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Harry Styles, omonimo solista dei One Direction

Il primo album solista di Harry Styles

E’ disponibile in tutto il mondo Harry Styles, il primo omonimo album solista del leader dei One Direction. Dieci tracce, appena quarantuno minuti che però bastano per farci capire quello di cui questo ragazzo è capace.

Harry Styles cover album da profilo Twitter
Harry Styles cover album dal suo profilo ufficiale di Twitter

Immaginando sia difficile che ci sia qualcuno che non lo abbia mai sentito nominare, proverò comunque a fare un breve riassunto delle puntate precedenti: Harry è uno dei componenti degli One Direction, la band anglo-irlandese formatasi a X-Factor nel 2010 e che ha deciso di prendersi una pausa e dedicarsi a progetti solisti. Harry è indubbiamente il preferito di tutti, dai fans, dai media, ed è per questo che gli occhi del mondo sono puntati su di lui nell’ultimo periodo, e non solo per la musica.

Ma andiamo con ordine.

Harry Styles ha la capacità di catapultarci in epoche mai vissute, anche dallo stesso cantante, considerando i suoi ventitré anni, le sonorità anni ’70 ed i riferimenti marcati a ciò che David Bowie o Elton John furono in grado di produrre in quel periodo sono ben visibili. Non ci sorprende affatto, quindi, che il ragazzo si presenti sul palco con completi colorati a zampa d’elefante.

Registrato tra Londra, Los Angeles e Jamaica, Harry Styles è esattamente ciò che il suo autore vuole farci capire con questo titolo: è parte di lui, un pezzo della sua anima, della sua storia.

Meet me in the hallway, la canzone che apre l’album, sembra una specie di introduzione mistica ad un mondo fantastico, come se fossi all’ingresso del paese delle meraviglie e quella fosse la colonna quando apri la porta.

Sign of the Times è il primo singolo estratto, presentato qualche settimana fa in anteprima al Saturday Night Live in America e di cui è uscito il video ufficiale appena due giorni fa.
La canzone è dedicata a Matt Irwin, fotografo e amico di Harry, scomparso lo scorso anno. Il testo parla, infatti, di separazione, della speranza di rivedersi in qualche modo, senza intristirsi in caso non dovesse accadere. Credo sia uno dei video più accurati che abbia mai visto.

Harry ha detto più volte che l’album non è dedicato a nessuno in particolare, ma il tema comune è un rapporto in crisi, la tristezza che si prova nel non sapere come recuperarlo, e quindi non penso ci sia bisogno di dire altro.

Lo notiamo in Two Ghosts, l’unica canzone dell’album datata 2014, e sono certa che ai fans più attenti non sia necessario che mi soffermi molto a dire che questo ragazzo ha tanto da raccontare ed è bello che usi la musica per farlo. Soprattutto perché non capita spesso che si esprima così apertamente.

Sweet Creature e From the dining table sembrano, infatti, la seconda e terza parte del discorso iniziato in Two Ghosts, un discorso che speriamo venga compreso da chi di dovere.

Sonorità forti, inaspettate, le troviamo in Woman, Only Angel (che riesce ad ingannare tutti con quella introduzione quasi angelica, appunto, per poi sfociare in puro rock) e nella strana Kiwi, che non parla di frutta, o per lo meno non come la intendiamo noi.

Harry Styles è una storia, Harry Styles ce l’ha voluta raccontare, e noi abbiamo la possibilità di accedervi in formato digitale, fisico, con tanto di book fotografico o, per i collezionisti, persino in vinile. (Più anni ’70 di così!)

Harry sarà in tour mondiale a partire da ottobre, toccando anche l’Italia il dieci novembre, all’Alcatraz di Milano.

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