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Focus sul Tax Credit

Parliamo di Tax Credit tra polemiche e aspetti positivi

La puntata di “Report” andata in onda lunedì  17 Aprile ha affrontato il tema del cinema e del tax credit. Negli ultimi anni l’industria cinematografica ha usufruito di un miliardo e duecento milioni di euro. La principale forma di sostegno che si garantisce al cinema è il “tax credit”; ci sono stati oltre cento milioni di sconti fiscali a privati che hanno investito nel cinema. Il finanziatore recupera il 40% della somma finanziata sotto forma di sgravi fiscali. In questi anni, ad usufruirne sono state principalmente le banche e le assicurazioni. Secondo alcuni degli intervistati, si potrebbe “parlare” di truffa ai danni dello Stato da parte di alcune società intermediarie che si accordavano o costringevano i produttori a restituire gran parte delle cifre versate una volta ottenuto lo sgravo fiscale dallo Stato.

Dopo diverse settimane, sulla rete ancora sono molti i commenti contro la “legge sul tax credit”, convinti che sia stata fatta esclusivamente per gli “evasori” e per “distruggere il cinema italiano”. Forse la poca chiarezza dei servizi trasmessi, o il poco tempo messo a disposizione per un servizio che in 20 minuti non è riuscito a chiarire bene i pro e i contro di questa legge e i benefici che ha portato al “cinema italiano”. Crediamo sia necessario fornire prima di tutto i dati complessivi in merito agli effetti.

Per cercare di fare chiarezza abbiamo fatto una chiacchierata con uno degli “intervistati” di Report: il professor Mario La Torre. Professore di Economia degli Intermediari Finanziari. E’ lui l’estensore della legge sul tax credit del 2009 insieme a Gian Marco Committeri; in un suo recente articolo, pubblicato su Good in Finance (www.goodinfinance.com), subito dopo la puntata di Report, il Prof. La Torre ha spiegato che: “ l’introduzione di un credito fiscale per i produttori cinematografici e per gli investitori non appartenenti al settore, intenzionati ad investire in prodotti filmici, ha voluto segnare il primo passo verso una forma moderna di un sostegno pubblico, orientata a favorire l’accesso delle imprese cinematografiche al mercato dei capitali privati”.

Professor La Torre in questi 7 anni quali sono state le evoluzioni della legge sul Tax Credit?

Il sistema italiano di incentivi fiscali nasce già come uno schema avanzato; questo dato è spiegato sia dalla lungimiranza del legislatore, sia dalla circostanza che la legge italiana sul tax credit giunge per ultima e, paradossalmente, può trarre vantaggio dalle esperienze degli altri Paesi UE. Non è un caso, quindi, che, unico in Europa, l’Italia proponga incentivi non solo alla produzione, ma anche alla distribuzione, all’esercizio ed agli investitori esterni. Una serie di misure, dunque, che si distende lungo tutta la filiera di creazione del valore dell’industria. Per tale ragione, dopo i primi anni di osservazione, anche alla luce delle risposte del mercato, i cambiamenti intervenuti sono accorgimenti volti a migliorare, piuttosto che a stravolgere, lo schema di base. In questo quadro, è importante ricordare la recente estensione dei benefici fiscali, inizialmente dedicati alle sole produzioni cinematografiche, alle produzioni televisive; mi piace ricordare, inoltre, che l’Italia ha esteso il beneficio anche alle opere web native: insieme alla Francia, è l’unico Paese europeo ad aver introdotto un sostegno fiscale alle nuove forme di sperimentazione che tanto stimolano i giovani autori e che sono seguitissime da un folto pubblico di teen agers.

La legge Franceschini, recentemente approvata, pone le basi per una serie di variazioni sul tema, suggerite dall’esperienza di questi otto anni. In particolare, viene introdotta una revisione delle aliquote del tax credit, ispirata ad un riequilibrio tra le diverse misure, che consente al produttore di ottimizzare l’utilizzo del credito d’imposta in base alle diverse opzioni di copertura del budget, e di porsi al tavolo negoziale con l’investitore esterno con maggiore forza contrattuale. Importante anche la previsione di cedibilità del credito d’imposta e la possibilità di ricorrere a strutture tipiche dei fondi di investimento per beneficiare del credito d’imposta su portafogli di prodotti audiovisivi.

Quali i benefici evidenti sul cinema italiano?

