Freddy Hotel, il film di Max Amato

Il film indipendente Freddy hotel, è stato presentato presso il cineclub romano FilmStudio. Il film, scritto e diretto da Massimiliano (Max) Amato e interpretato da Nicola Garofalo, Maria Cristina Blu, Giulia Morgani, Delphine Sartiaux, Zakia Allel e Alberto Tordi è stato girato tra Italia, Francia e Romania.

Freddy Hotel

Roma giorni nostri. Il Paese è in piena crisi finanziaria, la minaccia della bancarotta è in parte superata, ma il Paese è ancora in ginocchio. Freddy Angi uno scrittore di 43 anni, sta vivendo la sua crisi, sia finanziaria che personale. Indebitato e in difficoltà sta scivolando in una dolce dissoluzione, ma anche nel baratro dell’alcolismo. Una solitudine esistenziale, un male di vivere, perché in realtà Freddy ha molti legami e affetti, non solo quelli familiari di moglie e figli, ma anche quelli di amici e conoscenti. Attorno a lui una fauna di personaggi ricca di figure femminili. Senza fissa dimora, Freddy inciampa in strane relazioni amorose, compresa quella con la moglie Anna. Una relazione complessa ma profonda. I due s’incontrano di tanto in tanto come amanti negli alloggi provvisori di Freddy, ma non vivono più insieme da mesi.

Benché separati a tutti gli effetti, il loro legame sembra per certi versi più concreto ed intimo di una convivenza tradizionale. Anna è una donna razionale, molto efficiente nel lavoro e attenta al concreto. Freddy è invece un disadattato, lucido sulle questioni del vivere, ma in parte emarginato e inadempiente. Al culmine della sopportazione, non riuscendo a trovare una collocazione, Freddy pianifica un viaggio, una fuga verso altrove, con l’auspicio di trovare nuove circostanze e presupposti. Un’utopia, un gesto inutile, ma necessario come qualsiasi utopia. Lo spostamento, il movimento verso questo altrove, sono una necessità reale per Freddy. Una maniera per rimettere in gioco se stesso, la sua vita e anche i suoi affetti. Freddy risolve alcune questioni pratiche e si prepara ad abbandonare il suo mondo di amicizie e affetti. Un viaggio breve, in aereo, lo catapulta a Bucarest. Il motivo per cui Freddy decide di andare in Romania non è del tutto chiaro.

Bucarest giorni nostri: in questa città la crisi economica è qualcosa di diverso, almeno rispetto a quella percepita a Roma. Sebbene la Romania sia in forte crescita e non ne l’occhio del ciclone, la povertà è partedella sua storia. Proprio nel momento in cui Freddy trova una sistemazione a Bucarest, il solito hotel, il suo agente lo chiama e gli comunica di aver trovato un editore francese interessato a pubblicare il suo romanzo. Una bella notizia solo sul fronte economico, perché a Freddy di quel romanzo scritto sotto pseudonimo e su commissione, non importa molto, sta evidentemente lavorando ad altro. Parigi giorni nostri: l’atmosfera è meno pesante di quella italiana e meno rarefatta di quella romena. Sì respira un po’ di normalità, anche se potrebbe trattarsi di mera apparenza. Freddy e altri personaggi del film si sfiorano senza mai incontrarsi in questa grande metropoli. Ognuno per risolvere qualcosa di importante, qualcosa che parte da lontano.

Freddy incontra l’editore Bertrand Guérin e firma il contratto per la pubblicazione del suo romanzo. Elena, la giovane amante di Freddy, incontra il suo padre naturale, che scopriremo essere l’editore francese di Freddy. Halima, una misteriosa emigrante sbarcata sulle coste italiane come tanti clandestini, raggiungerà i suoi scopi denunciando a sorpresa la sua condizione di donna che non vuole portare il velo. Lasciata Parigi Freddy ritorna a Bucarest. Durante l’ennesima nottata insonne, intossicato da alcool e tabacco, Freddy perde i sensi e cade a terra. Per qualche giorno nessuno sa dove sia Freddy. Mentre a Roma e a Parigi si risolvono le vite degli altri personaggi, i medici del pronto soccorso di Bucarest informano Freddy delle sue condizioni di salute. Lo invitano a cambiare stile di vita e a curarsi. Le cattive abitudini e il mal di vivere di Freddy si trasformano in una vera patologia. Tuttavia, le parole ed il comportamento di Freddy fanno intuire anche altro, che in fondo in fondo la vita stessa è una malattia mortale. Dimesso dall’ospedale Freddy gira per la città e si sofferma di fronte ad un monumento, una statua molto alta raffigurante un angelo. Prende appunti e continua nel suo lavoro come se nulla fosse accaduto, quasi una metafora dell’uomo moderno, impossibilitato a fermarsi. La sera è di nuovo nella stanza del suo hotel di Bucarest, si guarda allo specchio con aria severa, butta via le sigarette e gli alcolici in suo possesso, le cause oggettive dei suoi malesseri fisici e non. Si sdraia sul letto e chiude gli occhi. Inizia così l’epilogo…

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