Il mondo di Peter Gabriel in un libro

Un libro che parla di Peter Gabriel

Il mondo di Peter Gabriel dall’infanzia, alle prime esperienze artistiche fino al grande successo commerciale è tutto in un libro, Not One of Us (Edizioni Segno). L’autore di questo approfondito volume sul mitico cantante dei Genesis, da tempo affermato solista, è Mario Giammetti, apprezzato giornalista italiano nonché cantante e chitarrista della band Algebra.
Peter Gabriel, Mario Giammetti e Steve Hackett
Collaboratore di molte tra le più note riviste di pop, rock e rock progressive, Giammetti è noto per aver scritto svariati volumi sui Genesis, tra cui la serie Genesis files dedicata ad ognuno di loro (Peter Gabriel, Phil Collins, Anthony Phillips, Steve Hackett, Mike Rutherford, Tony Banks, Ray Wilson) e per aver fondato nel 1991 la rivista Dusk, che tuttora dirige, dedicata al gruppo pioniere del rock progressive.

Mario, quando hai cominciato a lavorare a questo libro?

Ho iniziato a lavorarci a metà del 2014, subito dopo aver pubblicato Gypsy, il volume dedicato a Ray Wilson che era il sesto episodio della collana ‘Genesis Files’, un’iniziativa unica al mondo che insieme a quello dedicato a Gabriel, completa un’opera mastodontica in 7 volumi per un totale di oltre 2.400 pagine (senza contare i 14 inserti di fotografie a colori da 8 pagine cadauno). Non mi pare che sia mai stato realizzato niente di simile nel mondo, e non mi riferisco solo alla band inglese della quale stiamo parlando ma a chiunque altro, a parte alcune monografie dedicate ai membri di gruppi ben più famosi dei Genesis, come Beatles, Rolling Stones e Led Zeppelin e comunque non in Italia.

Come ti è venuto in mente il titolo, Not One Of Us e perché lo hai scelto?

Quando 11 anni fa ho inaugurato questa collana con il libro su Phil Collins, in maniera non intenzionale è nato con un sottotitolo in lingua inglese che era The Singing Drummer. Successivamente, ho cercato anche per tutti gli altri protagonisti un titolo ispirato alla loro discografia che fosse tratto da un album o da una canzone e che li rispecchiasse. Il titolo Not One Of Us, canzone tratta dal terzo album di Gabriel, lo trovo perfettamente calzante per inquadrare un personaggio fuori dagli schemi come lui: brillante, poliedrico, creativo, ma allo stesso tempo anche in qualche modo inafferrabile, impalpabile, evanescente. Non uno di noi comuni mortali, insomma.

Dacci per favore una “descrizione” del libro, quali sono gli aspetti che tratta più approfonditamente, quanto spazio hai dato ad esempio, alla vita privata di Peter Gabriel?

Piaccia o meno, la vita privata interferisce sempre nell’arte. Quello che cambia è semmai la percezione all’esterno quando, come nel caso in questione, si tratta di un personaggio pubblico piuttosto famoso. Gabriel, poi, ha avuto tre storie d’amore importantissime, che hanno fatalmente delineato i tratti di parte della sua produzione, a cominciare dal matrimonio con la prima moglie Jill, per varie ragioni tormentato è che ha spinto Peter Gabriel e sua moglie ha impegnarsi a fondo per non faro naufragare, incluse molte sedute di psicoterapia individuale, di coppia e di gruppo. Poi la relazione con l’attrice Rosanna Arquette, durata tra alti e bassi per cinque anni.

Infine, il secondo matrimonio con Meabh Flynn, che ha dato a Gabriel due maschietti, che si aggiungono alle due figlie avute da Jill. Nel libro tutto questo viene raccontato senza morbosità, indulgendo semmai nell’analisi di alcuni testi (con la fondamentale collaborazione di Giovanni De Liso) che scavano a fondo nelle emozioni generate da queste relazioni, ma anche di altri tipi di amore. Come quello con l’anziano genitore (poi deceduto a 100 anni) e con la seconda figlia Melanie, che ai tempi del divorzio non riusciva ad avere un vero rapporto con suo padre ma che successivamente è diventata una sua corista.