In otto anni di operatività il credito d’imposta per il cinema ha dato risposte importanti, nella maggior parte dei casi positive. In primo luogo, il beneficio fiscale ha consentito ai produttori nazionali di compensare la costante diminuzione dei contributi selettivi erogati a valere sul Fondo Unico dello Spettacolo; non dobbiamo dimenticare, infatti, che il credito d’imposta è un contributo automatico che non è soggetto a valutazioni soggettive di alcuna Commissione ministeriale: dal 2010, più di 900 produzioni hanno avuto accesso al credito d’imposta: di fronte a questo dato sfido chiunque a scagliare una prima pietra contro il legislatore. In secondo luogo, la misura dedicata agli investitori esterni ha stimolato uno storico cambio di passo dell’industria da una dimensione artigianale, ed assistita, ad una dimensione industriale aperta ai mercati ed alla finanza privata. La possibilità che si siano verificati alcuni circoscritti utilizzi scorretti, o fraudolenti, del tax credit non deve oscurare questo dato, come pure il lavoro onesto di moltissime produzioni e l’interesse che gli investitori esterni hanno dedicato all’incentivo, anche in anni di profonda crisi economica.

Inoltre, la leva fiscale è stata la chiave per l’attrazione di investimenti esteri; grazie al credito d’imposta per i film stranieri, numerose produzioni americane ed europee hanno scelto di girare i loro film in Italia, generando spesa sul territorio, creando occupazione e valorizzando il nostro Paese e la nostra cultura: si pensi semplicemente a film come Ben Hur, Bond, Zoolander 2 ed ai loro budget, che mai sarebbero stati spesi in Italia senza tax credit: questa è un’altra certezza.

Report ha dichiarato che negli ultimi anni il cinema italiano è stato molto sovvenzionato dalle banche e dagli enti privati, ma, non sono andati nello specifico dichiarando anche la crescita del cinema italiano negli ultimi anni e di quanto le produzioni stranieri stanno investendo in Italia. Professore può chiarirci questo punto?

Sostenere che il credito d’imposta sia stato un aiuto alle banche vuol dire leggere al contrario la realtà dei fatti: occorre, piuttosto, ritenersi soddisfatti che il sistema bancario abbia accettato la sfida di investire in un settore meno canonico di quelli tradizionali, ad alto valore comunicazionale e culturale, fortemente decorrelato dagli altri investimenti più classici, ma anche meno conosciuto e sperimentato. Gli incentivi fiscali sono spesso utilizzati per stimolare lo sviluppo di nuovi mercati. Le forme di partenariato pubblico-privato sono, ormai ovunque, una strategia condivisa per stimolare la crescita senza gravare eccessivamente sul bilancio pubblico. Il credito d’imposta agli investitori esterni è spiegato da questa ratio e va sostenuto con coraggio e lungimiranza, certamente accompagnato da maggiori e stringenti controlli.

Per quanto riguarda la capacità del tax credit per i film stranieri di attirare investimenti, dal 2010 ad oggi, 27 produzioni estere hanno deciso di girare i loro film in Italia solo per via del beneficio fiscale previsto; lo Stato ha sostenuto queste produzioni con circa 77 milioni di euro di credito d’imposta ma, a fronte di questo beneficio, le produzioni straniere hanno speso in Italia, approssimativamente, 300 milioni di euro. Non è difficile immaginare l’indotto diretto ed indiretto che ne può derivare.

Nell’inchiesta andata in onda su Report si è parlato molto dei “furbetti” che utilizzano il “tax credit” in modo definiamolo “scorretto”, lei pensa che in qualche modo sarà possibile in futuro aumentare i controlli?

La chiave per migliorare il credito d’imposta passa, sicuramente, anche da un sistema di controlli più capillare. Il quadro disegnato dalla Legge Franceschini ha certamente posto le condizioni per facilitare tali controlli e per restringere le possibilità di utilizzo scorretto del credito d’imposta.

Credo, peraltro, che i cambi generazionali e culturali possano aiutare il processo di affrancamento dell’industria da un meccanismo di assistenzialismo combinato ad un sistema di “accordi ombra” ispirati a dinamiche relazionali degradate e sponsorizzate da consulenti improvvisati o ispirati a modelli del “prendi i soldi e scappa”.

Nuove generazioni di professionisti che affianchino le produzioni audiovisive e nuove generazioni di produttori che conoscano il ciclo di vita del prodotto culturale, ma anche le dinamiche dei mercati e degli intermediari finanziari: è questa la soluzione di medio periodo cui i policy maker dovranno puntare. Nessun controllo potrà mai sostituire l’etica professionale, la competenza, l’educazione finanziaria. Ma questo, ahimè, non vale solo per il tax credit.

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