta da sola ad affrontare il dolore?

Quale pensi sia il messaggio che resterà ai telespettatori che hanno visto questa serie?

Il messaggio forte è che noi possiamo fare delle serie TV e una televisione alla pari con le grandi tv europee e mondiali. Noi italiani non abbiamo nulla di meno. Abbiamo degli sceneggiatori eccezionali, degli attori bravissimi, dei registi validi, dei montatori e musicisti strepitosi. La Porta rossa è un prodotto dove sono state messe insieme delle persone che lavorano per amore del proprio mestiere in maniera vera. Credo che il messaggio sia quello di incitare e osare. Il pubblico vuole cose nuove, vuole guardare il dolore e la morte rappresentati in maniera estrema, reale.

Gabriella, vorrei che tu ti descriva ai nostri lettori…

Sono una persona entusiasta, melanconica, irrequieta, pessimista, volenterosa e solare!

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