Spazio quasi nullo, invece, riservato al gossip, anche se la foto di Claudia Schiffer in topless su uno yacht accanto a Peter nel 1993 può far pensare il contrario. Per il resto, ma direi soprattutto, il libro analizza tutta la carriera solista di Gabriel (ai Genesis è riservata solo una breve parentesi, vista l’abbondanza di letteratura già esistente in materia) e non solo raccontando anche le incredibili iniziative nelle quali l’artista si è ritrovato via via coinvolto: lo ricordiamo come attivista dei diritti umani, innovatore tecnologico, ambientalista convinto e tante altre cose che lo rendono, in effetti, una personalità assolutamente singolare.

Qual è il tuo disco preferito di Peter Gabriel?

Mi riesce difficile scegliere tra il terzo e il quarto, due album a parer mio fondamentali per l’intera storia del rock. A parte quelli, apprezzo molto la colonna sonora di Passion.

Quante volte ti è capitato di incontrarlo e che impressione ti ha fatto?

Purtroppo Gabriel, unica eccezione tra i membri dei Genesis, non mi ha mai concesso un’intervista faccia a faccia. L’ho incontrato ad alcune conferenze stampa (una era un round table per un numero molto limitato di giornalisti) e in una circostanza privata. Per quel pochissimo che posso dire, vista la tipologia dei nostri incontri, mi sembra sia un uomo estremamente timido, addirittura impacciato (cosa paradossale se si pensa alla sua straordinaria vitalità e al carisma sul palco) e giustamente riservato. Sono certo che è un’ottima persona oltre che una mente illuminata, ma onestamente non ho gli elementi per testimoniarlo personalmente.

Da esperto “biografo” dei Genesis, quale pensi sia il libro che hai scritto che qualsiasi fan del gruppo dovrebbe acquistare?

Sui Genesis, direi Musical Box – le canzoni dei Genesis dalla A alla Z (Arcana 2010), il più completo. Per i fans della prima fase della band, quella con Gabriel per l’appunto, allora direi senz’altro Gli anni prog (Giunti 2013), un lavoro unico al mondo perché costituito in prevalenza dai commenti di tutti i membri dei Genesis (intervistati da me personalmente o dal giornalista inglese Mike Kaufmann, che ha concesso le sue parti in esclusiva), molti dei quali provenienti da riascolti dei dischi del gruppo spalla a spalla.

Parliamo di Dusk la tua storica pubblicazione dedicata ai Genesis. Com’è cambiato il tuo modo di realizzarla con il tempo?

Quando ho iniziato, nel lontano 1991, internet non esisteva (perlomeno non che io ne fossi a conoscenza), le notizie si cercavano setacciando i giornali stranieri, i contatti si avevano per lettera, al massimo via fax. È evidente che la rivoluzione tecnologica ha cambiato tutta una serie di cose, anche se, secondo me, le interviste migliori sono sempre quelle faccia a faccia o, al massimo, per telefono. Quello che non è cambiato sono la passione e il rigore che ci mettiamo sia io che i nostri fantastici collaboratori. Non si resiste per un quarto di secolo senza basi molto solide.

Stai già lavorando a qualche altra biografia musicale?

Credo che sia il momento di chiudere definitivamente il cerchio sui Genesis. Gli anni prog si ferma al 1975. È mio desiderio realizzare anche il seguito di quella storia e sto cominciando a raccogliere le idee.

Quali sono i tuoi futuri progetti professionali?

Collaboro stabilmente con Classic Rock, la rivista musicale più venduta d’Italia e ho appena iniziato a fare qualcosa anche per Vinile, testata dello stesso gruppo editoriale ma con un bacino di interessi musicali a 360 gradi. Scrivo inoltre su Classix. A parte questo, desidero portare avanti Dusk ancora il più a lungo possibile. Proprio come la serie ‘Genesis Files’ di cui parlavamo in apertura, anche Dusk è un’impresa senza eguali al mondo.

Per una bizzarra coincidenza, tra l’altro, Dusk ha festeggiato i suoi 25 anni a metà marzo (con una bella festa a Adria, nella località veneta dove i Genesis hanno tenuto il loro primo concerto italiano in assoluto) e, appena una settimana dopo, è uscito il settimo ed ultimo volume della serie ‘Genesis Files’. Proseguire è dunque per me un imperativo, ancor prima che ovviamente un piacere.

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